Titolo

L'uomo nel bosco

 

da domenica 15 a venerdì 20 marzo 2026

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L'UOMO NEL BOSCO

regia di  Alain Guiraudie

Locandina italiana L'uomo nel bosco

 

“Le caselle ci sono tutte: il mistero, l’equivoco, personaggi ambigui, imprevisti e la provincia senza tempo. L’uomo nel bosco soddisfa fin dal principio tutte le aspettative esaltando ancora una volta la complessità di cui il regista Alain Guiraudie è straordinario cantore. Un giovane guida lungo strade solitarie fino ad arrivare in un paese tra le colline occitane. Si tratta di Jérémie che torna a Saint-Martial per il funerale del fornaio del posto, che in gioventù è stato il suo mentore (e non solo). Ecco il nucleo centrale del nuovo film di Alain Guiraudie: l’arrivo di un soggetto estraneo in una piccola comunità che si fa causa di tutto ciò che accade, innescando processi da cui sarà impossibile tornare indietro. Come in Teorema, ma con tutte le differenze che il ricorso ai generi comporta. Perché nel film di Guiraudie c’è un’adesione al noir che ci riporta indietro a Lo sconosciuto del lago, con venature di commedia, speculazione filosofica, thriller psicologico, dramma esistenziale sfiorati e superati grazie al suo sguardo di autentico osservatore degli ambienti e dei suoi amati personaggi. Guiraudie si sofferma sull’aspetto morale che coinvolge e scuote i protagonisti, pone domande senza cercare risposte definitive (il titolo originale, d’altra parte, è Miséricorde, con tutto l’umanesimo che la misericordia comporta).
Si scopre lentamente che Jérémie amava il panettiere defunto, al punto da non riuscire a smettere di pensare a lui. E ora, il suo ritorno, dopo tanti anni trascorsi a Tolosa, è avvolto da un mistero che i colori dell’autunno esasperano. Il desiderio, si diceva, muove tutti i gesti, e non solo quelli di Jérémie, che è l’oggetto dei desideri di un parroco anticonvenzionale, che gestisce a suo modo temi come colpa, rimorso, perdono. Tra loro si parla di libertà di amare e di essere amati, o meglio, di accettare di non essere amati da chi si ama, si parla di imparare ad amare e di stratagemmi per curare le inevitabili ferite dell’anima, mentre Vincent, nella sua gelosia, innesca il conflitto che sottende, forse, un desiderio ancora più forte. In tutto questo, la vedova Martine, senza parole, semplicemente agisce, creando connessioni, sotterfugi, non detti (...). Ed ecco l’ironia leggera di un “percorso narrativo” che si muove su territori scivolosi. Il vagare del protagonista, le visite notturne da parte di Vincent e del gendarme, gli incontri calcolatamente fortuiti nel bosco, dove tutti vanno in cerca di funghi (compresi quelli che spunteranno con insistenza dove è stato nascosto un cadavere…). L’impressione è che il mistero che serpeggia in questo film sia un dispositivo necessario a sovvertire le regole cui siamo abituati, presentandoci i sentimenti nella loro tenacia, ma anche fragilità e convincendoci che la verità non è sempre più importante della misericordia.”
Grazia Paganelli da duels.it

 

Giulio Martini

domenica sera

Un distillato di sentimenti gay in un involucro pseudo - thriller; in realtà  una richiesta di comprensione/misericordia ( voce da titolo originale ) per le le anomalie dell'orientamento/comportamento sessuale, che non escludeno - per in quanto a  stranezze e gelosie - nessuno dei personaggi.

Girato con sicuro mestiere e recitato con pause calcolate, il racconto incuriosisce e regge la giusta durata,driblando l dubbi e domande,  anche etiche, lasciate volutamente in sospeso per tirare in pubblico dalla parte della comprensione e della tolleranza

Angelo Sabbadini

lunedì sera

L’uomo del boscoè una commedia nera che si muove con leggerezza su un terreno moralmente vertiginoso, dove il crimine non rompe mai davvero l’ordine delle cose. Alain Guiraudie orchestra personaggi opachi e desideranti con un’ironia sottile, trasformando il villaggio occitano in un teatro dell’ambiguità. Il tono resta sospeso tra il grottesco e il quotidiano, dove anche la morte sembra essere assorbita dalla normalità. La risata nasce dal disagio, da situazioni in cui il non detto pesa più dell’azione. 

Giulio Martini

mercoledì sera

Giulio ha sostituito Guglielmina

Giorgio Brambilla

venerdì sera

Il film di Alain Guiraudie procede spiazzando costantemente lo spettatore, non speigando una serie di avvenimenti importanti del passato dei personaggi, così come le motivazioni di molti di quelli che accadono davanti ai nostri occhi. In particolare mi pare che risultino misteriosi i motivi dell’attrazione che Jérémie esercita nei confronti di tutti coloro che lo circondano. Questo è in linea con il cinema moderno, che non porta lo spettatore per mano ma gli dà la possibilità di decidere il senso di quello che vede, come si fa con gli adulti. Nel mio caso, però, l’effetto è stato quello di rendere gli accadimenti un po’ gratuiti, con la conseguenza di lasciarmi relativamente estraneo alla vicenda. Probabilmente mi sarà sfuggito qualcosa che invece hanno visto i redattori dei Cahiers du cinéma, quando l’hanno proclamato film dell’anno del 2024 ma, nonostante alcune trovate geniali, legate in particolare al personaggio del sacerdote, come la confessione “al contrario” e il discorso sulla capacità che tutti abbiamo di mettere a posto la nostra coscienza, nell’insieme non l’ho trovato davvero compiuto 

Guglielmina Morelli

Jolly

Al termine del film si resta un po’ sconcertati e non certo perché siamo moralisti e non ammettiamo che l’assassino, pur essendo stato smascherato, non sia punito (ciò accade anche in altri film, come ad esempio Sotto le foglie). Piuttosto non cogliamo il senso profondo del film, oltre al livello più apparente che sarebbe il classico “colloca un elemento estraneo in un contesto provinciale perché esplodano tutte le turpitudini” e il sospetto è che non ci sia un altro livello e che il tutto sia un altro classico: un épater les bourgeois” ricattatorio e insieme ruffiano (mi si passi il termine). Me lo vedo il regista col che mi sta accusando: spettatore oscurantista e bigotto non sai accettare i comportamenti dei personaggi e li trovi grotteschi e improbabili! Ecco, mi sono sentita un po’ presa in giro, come è accaduto con l’ultimo Lanthimos: una gran baraonda per mostrare il nulla. Rosso. 

Maria Cristina Cinquemani

Non riesco a catalogare questo film ma posso dire che l'ho trovato decisamente sgradevole.

I personaggi sono ambigui e poco credibili, i vari episodi paradossali, il susseguirsi degli avvenimenti sembra ideato da una mente annebbiata e non riesco proprio a capire le buone recensioni della critica.

Unica nota positiva la pace e la bellezza del bosco, ma è troppo poco.