Titolo

Emilia Perez

 

da domenica 18 a venerdì 23 gennaio 2026

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EMILIA PEREZ

regia di  Jacques Audiard

Locandina italiana Emilia Perez

 

“Emilia Perez è un musical, costruito in quattro atti operistici, con una scansione regolare di parti cantate e numeri coreografati, scritti dall’artista francese Camille (le parole con Audiard, la musica con il compagno Clément Ducol), anni luce distante da La La Land, forse più vicino a un Les Parapluies de Cherbourg di Jacques Demy, ma girato da Pedro Almodóvar.
È camp, kitsch, e non soltanto perché racconta la transizione sessuale di un narcos messicano, Juan Manitas Del Monte, che vuole ottenere il corpo femminile che ha sempre desiderato vivere. Il lavoro sul corpo è il tratto essenziale del film, a partire da quello della protagonista, Karla Sofía Gascón, attrice che ha realmente sperimentato la transizione di genere e ha fortemente voluto interpretare (nonostante le perplessità iniziali del regista) entrambi i ruoli: quello di Manitas e quello di Emilia.
Una straordinaria iperbole attoriale, che l’ha portata a essere l’uomo che non è più (Carlos) e anche quello che non è mai stata, perché Manitas spiega bene di aver dovuto, contro (o forse solo ai margini de) la sua volontà, essere il più spietato, spregevole, animale del “porcile” in cui è vissuto, quello dei narcos: padre amorevole, marito distante, assassino ferale. Ma insieme Gascón interpreta anche la donna che è già stata e non è più, perché la sua Emilia si inebria dell’iper-femminilizzazione entusiasta immediatamente successiva alla transizione, marcata dall’eccesso (di abiti, trucchi, protesi) che le deriva dalla spropositata ricchezza della sua precedente attività criminale.(...) Zoe Saldana è Rita, la promettente avvocatessa che accetta di aiutare prima Manitas (per denaro) a organizzare il cambiamento di sesso e l’allontanamento della moglie e dei figli, e poi Emilia a fondare (per ideale) l’associazione La lucecita, che aiuta i parenti dei desaparecidos a recuperare i cadaveri dei propri cari uccisi dai narcos.
Anche il suo personaggio, che illumina la scena dentro e fuori i numeri di balletto, si trasforma al mutare della condizione economica, dentro e fuori, da “dottorata” sotto-pagata a ricca socialite londinese, poi pasionaria e insieme personaggio pubblico di found rising.
È un film sul denaro Emilia Pérez, sul suo potere di corruzione e salvazione. Audiard è spietato, non cinico, brutale, crudele, e non nasconde mai che tutto ciò che Emilia e Rita ottengono è il frutto della fortuna di Manitas. Non c’è niente di pulito, nemmeno la prigione dorata dei bambini, l’incontro d’amore di Emilia con Epifanía,
l’azione di volontariato. Tutto è marchiato dal Male.(...) È un “film tia” questo Emilia Pérez, esorbitante nel suo regime di base, che più del musical è il melodramma, genere femmineo (non femminile) per eccellenza, ma insieme gangster movie e dramma sociale. (...) È un film sulla tragedia sociale del popolo messicano che vive tutti i giorni la dittatura dei narcos e le discriminazioni di genere, e insieme sulla forza soprannaturale dell’animismo che feconda e infervora la religiosità popolare. Audiard è molto attento a lasciare fuori (campo) tutto l’immaginario di entrambi i mondi, si tiene lontano dal primo come genere e dal secondo come appropriazione culturale.”
Andrea Bellavita da cinematografo.it
 

Giulio Martini

domenica pomeriggio

          il film intreccia il discorso sulla possibilità o meno di mutare radicalmente "genere" ( transgender ) e di stravolgere i         "generi"cinematografici, manipolando e trasformando musical, thriller e soap opera, dentro un torrido e funerario clima mistico messicano.

 

L'operazione  espressiva è tanto temeraria quanto originale, ma  l'

"intervento"  di stravolgimento riesce solo in parte (come quello sessuale ) perché alla fine si avverre una sorta di improvvisa  incompiutezza/insoddisfazione/ ripensamento, che accentua  anche lo stupore, la drammaticità e  il coinvolgimento  emotivo in sala, e  sottintende/evidenzia che "cambiare"  totalmente i vincoli/standard  di partenza è  impossibile, in entrambi gli ambiti       ( linguistici ed sessuali ).

Angelo Sabbadini

lunedì sera

Emilia Pérezsi propone come un’opera audace: un musical su un boss di cartello che diventa una donna trans. Ma proprio lì risiede l'inciampo: le scelte formali e narrative spesso minano il film invece di sostenerlo. Il veterano Jacques Audiard fatica a dominare la transizione tra i generi cinematografici: la fusione tra dramma criminale e musical non produce un linguaggio nuovo e coerente, ma piuttosto un tono irrisolto e dissonante che rende velleitaria tutta l’operazione. 

Guglielmina Morelli

mercoledì sera

Al di là delle ire messicane (più che giustificate, un film sul Messico che inizia con i Mariachi e finisce con la statua di un narcotrafficante portata in processione o è gustosa ironia che non ho colto o è una giustificazione per Trump affinché occupi e distrugga il Messico) e del razzismo di Karla Sofia Gascón (un comportamento imperdonabile) entriamo nel vivo del film. La storia è narrata secondo i canoni del musical, rutilante di suoni e colori anche nei momenti drammatici, perché questa scelta? In verità non ho una risposta, il film mi pare piuttosto una (stereotipata) riflessione sulla ricerca della propria autentica identità o, per lo meno, di ciò che davvero renderebbe felice. Le tre protagoniste vorrebbero: Manitas essere
donna, Rita avere successo nella professione, Jessi avere l’amore. Direi un fallimento su tutta la linea: ciò che determina la vita delle tre è invece il denaro, dominus incontrastato e mortifero. Se invece vogliamo dire che il focus è su Emilia, anche qui troviamo ambiguità. Cerca la propria identità nel femminile ma la sua “epifania” è solo nell’amore per una donna (e questo dice molto sulla giustezza dell’ipotesi del medico: puoi cambiare sesso ma non te stesso) e quando è punta sul vivo (sua moglie ama un altro e quindi si svincola dal suo potere e per giunta le sottrae i figli) si comporta esattamente come il Manitas violento che conosciamo all'inizio. Film banale e ambiguo più che problematico; mediocre la recitazione, incomprensibili i peana della critica.

Giorgio Brambilla

venerdì sera

Jacques Audiard costruisce un'opera complessa, come suo solito. Fonde il noir e il musical, usando i numeri di ballo per esprimere i momenti emotivamente più intensi o per farci vedere dietro l'apparenza delle cose, come in quello esemplare della cena per la raccolta fondi.

Utilizza la transizione di genere per mostrare quanto sia difficile per un essere umano cambiare, perché, come dice il medico, la chirurgia può modificare il corpo, non l'anima. 

Con il suo sguardo non giudicante ci illustra la tesi del suo conterraneo Pascal, per cui siamo insieme angeli e bestie. Manitas/Emilia oltre a essere una donna nel corpo d'uomo è insieme un criminale e un'attivista che vuol aiutare le vittime sue e dei suoi omologhi a trovare pace; ama la ex moglie, ma vuol avere il controllo sui suoi figli, senza però dirlo. Jessica dal canto suo prova sentimenti contrastanti nei suoi confronti. Questa miscela contraddittoriamente esplosiva porta la tragedia verso l'epilogo predestinato, con tanto di agnizione/riconoscimento che lo precede di poco e contribuisce a causarlo.

Il finale risulta nel contesto quasi lieto, quando l'unica persona totalmente positiva, Rita, riesce a coronare il suo sogno di avere figli senza esser mai  aver trovato un uomo. Inesorabile 

Marco Massara

Jolly

Assente, impegnato in "Ciak si viaggia" acquisisce la media dei voti espressi dagli altri animatori (3,66)      

Maria Cristina Cinquemani

Non amo i film musicali ed ho iniziato a vedere questo film piuttosto prevenuta, ma è bastato poco per essere letteralmente travolta dal ritmo, dalla trama, dalle musiche coinvolgenti, dalla vitalità dei personaggi.

Si resta inchiodati allo schermo, tutto scorre velocemente e ci si immedesima anche nei personaggi, nonostante siano talvolta poco plausibili e decisamente sopra le righe.

Alla fine ci si sente un po' frastornati, con la testa piena di suoni e colori, ma sicuramente convinti di aver assistito ad uno splendido spettacolo.