da domenica 6 a venerdì 12 dicembre 2025
SOTTO LE FOGLIE
regia di Francois Ozon

““Per lo spettatore di un film di Ozon farsi delle domande e darsi delle risposte è parte dell’esperienza: è per questo che la recensione che segue va letta (come tutte, del resto) a visione avvenuta.
Nella prima parte di Sotto le foglie c’è da un lato il solito sviamento che il francese opera per disorientare il pubblico, dall’altro un segreto, un pesante non detto che attende di essere sciolto: entrambi si esemplificano nella prima sequenza in cui Michelle (Hélène Vincent) entra in chiesa e ascolta il Vangelo. Sviamento: guardando quella scena, nello spettatore si forma l’idea della protagonista come di una devota signora anziana che ha l’abitudine di recarsi a messa. Questa apparenza reca già in sé il non detto del film e il suo svelamento: il prete legge il brano del Nuovo Testamento in cui la peccatrice lava i piedi a Gesù e Michelle, da ex prostituta (il non detto, per l’appunto), ne rimane colpita. Con questo incipit, che sembra di mera contestualizzazione, Ozon ha già messo in moto la sua operazione: ha insinuato nello spettatore un falso convincimento – che potrà smentire in seguito – e ha inserito una chiave rivelatoria che, alla seconda visione, si potrà cogliere in tutta la sua portata. Basterebbe questo per dire della sottigliezza di questo autore, qui felicemente tornato a una sceneggiatura originale (anche se i suoi adattamenti sono altrettante ardite personalizzazioni dei testi dati): Sotto le foglie è il suo racconto d’autunno che, dietro la constatazione apparentemente lieve delle abitudini della sua protagonista – una donna che vive in campagna, in conflitto con la figlia e in adorazione del nipotino – insinua una serie di motivi che intorbidiscono il quadretto e lo rendono via via più sfumato, sfuggente a conclusioni univoche. Osserviamo dunque Michelle che raccoglie la verdura dal suo orto, che prepara la cena, che mangia e ascolta la radio: sono pennellate che delineano il personaggio, lo rendono familiare allo spettatore senza svelarne la peculiarità. Non abbiamo dubbi, allora, nell’individuare in Valérie (Ludivine Sagnier) una figlia degenere e ingenerosa, che maltratta e sfrutta la madre: non sappiamo (ancora) che la condizione che la figlia ha vissuto è stata terribile, non possiamo (ancora) capire perché detesti la campagna e la vita vissuta in una piccola comunità in cui, in tutta evidenza, tutti sanno tutto. Nonostante rischi la vita per i funghi avvelenati che la madre ha servito a pranzo, riteniamo eccessiva la sua reazione e drastica la decisione di allontanarsi dalla Borgogna privando la madre della compagnia del nipote. Però Michelle quando ha riportato in cucina il piatto, per metà ancora pieno, non ha avuto remore nel buttare nella spazzatura i funghi rimasti, come se avessero espletato la loro funzione («Non è stato mica premeditato» le dice il medico, «Non lo so più» risponde la donna). E
poi, a ben guardare, anche nel suo placido quotidiano ci sono elementi che incuriosiscono e insinuano increspature nel quadro (la lettura accanto al caminetto: un romanzo di Ruth Rendell). Da sempre Ozon mette in discussione il consesso familiare quale intreccio di relazioni impastato di trame nere, storture e traumi (l’idea dei funghi avvelenati è legata a un episodio della sua infanzia), qui complicato da un conflitto generazionale che si muove simbolicamente in due ambienti (la pittoresca Borgogna, la livida capitale), con la polizia ai margini (come una paradossale minaccia) e un’indagine che si abbozza e che serve a isolare, nel racconto, un ambiguo piano morale in cui tutti mentono. È proprio in questa ambiguità la grandezza del film, nel suo procedere ellittico (...), in quel lasciare strategici vuoti nei rapporti tra i personaggi che sarà inevitabilmente lo spettatore a colmare (farsi delle domande, darsi delle risposte è parte dell’esperienza, ripeto). (…) Perché, freudianamente, è anche di rimozioni che si nutrono i personaggi di questo film, a cominciare dalla protagonista, Michelle, commossa – e forse un po’ invidiosa – quando constata l’attaccamento di Vincent per Marie-Claude: la foto sul desktop del cellulare di Vincent lo ritrae con la madre. Michelle, donna sempre più sola, è alla fine della vita (è arrivato l’autunno…), e non ha nessuna voglia di dedicarsi al volontariato in chiesa: ha investito sulla cura del nipote, nessuno potrà toglierglielo, soprattutto una figlia che parla della sua possibile dipartita senza alcun tatto e come una pura formalità. (…) È in questo proliferare di motivi e possibilità il miracolo di un film che – nel suo tono compassato e nei suoi passaggi persino commoventi – riesce a tessere trame sotterranee di crudeltà, ferocia, morbosità. E, ribadisco, di un cinismo che non risparmia nessuno: non dimentichiamoci che il piccolo Lucas non solo mente alla polizia (…) ma alla fine del film rivela che a lui i funghi piacciono, il che ci fa leggere in tutt’altra chiave il suo dichiarare di non amarli e il rifiuto di mangiarli al famoso pranzo che aveva determinato l’intossicazione (che sia lui il potenziale avvelenatore?). Il tutto attraversando i generi, non soffermandosi su nessuno, ché basta una battuta a mutare toni e mood: il dramma si fa giallo che si fa commedia (con tocchi quasi demenziali), in controluce la sottile militanza (la famiglia fuori dai canoni, Vincent e Lucas chiaramente gay - « Perché Vincent non ha una moglie?» - e, nel futuro, possibili amanti). Ospiti (s)graditi i fantasmi. (…) Su tutto domina la capacità del regista di lasciare intuire, dietro ogni scena, l’abisso, il mistero, la morte, l’eros. Maestro.”
Luca Pacilio da spietati.it
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Giulio Martini
mercoledì pomeriggio
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Ingegnosa ed astuta narrazione per porre al pubblico il dilemma: si può fare il Bene facendo del male ?
La questione etica - fin dalla sequenza sulla prostitute Maddalena - si intreccia con un sottotetto, sottile ma congruo, sulla moralità sessuale, considerata sia dal punto vista etero sia dal punto di vista delle omosessualità da parte del gay Ozon. Chiarissima la sequenza del funerale.
Ben strutturato, ben caratterizzato nella scelta degli attori, fluido e stimolante è tra i film meglio riusciti e di maggior spessore dell'abile francese.
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Angelo Sabbadini
lunedì sera
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Il film di François Ozon sceglie una struttura narrativa dove la descrizione minima della provincia colloca in secondo piano l’intreccio e il puzzle criminogeno, per privilegiare quel mistero sotteso dai volti, i gesti e le azioni dei personaggi. La risoluzione rimane nelle possibilità del fuori campo, inscritta com’è in una complessa psicologia relazionale che emerge dal gioco delle tensioni familiari. Ancora una volta il territorio è quello legato alla rilettura del cinema di Chabrol, con una sceneggiatura originale che trattiene alcune intuizioni dall’universo letterario di Ruth Rendell, scrittrice già utilizzata da Ozon come ponte con l’universo del grande regista francese. |
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Guglielmina Morelli
domenica pomeriggio
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Cosa succede quando viene l’autunno? Che sono passioni e desideri che deflagrano quando si mettono di mezzo i funghi … che creano un film articolato e complesso, come complicata è spesso la vita. Anche se moltiplichiamo l’attenzione e nulla ci sfugge di ciò che vediamo sullo schermo, non possiamo comprendere tutto ciò che accade (il regista lavora su omissioni e disseminando false piste). Allo stesso modo non possiamo conoscere fino in fondo l’animo umano, come si mostra il desiderio di bene e di fare il bene; come fallimenti e recriminazioni albergano accanto ad affetti e speranze. Ozon ci dice che forse siamo come questo suo film: contraddittori e inconoscibili. Forse la parola definitiva è della poliziotta: solo il perdono, qualunque sia stata la colpa, ci salva.
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Giorgio Brambilla
venerdì sera
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Sotto le foglie lavora su vari tipi di equivoci, innanzitutto i segreti che non sono tali e le verità che noi stessi non sappiamo. Alla prima categoria appartiene il passato di Michelle, che il film stesso tiene segreto all’inizio, alludendovi però attraverso il vangelo letto in chiesa, e il fatto che Vincent è stato la causa della morte di Valérie, che Marie-Claude le confessa prima di morire. Alla seconda appartiene la risposta alla domanda: Michelle ha avvelenato di proposito la figlia?
E poi: com’è andata davvero tra Valérie e Vincent? Come mai Lucas ha detto che i funghi non gli piacciono e anni dopo dice che gli sono sempre piaciuti?
La cifra di tutte questa ambiguità sembra affidata all’unico maschio adulto che abbia un minimo di spessore: il sacerdote che, al funerale di Marie-Claude dice più o meno che la sua vita ha avuto luci e ombre, ma noi non giudichiamo, perché Dio non lo fa. Mi pare che questo si possa tradurre in questi termini: noi umani non siamo perfetti, spesso crediamo a ciò che più ci conviene, ma siamo comunque persone decenti nel momento in cui instauriamo delle relazioni che abbiano un valore, come fanno Michelle, Marie-Claude, Vincent e Lucas. Umano, molto (non troppo) umano |
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Marco Massara
Jolly
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Un film con una straordinaria gestione della tensione drammatica ed una accurata gestione dei personaggi e dei loro intrecci.
Una vicenda ben introdotta dal titolo originale che suona “Quando arriva l’autunno” con una sorta di ‘resa dei conti’ delle anziane protagoniste sullo sfondo di una provincia francese ancora una volta descritta con tono dolente, ma mai patetico.
e anche il titolo italiano questa volta ci azzecca: sotto le foglie ci sono i funghi buoni e quelli cattivi:, come i personaggi che alimentano la vicenda ; nel dubbio usiamo quelli in scatola….
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Maria Cristina Cinquemani
Ennesimo bel film di Ozon.
Bella la campagna francese, rassicuranti gli interni che profumano di cucina casalinga e tratteggiati con leggerezza i protagonisti.
Nessuno è totalmente classificabile, nessuno è pienamente buono o cattivo, nessuno è sicuramente innocente o colpevole.
L'amore materno può riversarsi su di un nipote ma anche sul figlio dell'amica, l'amore filiale può trasformarsi in insofferenza e nulla è totalmente chiaro o scuro.
Nel complesso il racconto avvince, ma con garbo, senza obbligarci a scegliere con giudizi morali sull'eticità o meno dei vari comportamenti.