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Il maestro che promise il mare

 

da domenica 30 novembre a venerdì 5 dicembre 2025

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IL MAESTRO CHE PROMISE IL MARE

regia di Patricia Font

Locandina italiana Il maestro che promise il mare“Antoni Benaiges è un maestro delle scuole elementari di origini catalane a cui viene assegnata una pluriclasse a Bañuelos de Bureba (Burgos). I suoi metodi di insegnamento innovativi e il fatto di non nascondere il proprio ateismo gli alienano le simpatie del parroco e del sindaco ma non quelle degli alunni che lo sentono vicino alle loro speranze e ai loro sogni. Uno dei quali è quello di poter vedere il mare.

 
Un film dallo straordinario successo in Spagna che ha un messaggio universalmente valido. Patricia Font dirige un film in continua alternanza tra il presente e il passato. (...) Questo duplice piano di narrazione è già di per sé significativo. Ci ricorda il dovere della memoria in un presente in cui il revisionismo storico si approfitta di amnesie collettive indotte dal flusso comunicativo in cui il fake prevale.
Antoni Benaiges è davvero esistito e veramente ha promesso il mare a dei bambini che potevano solo immaginarlo. Quella promessa aderiva perfettamente al suo progetto didattico e pedagogico. Per comprendere meglio questo aspetto è bene ricordare che Benaiges applicava il 'metodo naturale' elaborato dal pedagogista Célestin Freinet che prevedeva una partecipazione costante da parte degli alunni, dettata dai propri bisogni, al processo di conoscenza. Freinet riteneva fondamentale l'utilizzo in classe della tipografia per favorire l'apprendimento della scrittura nell'ambito di una cooperazione degli allievi con il maestro e tra di loro. Ad uno spettatore odierno, abituato alla scrittura su computer, potranno sembrare metodologie preistoriche quelle che invece erano così innovative all'epoca da destare l'ostilità più bieca e cieca da parte della componente più retriva della società. Quasi tutti i quaderni stampati nella classe di Benaiges vennero bruciati pubblicamente perché realizzati nell'ambito di un processo di insegnamento considerato 'sovversivo'. Font riesce a restituirci il clima di quell'epoca mostrandoci la passione per l'insegnamento di Antoni (i docenti che ne sono privi producono più danni che vantaggi per i propri allievi erodendo in loro il piacere dell'apprendere) e facendoci leggere sul volto dei suoi alunni, anche dei più restii, la gioia per ogni nuova scoperta. Ma, con il percorso compiuto da Ariana, la nipote in cerca del passato del nonno prima che costui lasci questa terra, ci ammonisce sulla vigilanza. Benaiges insegna e viene messo nel mirino mentre il franchismo sta covando sotto la cenere alimentandosi con le posizioni dei cosiddetti 'benpensanti'. La Storia può ripetersi e certe lezioni andrebbero ascoltate.
 

Giulio Martini

Domenica pomeriggio

staziante omaggio ad una figura  vergognosamente obliterata nella  memoria ispanica ed elogio di un'utopia sospesa 

tra ricerca operativa   come metodo didattico  e apertura al futuro come criterio di evoluzione civile.

 

Qualche patetica sottolineatura ( evitabile) non pregiudica affatto un esordio  promettente, da confrontare con il -  più asciutto - "Vermiglio", cui assomiglia specie per il confronto tra generazioni, lo sfondo storico riconsiderato , le reazioni del borgo verso un esteaneo, la comune composta e lucida regia, al femminile.

Angelo Sabbadini

Lunedì sera

Il maestro che promise il mareracconta con semplicità e pudore l’irruzione della pedagogia di Célestin  Freinet in una scuola rurale spagnola destinata all’obbedienza. Attraverso il testo libero, la tipografia e la parola condivisa, il maestro Antoni Benaiges trasforma la classe in una piccola comunità democratica, restituendo ai bambini la dignità di pensare e raccontare. Il film mostra come questa fragile libertà diventi un atto politico, capace di terrorizzare il potere franchista. La promessa del mare non è solo un sogno: è l’immagine di un orizzonte possibile. 

Guglielmina Morelli

Mercoledì sera

A 50 anni dalla morte di Franco e 80 dalla vicenda narrata (il film si ispira ad un maestro realmente esistito) fa bene ricordare, dai nostri tempi cupi, il nero del franchismo. Si poteva fare con meno convenzionalità ma il risultato è più che dignitoso. Le due storie (passato e presente) scivolano l’una nell’altra con naturalezza e i bimbi, tutto sommato, sono spontanei e carini (meno qualche attore adulto, tra cui la protagonista Laia Costa insignita in Spagna del poco onorevole premio “Yo-ga” come peggior attrice dell’anno). I buoni lo sono davvero e i cattivi sono brutti ceffi ma, per una volta, può andar bene così.

Rolando Longobardi

venerdì sera

Sceglie di raccontare la vicenda su due livelli temporali la regista Patricia Font. Due piani distinti ma che mirano entrambe a focalizzare il ruolo della memoria come ricerca personale finalizzata alla costruzione della propria storia personale. Il mare come metafora di sogno realizzabile anche se lontano e di promessa comunque mantenuta fatta attraverso una relazione che nemmeno la violenza fascista può distruggere. In tal senso non è importante il corpo o le ossa, ma ciò che porta alla scoperta. 

Marco Massara

Jolly

Il film soddisfa le aspettative di un titolo forse troppo anticipatore e che ogni tanto rischia di cadere nel patetismo; d'altronde argomenti quali ‘maestri ‘rivoluzionari in ambiente rurale’ sono materiali da maneggiare con cura…

Ben riuscita la fusione tra i due tempi narrativi e molto curata l’ambientazione e la recitrazione e la condanna implicita del periodo del Franchismo.

Maria Cristina Cinquemani

E' un racconto apparentemente semplice, ma invece pieno di significati e sfumature.

Da una parte l'amore per il nonno e il suo passato, dimostrato da Ariana con la passione della sua ricerca, dall'altro la vicenda esemplare del maestro Antonio, pieno di idealismo ed entusiasmo per l'insegnamento, che è andato incontro consapevolmente ad una fine precoce e dolorosa.

Tutto ciò avviene in una cornice di semplici case di pietra che parlano di tempi antichi, di uomini che preferiscono ammazzarsi di lavoro piuttosto che perdere tempo per ottenere una pur minima cultura e di bambini che nella loro semplicità sanno apprezzare ciò che viene loro proposto.

Questo film ci esorta a non dimenticare gli orrori di un passato non troppo lontano che,  oltre alla Spagna, ha riguardato anche noi.