Primavera
da domenica 18 a venerdì 24 aprile 2026
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PRIMAVERA
regia di Damiano Micheletto
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“Il tempo di Vivaldi alla Pietà è anche quello delle Quattro stagioni, che escono nel 1725 in Il cimento dell’armonia e dell’invenzione, Opus 8, ma giustamente Michieletto non incentra il film sulla composizione più nota del musicista (ascoltiamo la Primavera solo nei titoli di coda); anzi alle musiche di Vivaldi, che tiene come diegetiche, affianca quelle di Fabio Massimo Capogrosso per la parte extradiegetica e sfrutta al meglio tutti i reparti tecnici, dalla scenografia ai costumi, per raccontare una Venezia non cartolinesca né sgargiante, con una fotografia che rimane sui toni freddi per,rendere, anche visivamente, un contesto sociale duro, in cui la vita delle ragazze come Cecilia dipendeva da fattori fortuiti (una madre che tornava a prenderle dopo averle abbandonate infanti, un nobile che decideva di sposare proprio loro portandole fuori dall’istituto o, come nel caso di Cecilia, una priora comprensiva e alfine complice) ma soprattutto dal denaro, da quanto potevano valere; cioè, in questo caso, da quanto erano brave con il violino. Forse la cosa che rimane più,impressa del film, oltre alla musica sublime e al rapporto così ben delineato tra i due protagonisti, è il peso delle gerarchie sociali e soprattutto del denaro, perché è su di esso che si modula la vita dell’istituto, che cerca di primeggiare nella musica per avere fondi dal patriziato locale, oltre che per compiacere (allo stesso scopo) i sovrani del tempo (il Doge dopo la vittoria a Corfù, il re di Danimarca in visita a Venezia in un altro momento del film).
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Giulio Martini domenica sera |
Bell'esordio nel lungometraggio di un regista che adora la Musica ( qui ne fa l' elogio, quasi fosse capace di lenire i vuoti esistenziali e i dolori più atroci) ma anche capace di inquadrature raffinate e di un montaggio ritmato a dovere. La storia non è solo sul sofferto sentire di Vivaldi, privato per due secoli di ricordi e di stima, ma anche su ogni abbandono/mortificazione con cui altri ( madri indegne , protettori avidi, maschi violenti e vanagloriosi ) deturpano la vita dei deboli e dei disgraziati, chiudendoli in gabbie sociali da cui è arduo se non impossibile fuggire e a cui la musica - appunto - offre un' insperata/utopica consolazione. |
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Angelo Sabbadini lunedì sera |
Damiano Michieletto mostra anche al Bazin tutto il suo talento! Il regista venezianoorchestra spazio, musica e corpi attoriali in un dispositivo coerente, senza nessun compiacimento e trasforma la materia narrativa in pulsante esperienza sensoriale. Ogni scelta visiva e musicale appare necessaria, inscritta in una logica unitaria. Ne risulta un’opera vibrante, capace di coniugare densità narrativa e tensione emotiva. |
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Guglielmina Morelli mercoledì sera |
Costumi e scenografie elegantissimi per un film che omaggia la musica (facendone un meraviglioso tiranno totalizzante) e Venezia. L’obiettivo è il pubblico straniero (la produttrice e il regista non lo negano): non è un fatto negativo, è una scelta. Un pochino di politicamente corretto (i ricchi e nobili stupidi e cattivi, l'improbabile fuga finale), un omaggio al settecento dell’Amadeus di Forman, nessuna verosimiglianza. Se non fosse davvero un film “bello” (e che forse si può leggere in chiave metaforica: il nome Cecilia della protagonista) sarebbe inutile. Meglio la suora musicista Battistina di Beatrice Solinas Donghi nel volume La bella fuga. |
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Giulio Martini venerdì sera |
GIULIO HA SOSTITUITO GIORGIO |
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Marco Massara Jolly |
Percorso di redenzione dalle tenebre (un record le scene scurissime di questo film) ad una precaria luce di libertà. Film festivo per occhi e orecchie, anche se un po’ disinvolto in qualche snodo drammaturgico, Mettete insieme le riprese di un’orchestra in azione ed un bravo montatore ed il risultato non può che essere un successo. |
Maria Cristina Cinquemani
Bello e godibile.
All'inizio lo avevo trovato simile a Gloria, che mi era peraltro piaciuto molto, ma poi le differenze si sono fatte notare.
Intanto le belle esecuzioni di brani di Vivaldi, poi le scene della nobiltà veneziana perfettamente fotografata nei suoi eccessi e difetti e, infine, la grande personalità dei due protagonisti.
Fra musica, colori e immagini preziose il tempo vola e si esce felici e rilassati.
