Titolo

La gazza ladra

 

da domenica 8 a venerdì 13 marzo 2026

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LA GAZZA LADRA

regia di  Robert Guédiguian 

Locandina italiana La gazza ladra

 

“Maria ama le ostriche, la musica classica e il suo nipotino, che dimostra un talento precoce per il pianoforte. Decisa a farne un pianista ad ogni costo, ha noleggiato un piano verticale e assoldato il maestro migliore di Marsiglia per dargli lezioni private. Ma Maria non ha i mezzi per sostenere queste spese e come la "gazza" di Rossini ruba la vita che luccica e fa la cresta sulla spesa dei suoi clienti, persone anziane di cui si occupa amorevolmente. La devozione la spinge però un po' troppo lontana, firmando assegni che non potrà restituire. (...) Décor di molti film di Robert Guédiguian, l'autore resta indelebilmente legato alla città di Marsiglia, al suo cast di attori, che invecchiano davanti alla sua macchina da presa, e ai destini del peuple de gauche nell'inverno politico che ha seguito l'effervescenza degli anni '70. Ed è questo senso di lealtà incrollabile che rende la sua filmografia così avvincente. Anche i temi restano gli stessi, la precarietà economica e sociale, la solidarietà confrontata ai drammi della vita, la ricerca della luce in fondo al tunnel, l'umanesimo luminoso malgrado la violenza delle società umane.
La gazza ladra non fa eccezione ma come il film precedente, E la festa continua!, cede a una morbidezza mai conosciuta prima. Se Rosa doveva decidere se perseverare nel suo impegno civico o iniziare il processo di disimpegno, votandosi a un nuovo amore, Maria rilancia aggiungendo a quell'esitazione una nota gaudente, quasi inedita in Guédiguian. Dal principio il suo cinema si muove seguendo impulsi opposti, uno politico, l'altro lirico, non sempre conciliabili, da qui la malinconia che gli è consustanziale. Quella malinconia, che prende una piega tragica dentro melodrammi senza scampo (La casa sul mare, Gloria Mundi), infestati dalla morte, dal fallimento e da un senso di disastro sociale, si converte in una brezza leggera che soffia dal Mediterraneo, linea di fuga di ogni appartamento che lo scorge, anche il più modesto. Fermamente intenzionato a non lasciare spazio alla disperazione, l'autore raddrizza la barra e dona a La gazza ladra la forma, affatto patetica o funerea, di una cronaca ordinaria che si sposta da un luogo e da una situazione all'altra, da un problema alla sua risoluzione. Una sorta di sfarfallamento della narrazione che svolge una sitcom marsigliese o addirittura un 'dramma giocoso' come quello rossiniano (..) Il cuore della storia è sempre Ariane Ascaride, nonna affettuosa e 'attivista' del quotidiano, eroina e compagna, musa e icona popolare che
è stanca della fatica ma non smette di praticarla per godersi un piatto di ostriche e sognare il nipote concertista dentro un abito di gala. Intorno gravitano i volti familiari di Gérard Meylan e Jean-Pierre Darroussin, affiancati dalle nuove generazioni che navigano tra amori e intrighi familiari inciampando sulla lotta sociale. Guédiguian non è interessato a ricostruirla fedelmente e la rappresenta con la nobiltà di una grande narrazione.
La gazza ladra è il risultato della volontà di re-incantare la realtà, di filmare i cambiamenti sociali e lo scorrere del tempo, lasciando (grande) spazio al respiro e all'insignificanza. (...) Questo approccio apertamente svagato sfiora il carosello poetico e dimostra una volta ancora che il capitalismo e il 'ciascuno per sé' non hanno avuto la meglio sull'ottimismo dell'autore. Coerente, morale e solare, La gazza ladra risplende di vita, di note, è pieno di cose familiari e di rotture di tono, mentre assistiamo all'eterna ridistribuzione delle carte tra gli stessi giocatori e all'aggiornamento di una cronaca, di uno sguardo. Circondato dai suoi indefettibili alleati, Guédiguian realizza un film sulla forza dei legami, ripetendo che la lotta non è mai vana se è preziosa per qualcuno e si combatte per chi è prezioso al cuore. Robert Guédiguian sceglie la luce, in senso letterale e figurato. Il sole di Marsiglia magnifica e sembra stilizzare i suoi personaggi, che riposano su una complicità instaurata nel tempo con lo spettatore a colpi di umanesimo, cultura, solidarietà e tanta consolazione. Un solido programma di educazione popolare.”
Marzia Gandolfi da MYmovies.it

Giulio Martini

domenica pomeriggio

 

Il Mondo in versione Guediguian, fatto di sano familismo,di sana solidarietà di classe e malsane cattiverie che vengono puntualmente riassorbite.

Girato con radiosa leggerezza e sognante ironia stupisce - al solito - per la pacatezza e la scioltezza con cui fa lievitare  storie minime  autocebrative a utopie quasi a portata di mano.

Angelo Sabbadini

lunedì sera

Il film La gazza ladra di Robert Guédiguian sembra muoversi nello stesso territorio morale di Victor Hugo. Come nei personaggi de I miserabili, una piccola colpa nasce da un contesto di fragilità sociale e apre una domanda più grande sulla giustizia. Guédiguian guarda alla sua protagonista con uno sguardo ispirato dal grande scrittore francese: la legge definisce il furto, ma la coscienza dello spettatore è chiamata a interrogare le circostanze. Il film non assolve il gesto, ma chiede di misurare la distanza tra legalità e umanità. In questo spazio di tensione emerge un’idea molto ottocentesca: capire una colpa può essere più importante che punirla

Guglielmina Morelli

mercoledì sera

Cosa spinge Maria a rubare? Godere di qualche piccolo piacere oppure è solo il sintomo di un disagio che attaglia tutti? Perché è un film dove il contrasto tra la solarità del luogo, splendidamente definito, e le malinconie dei personaggi si fa struggente: tutti o quasi vorrebbero o avrebbero voluto altro, cioè che la vita nega o ha negato. Maria ha trasmesso la sua irrisolta passione per la musica al nipote, senza però avere i mezzi economici per sostenerlo; la vecchia signora elegante aspetta chi è morto da decenni e così via. Sguardo come sempre empatico, ma il regista ha fatto di meglio.

Giorgio Brambilla

venerdì sera

Robert Guédiguian tallona i suoi personaggi, seguendoli in tutte le loro scelte, più o meno discutibili: Maria, che ama sia gli anziani che accudisce sia il nipote , per cui deruba i primi; o Laurent, che rimprovera il padre per aver abbandonato la madre per poi replicarne il comportamento; o Audrey, la moglie tradita che si vendica, o chiunque altro. Nessuno è giudicato, tutti sono accompagnati nella loro evoluzione, con uno stile da commedia anche quando la storia vira nel dramma, nel senso che si procede per tocchi lievi, senza ponderosi approfondimenti. E come in un film di Kieslowski il caso si fa motore di quanto accade a tutti, con il fallimentare furto creatore di un effetto domino che stravolge la tranquilla situazione iniziale. Attenzione però, il film ha una sua Weltanschauung: si capisce benissimo che il regista ama tutti, perché sono onesti con se stessi e con gli altri, fanno quel che possono e si accettano così come sono. È esemplare da questo punto di vista il finale, con monsieur Moreau che dice a Maria di comprarsi una dozzina di ostriche, perché il regista condivide la sua tesi che non si può sempre rinunciare a tutte le cose belle, e perché tutti i suoi datori di lavoro percepiscono il suo sincero affetto. Una visione onesta a suo modo, e umana, sufficientemente umana 

Marco Massara

Jolly

Non è difficile fare del buon cinema se si sanno sviluppare temi importanti e pervasivi con i registri della leggerezza, se si costruiscono personaggi riconoscibili nelle loro azioni e nel loro ruolo in cui si sviluppa l’intreccio, se ci si pone in una situazione priva di pregiudizio e che lascia allo spettatore la costruzione del proprio punto di vista.

Bravo!       

 

Maria Cristina Cinquemani

Film decisamente bello. La visione del mondo di Guédiguian evolve da una severa militanza di sinistra, dove i suoi personaggi sono dominati da necessità primarie come la casa e la sopravvivenza quotidiana, ad una visione più allargata, dove ad un'esistenza decorosa, una casa accogliente e una vita regolare, con i consueti alti e bassi, fa da contraltare il desiderio di qualcosa di più marginale.

Così per appagare il desiderio di cose meno essenziali, il piatto di ostriche o lo studio del pianoforte del nipotino dotato, sembra quasi naturale approfittare dei soldi di chi sta meglio, pur con la sensazione di non fare niente di male e continuando a dispensare affetto ed attenzioni.

Il quadro complessivo è pieno di luce, colori e vivacità, dove le vicende virano velocemente dal dramma alla commedia e le persone ci appaiono amabili e comprensive, ispirando ottimismo e fiducia nella natura umana.