L'uomo nel bosco
da domenica 15 a venerdì 20 marzo 2026
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L'UOMO NEL BOSCO
regia di Alain Guiraudie

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Giulio Martini domenica sera |
Un distillato di sentimenti gay in un involucro pseudo - thriller; in realtà una richiesta di comprensione/misericordia ( voce da titolo originale ) per le le anomalie dell'orientamento/comportamento sessuale, che non escludeno - per in quanto a stranezze e gelosie - nessuno dei personaggi. Girato con sicuro mestiere e recitato con pause calcolate, il racconto incuriosisce e regge la giusta durata,driblando l dubbi e domande, anche etiche, lasciate volutamente in sospeso per tirare in pubblico dalla parte della comprensione e della tolleranza |
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Angelo Sabbadini lunedì sera |
L’uomo del boscoè una commedia nera che si muove con leggerezza su un terreno moralmente vertiginoso, dove il crimine non rompe mai davvero l’ordine delle cose. Alain Guiraudie orchestra personaggi opachi e desideranti con un’ironia sottile, trasformando il villaggio occitano in un teatro dell’ambiguità. Il tono resta sospeso tra il grottesco e il quotidiano, dove anche la morte sembra essere assorbita dalla normalità. La risata nasce dal disagio, da situazioni in cui il non detto pesa più dell’azione. |
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Giulio Martini mercoledì sera |
Giulio ha sostituito Guglielmina |
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Giorgio Brambilla venerdì sera |
Il film di Alain Guiraudie procede spiazzando costantemente lo spettatore, non speigando una serie di avvenimenti importanti del passato dei personaggi, così come le motivazioni di molti di quelli che accadono davanti ai nostri occhi. In particolare mi pare che risultino misteriosi i motivi dell’attrazione che Jérémie esercita nei confronti di tutti coloro che lo circondano. Questo è in linea con il cinema moderno, che non porta lo spettatore per mano ma gli dà la possibilità di decidere il senso di quello che vede, come si fa con gli adulti. Nel mio caso, però, l’effetto è stato quello di rendere gli accadimenti un po’ gratuiti, con la conseguenza di lasciarmi relativamente estraneo alla vicenda. Probabilmente mi sarà sfuggito qualcosa che invece hanno visto i redattori dei Cahiers du cinéma, quando l’hanno proclamato film dell’anno del 2024 ma, nonostante alcune trovate geniali, legate in particolare al personaggio del sacerdote, come la confessione “al contrario” e il discorso sulla capacità che tutti abbiamo di mettere a posto la nostra coscienza, nell’insieme non l’ho trovato davvero compiuto |
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Guglielmina Morelli Jolly |
Al termine del film si resta un po’ sconcertati e non certo perché siamo moralisti e non ammettiamo che l’assassino, pur essendo stato smascherato, non sia punito (ciò accade anche in altri film, come ad esempio Sotto le foglie). Piuttosto non cogliamo il senso profondo del film, oltre al livello più apparente che sarebbe il classico “colloca un elemento estraneo in un contesto provinciale perché esplodano tutte le turpitudini” e il sospetto è che non ci sia un altro livello e che il tutto sia un altro classico: un épater les bourgeois” ricattatorio e insieme ruffiano (mi si passi il termine). Me lo vedo il regista col che mi sta accusando: spettatore oscurantista e bigotto non sai accettare i comportamenti dei personaggi e li trovi grotteschi e improbabili! Ecco, mi sono sentita un po’ presa in giro, come è accaduto con l’ultimo Lanthimos: una gran baraonda per mostrare il nulla. Rosso. |
Non riesco a catalogare questo film ma posso dire che l'ho trovato decisamente sgradevole.
I personaggi sono ambigui e poco credibili, i vari episodi paradossali, il susseguirsi degli avvenimenti sembra ideato da una mente annebbiata e non riesco proprio a capire le buone recensioni della critica.
Unica nota positiva la pace e la bellezza del bosco, ma è troppo poco.
