FLOW
da domenica 11 a venerdì 16 gennaio 2026
FLOW
regia di GInt Zilbalodis

Emilia Perez
da domenica 18 a venerdì 23 gennaio 2026
EMILIA PEREZ
regia di Jacques Audiard

Sotto le foglie
da domenica 6 a venerdì 12 dicembre 2025
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SOTTO LE FOGLIE
regia di Francois Ozon

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Giulio Martini mercoledì pomeriggio |
Ingegnosa ed astuta narrazione per porre al pubblico il dilemma: si può fare il Bene facendo del male ? La questione etica - fin dalla sequenza sulla prostitute Maddalena - si intreccia con un sottotetto, sottile ma congruo, sulla moralità sessuale, considerata sia dal punto vista etero sia dal punto di vista delle omosessualità da parte del gay Ozon. Chiarissima la sequenza del funerale. Ben strutturato, ben caratterizzato nella scelta degli attori, fluido e stimolante è tra i film meglio riusciti e di maggior spessore dell'abile francese. |
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Angelo Sabbadini lunedì sera |
Il film di François Ozon sceglie una struttura narrativa dove la descrizione minima della provincia colloca in secondo piano l’intreccio e il puzzle criminogeno, per privilegiare quel mistero sotteso dai volti, i gesti e le azioni dei personaggi. La risoluzione rimane nelle possibilità del fuori campo, inscritta com’è in una complessa psicologia relazionale che emerge dal gioco delle tensioni familiari. Ancora una volta il territorio è quello legato alla rilettura del cinema di Chabrol, con una sceneggiatura originale che trattiene alcune intuizioni dall’universo letterario di Ruth Rendell, scrittrice già utilizzata da Ozon come ponte con l’universo del grande regista francese. |
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Guglielmina Morelli domenica pomeriggio |
Cosa succede quando viene l’autunno? Che sono passioni e desideri che deflagrano quando si mettono di mezzo i funghi … che creano un film articolato e complesso, come complicata è spesso la vita. Anche se moltiplichiamo l’attenzione e nulla ci sfugge di ciò che vediamo sullo schermo, non possiamo comprendere tutto ciò che accade (il regista lavora su omissioni e disseminando false piste). Allo stesso modo non possiamo conoscere fino in fondo l’animo umano, come si mostra il desiderio di bene e di fare il bene; come fallimenti e recriminazioni albergano accanto ad affetti e speranze. Ozon ci dice che forse siamo come questo suo film: contraddittori e inconoscibili. Forse la parola definitiva è della poliziotta: solo il perdono, qualunque sia stata la colpa, ci salva. |
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Giorgio Brambilla venerdì sera |
Sotto le foglie lavora su vari tipi di equivoci, innanzitutto i segreti che non sono tali e le verità che noi stessi non sappiamo. Alla prima categoria appartiene il passato di Michelle, che il film stesso tiene segreto all’inizio, alludendovi però attraverso il vangelo letto in chiesa, e il fatto che Vincent è stato la causa della morte di Valérie, che Marie-Claude le confessa prima di morire. Alla seconda appartiene la risposta alla domanda: Michelle ha avvelenato di proposito la figlia? E poi: com’è andata davvero tra Valérie e Vincent? Come mai Lucas ha detto che i funghi non gli piacciono e anni dopo dice che gli sono sempre piaciuti? La cifra di tutte questa ambiguità sembra affidata all’unico maschio adulto che abbia un minimo di spessore: il sacerdote che, al funerale di Marie-Claude dice più o meno che la sua vita ha avuto luci e ombre, ma noi non giudichiamo, perché Dio non lo fa. Mi pare che questo si possa tradurre in questi termini: noi umani non siamo perfetti, spesso crediamo a ciò che più ci conviene, ma siamo comunque persone decenti nel momento in cui instauriamo delle relazioni che abbiano un valore, come fanno Michelle, Marie-Claude, Vincent e Lucas. Umano, molto (non troppo) umano |
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Marco Massara Jolly |
Un film con una straordinaria gestione della tensione drammatica ed una accurata gestione dei personaggi e dei loro intrecci. Una vicenda ben introdotta dal titolo originale che suona “Quando arriva l’autunno” con una sorta di ‘resa dei conti’ delle anziane protagoniste sullo sfondo di una provincia francese ancora una volta descritta con tono dolente, ma mai patetico. e anche il titolo italiano questa volta ci azzecca: sotto le foglie ci sono i funghi buoni e quelli cattivi:, come i personaggi che alimentano la vicenda ; nel dubbio usiamo quelli in scatola…. |
Maria Cristina Cinquemani
Ennesimo bel film di Ozon.
Bella la campagna francese, rassicuranti gli interni che profumano di cucina casalinga e tratteggiati con leggerezza i protagonisti.
Nessuno è totalmente classificabile, nessuno è pienamente buono o cattivo, nessuno è sicuramente innocente o colpevole.
L'amore materno può riversarsi su di un nipote ma anche sul figlio dell'amica, l'amore filiale può trasformarsi in insofferenza e nulla è totalmente chiaro o scuro.
Nel complesso il racconto avvince, ma con garbo, senza obbligarci a scegliere con giudizi morali sull'eticità o meno dei vari comportamenti.
C'era una volta in Bhutan
da domenica 14 a venerdì 19 dicembre 2025
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C'ERA UNA VOLTA IN BHUTAN
regia di Pawo Choyning Dorji

Piacevole commedia, ambientata in un paese idilliaco, con personaggi fuori dal tempo che si scontrano con realtà moderne, che non capiscono e non accolgono con favore.
Subito si accorgono che la pace in cui vivono viene turbata dalla competizione innescata dalla scelta di un partito contrapposto agli altri, che la semplicità della vita abituale è intaccata dal desiderio di poter contare su eventuali appoggi favorevoli: in definitiva tutte le distorsioni che viviamo abitualmente sono già ben rappresentate da questo piccolo campione di società.
Siamo così portati a ragionare sul dilemma: è veramente un miglioramento ciò che ci viene proposto come tale o seguire un vecchio e consolidato stile di vita ci può rendere più felici?
Il maestro che promise il mare
da domenica 30 novembre a venerdì 5 dicembre 2025
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IL MAESTRO CHE PROMISE IL MARE
regia di Patricia Font
“Antoni Benaiges è un maestro delle scuole elementari di origini catalane a cui viene assegnata una pluriclasse a Bañuelos de Bureba (Burgos). I suoi metodi di insegnamento innovativi e il fatto di non nascondere il proprio ateismo gli alienano le simpatie del parroco e del sindaco ma non quelle degli alunni che lo sentono vicino alle loro speranze e ai loro sogni. Uno dei quali è quello di poter vedere il mare.
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Giulio Martini Domenica pomeriggio |
staziante omaggio ad una figura vergognosamente obliterata nella memoria ispanica ed elogio di un'utopia sospesa tra ricerca operativa come metodo didattico e apertura al futuro come criterio di evoluzione civile.
Qualche patetica sottolineatura ( evitabile) non pregiudica affatto un esordio promettente, da confrontare con il - più asciutto - "Vermiglio", cui assomiglia specie per il confronto tra generazioni, lo sfondo storico riconsiderato , le reazioni del borgo verso un esteaneo, la comune composta e lucida regia, al femminile. |
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Angelo Sabbadini Lunedì sera |
Il maestro che promise il mareracconta con semplicità e pudore l’irruzione della pedagogia di Célestin Freinet in una scuola rurale spagnola destinata all’obbedienza. Attraverso il testo libero, la tipografia e la parola condivisa, il maestro Antoni Benaiges trasforma la classe in una piccola comunità democratica, restituendo ai bambini la dignità di pensare e raccontare. Il film mostra come questa fragile libertà diventi un atto politico, capace di terrorizzare il potere franchista. La promessa del mare non è solo un sogno: è l’immagine di un orizzonte possibile. |
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Guglielmina Morelli Mercoledì sera |
A 50 anni dalla morte di Franco e 80 dalla vicenda narrata (il film si ispira ad un maestro realmente esistito) fa bene ricordare, dai nostri tempi cupi, il nero del franchismo. Si poteva fare con meno convenzionalità ma il risultato è più che dignitoso. Le due storie (passato e presente) scivolano l’una nell’altra con naturalezza e i bimbi, tutto sommato, sono spontanei e carini (meno qualche attore adulto, tra cui la protagonista Laia Costa insignita in Spagna del poco onorevole premio “Yo-ga” come peggior attrice dell’anno). I buoni lo sono davvero e i cattivi sono brutti ceffi ma, per una volta, può andar bene così. |
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Rolando Longobardi venerdì sera |
Sceglie di raccontare la vicenda su due livelli temporali la regista Patricia Font. Due piani distinti ma che mirano entrambe a focalizzare il ruolo della memoria come ricerca personale finalizzata alla costruzione della propria storia personale. Il mare come metafora di sogno realizzabile anche se lontano e di promessa comunque mantenuta fatta attraverso una relazione che nemmeno la violenza fascista può distruggere. In tal senso non è importante il corpo o le ossa, ma ciò che porta alla scoperta. |
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Marco Massara Jolly |
Il film soddisfa le aspettative di un titolo forse troppo anticipatore e che ogni tanto rischia di cadere nel patetismo; d'altronde argomenti quali ‘maestri ‘rivoluzionari in ambiente rurale’ sono materiali da maneggiare con cura… Ben riuscita la fusione tra i due tempi narrativi e molto curata l’ambientazione e la recitrazione e la condanna implicita del periodo del Franchismo. |
Maria Cristina Cinquemani
E' un racconto apparentemente semplice, ma invece pieno di significati e sfumature.
Da una parte l'amore per il nonno e il suo passato, dimostrato da Ariana con la passione della sua ricerca, dall'altro la vicenda esemplare del maestro Antonio, pieno di idealismo ed entusiasmo per l'insegnamento, che è andato incontro consapevolmente ad una fine precoce e dolorosa.
Tutto ciò avviene in una cornice di semplici case di pietra che parlano di tempi antichi, di uomini che preferiscono ammazzarsi di lavoro piuttosto che perdere tempo per ottenere una pur minima cultura e di bambini che nella loro semplicità sanno apprezzare ciò che viene loro proposto.
Questo film ci esorta a non dimenticare gli orrori di un passato non troppo lontano che, oltre alla Spagna, ha riguardato anche noi.
