L'ultimo turno
da domenica 3 a venerdì 7 maggio 2026
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L'ULTIMO TURNO
regia di Petra Volpe

“Paese di produzione Svizzera, Germania
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Giulio Martini domenica pomeriggio |
interessante e ben riuscito focus su un ruolo ed un delicato lavoro sociale gia' trattato dal cinema ( tra impegno e pieghe sexy ) ma qui pedinato per meditare sul concetto - molto luterano - di "Beruf". Non solo efficienza e competenza, ma anche - come dice il nome e pensa ogni tedesco - "vocazione", cioe' compito civile e umano che incrocia il senso del vivere. |
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Angelo Sabbadini lunedì sera |
L’eroina (Heldin) evocata dal titolo originale del film di Petra Volpe è Floria, un’infermiera che affronta con tenacia e dedizione un turno ospedaliero ad alta tensione. La macchina da presa la segue senza tregua per novanta minuti, immergendoci nel suo ritmo serrato. Attraverso il suo sguardo comprendiamo la natura estenuante del lavoro di cura. Ne emerge una performance fisica, morale e psicologica continua e logorante, magistralmente condotta dalla protagonista Leonie Benesch. Un ritratto lucido di una professione essenziale, oggi sempre più a rischio. |
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Marco Massara mercoledì sera |
Non cadiamo nell’errore di consideralo un documentario o un film a tema. Il film infatti inserisce in una situazione caratterizzata da un duro realismo alcuni momenti di ottimo cinema di finzione: slanci di generosità, momenti di empatia e di umana reazione ad situazioni sempre più incalzanti ed opprimenti. Compresa la piccola favola dell’orologio ‘defenestrato’ e ritrovato dalla paziente più insofferente; ogni paziente crede che i suoi desideri delimitino un mondo al di fuori del quale non esiste nulla. E per soddisfarli ci vuole davvero una ‘eroina’ (il titolo originale del film). Straordinaria Leonie Benesch- Consiglio di rivederla ne “La sala professori” |
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Giorgio Brambilla venerdì sera |
La regista Petra Volpe ci fa seguire la sua “eroina”, che è poi il titolo originale del film, dal viaggio verso l’ospedale a quello con cui lo lascia, dopo aver fatto il turno pomeridiano. L’ingresso è a passo di marcia, attraverso un corridoio sotterraneo che pare l’accesso a un bunker, perché in effetti fa entrare in una vera zona di guerra. Costretta ad avere a che fare con pazienti e parenti di ogni categoria, cortesi e in cerca di solidarietà o aggressivi e pretenziosi, la sig.ra Lind si muove con l’efficienza di una macchina, che può anche incepparsi, e l’attenzione di un’amica che tiene davvero a coloro che cura, professionale e umana. La regista non è interessata a spettacolarizzare la vita d’ospedale, come tante serie TV, ma a mostrarci come lei, presente in ogni singola sequenza del film, vive tutto ciò che accade. Questo si vede in modo esemplare nel momento della rianimazione della sig.ra Bilgin, con la macchina da presa sempre a distanza, il personale in azione sfocato e il controcampo insistito della com-passione di Floria. Il senso del suo lavoro ci è dato dal biglietto del sig. Leu e dall’incontro finale in bus con la paziente di cui sopra. Attraverso di lei passa il significato politico del testo. Leonie Benesch È il film, con una prova d’attrice magistrale |
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Guglielmina Morelli jolly |
La struttura del film sembra semplice o lineare, in realtà è una calibratissima climax dove la tecnica asseconda il tema di fondo. Si parte lenti, quando un ampio piano sequenza segue la protagonista, ordinata e dinamica, che inizia il suo turno e nel suo primo approccio con la paziente malata di demenza senile è, unica volta nel film, aiutata da un collega. Man mano che procede l’azione, il ritmo della macchina da presa si fa più frenetico e ansiogeno, sottolineando i temi forti che il film tocca nel suo percorso (la vita, la solitudine, l’incomunicabilità, la malattia, il dolore, la morte, il destino, la cura, la solidarietà, la pietà) e l’attrice restituisce progressivamente lo sforzo di una occupazione (che deve gestire da sola) con una postura del corpo che rende sempre più la fatica e la prostrazione. Fino al momento della massima tensione dove il tema principe diventa il tempo (l’orologio), il tempo della vita o della morte ora del manager altezzoso e disperato, ora il tempo di tutti i personaggi. Finale per nulla consolatorio, dolente espressione di una donna esacerbata da un impegno insostenibile. |
Maria Cristina Cinquemani
Film molto interessante ma faticoso da seguire. Si viene veramente contagiati dall'ansia e dalla concitazione della povera infermiera protagonista.
Pare veramente impossibile che ci sia una simile carenza di operatori, visto che non ricordo di aver mai assistito a tanta frenesia, ma evidentemente le cose stanno rapidamente peggiorando.
Brava l'interprete e brava la regista. sono riuscite entrambe a farmi immedesimare nella drammaticità della situazione.
