The Apprentice
da domenica 9 a venerdì 14 novembre 2025
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THE APPRENTICE
regia di Ali Abbasi
ulteriormente il livello dell’impegno accettando di dirigere un film diversissimo dal precedente, il suo primo in lingua inglese, ma altrettanto orientato a entrare nel merito della più stretta attualità politica. The Apprentice è infatti interamente incentrato sulla figura di Donald Trump. Il film – che attraverso il titolo evoca il reality show sull’imprenditoria condotto da Trump per 14 stagioni fra il 2004 e il 2015 – racconta l’ascesa dell’ex presidente Usa nel mondo dell’edilizia di Manhattan fra l’inizio degli anni Settanta e la metà del decennio successivo, approfondendo soprattutto il rapporto di Trump con il controverso avvocato newyorkese Roy Cohn e quello con la prima moglie Ivana Zelníčková.
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Giulio Martini domenica pomeriggio |
In cinema può far politica ? L' iraniano /danese Abassi dice ancora sì e - imitando con controllata ferocia, il genere USA dedicato a quasi tutti i Presidenti - fa il mazzo al megalomane, erotomane venditore di bugie,ma anche al suo "stregone". Il linguaggio del cinema a schermo intero e nel buio della sala è più forte della TV ? Si,specie se il film è ben fatto,come questo. |
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Angelo Sabbadini lunedì sera |
Ali Abbasi se ne intende di mostri. Dopo il serial killer di Holy Spider, racconta Donald Trump come Frankenstein: un corpo e una mente plasmati dal suo spietato mentore, l’avvocato Roy Cohn. L’idea è folgorante — e avrebbe potuto aprire a una riflessione grottesca sugli sviluppi del potere negli Stati Uniti d'America — ma la sceneggiatura di Gabriel Sherman, più giornalistica che visionaria, si arena in una ricostruzione didascalica, zeppa di fatti risaputi. Così The Apprentice finisce per ridursi a un assunto elementare: “Non c’è spiegazione per quest’uomo se non l’avidità e il capitalismo.” |
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Guglielmina Morelli mercoledì sera |
Abbas, proveniente dalla violenza del serial killer iraniano, si trova a narrare di un altro personaggio, ben più inquietante. Nel tratteggiare l'apprendistato di Tramp il regista alterna i momenti dell'ascesa del personaggio nell'America degli anni ‘80 con le traversie della vita privata e ne emerge l'immagine di un perfetto idiota manipolato da un mefistotelico mentore con orecchie a punta tipo rappresentazione medievale del demonio. Manipolatore che viene scaricato non appena il nostro diventa potente. Plot narrativo già visto, se non fosse che più o meno è ciò che è davvero accaduto e le conseguenze le vediamo adesso. Riflessione sul potere (Abbas parte addirittura dal maccartismo, stigma o vanto nella tradizione giuridica americana?), sui riflessi emotivi che provoca ma anche sul senso di chi da artista lo indaga e descrive. Non un capolavoro ma un film interessante e utile. |
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Rolando Longobardi giovedì sera |
Il regista non statunitense delinea un tratto di donald Trump assolutamente credibile e incredibile. Credibile in quello che pensiamo essere il soggetto e incredibile per come possa esserlo. Un film che su due ore lascia intravedere anche una trasforma fisica dell'attore che imperaonafica Trump), a cominciare dal labbro. Un mostro che si crea a immagine del suo mentore (avvocato) e che poi divora e getta via come fosse una liposuzione. |
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Marco Massara Jolly |
Il problema è che sappiamo come (purtroppo) è finita. E per questo era lecito aspettarsi qualcosa di più; invece siamo capitati in un’indagine stile anni 80: camera a spalle,i inquadratura sporca e montaggio arrembante, in nome di un “butto il sasso nello stagno e poi vediamo" . Il problema è che questo “poi” si vede poco o è sfocato e lo stile scade in una eccessiva scorrevolezza, che in politica diventa superficialità. Restano due interpretazioni magistrali ed il brivido nella schiena se si pensa a quanti avvocati Cohn ci sono in azione in questo momento…….. |
Maria Cristina Cinquemani
Bel film che tiene viva l'attenzione dal primo all'ultimo minuto.
Il personaggio è ben conosciuto ma, stranamente, viene presentato all'inizio come un giovane un po' impacciato, quasi ingenuo in confronto ai personaggi di cui ama circondarsi per poter sfondare nel mondo dei grossi affari newyorkesi.
Ben presto però ci si ricrede, mentre si succedono le conquiste che ottiene, soprattutto con metodi spregevoli e intrallazzi di ogni tipo.
Mi è piaciuta molto l'interpretazione di Sebastian Stan ma ho trovato superlativa quella di Jeremy Strong nei panni dell'avvocato Cohn.
Nel complesso una lenta discesa all'inferno che non credo possa migliorare l'opinione che abbiamo generalmente di Trump.
