La stanza accanto
da domenica 5 a venerdì 10 marzo 2017
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A M A R C O R D
regia di F.Fellini

Il film, che uscì nelle sale italiane il 13 dicembre 1973, si portò a casa l’Oscar e fu presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1974. Amarcord, la cui locandina e i titoli di testa sono opera del grafico statunitense John Alcorn, è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare. La notorietà di questo film è tale che lo stesso titolo Amarcord, univerbazione della frase romagnola "a m'arcord" ("io mi ricordo") è diventato un neologismo della lingua italiana, con il significato di rievocazione in chiave nostalgica. Amarcord è senza dubbio il più autobiografico dei film del regista riminese: il titolo stesso è un'affermazione e una conferma di ciò - a m'arcord "mi ricordo" - ed è proprio questo che Fellini ricorda attraverso gli occhi del suo alter ego (che per una volta non è Mastroianni, ma Bruno Zanin), il suo paese, la sua giovinezza, i suoi amici e tutte le figure che gli giravano attorno. Fellini ha 53 anni quando gira Amarcord ed è ormai da oltre trent'anni "esule" volontario da Rimini. Si è trasferito a Roma nel 1939 ed è tornato a Rimini poche volte: alla fine della guerra, ritrovando un paese ridotto in macerie e nel 1967, trovando già in atto il grande piano di urbanizzazione promosso dagli americani, che trasformerà Rimini da paese rurale a meta del turismo estivo giovanile. Dopo aver girato "Roma" (1972) e aver in qualche modo chiuso i conti (filmografici) con la città che lo ha adottato, si fa assillante il bisogno di continuare a mettere ordine, di "separarsi" quindi anche dal proprio paese natio, realizzando un film che evochi per l'ultima volta quel passato lontano eppure ancora così vivo. Ma nella sua carriera Fellini non ha mai girato una scena a Rimini: il "borg" di Rimini (il quartiere di San Giuliano) è ricostruito interamente a Cinecittà. L'elemento autobiografico nell'arte di Fellini, comunque, è senza dubbio quello preponderante, basti pensare a Intervista, Roma ed a I Vitelloni: quest'ultimo caso, può essere considerato il "seguito" di Amarcord: i ragazzi sono cresciuti, i problemi sono altri, ma possiamo sempre riconoscere in Moraldo, il giovane che alla fine del film abbandona il paese natale per andare a vivere in una grande città, il giovane Fellini, che abbandona Rimini verso Roma. Un'ulteriore vena di "passato" la troviamo nelle musiche del maestro Nino Rota: musiche dolci, leggere come i ricordi che accompagnano e mostrano agli occhi degli spettatori.
Il ventaglio di una vita si apre nella coralità di un'opera degna del miglior Fellini: grazie alla collaborazione dello scrittore Tonino Guerra, davanti agli occhi dello spettatore sfila una ricchezza tale di volti e luoghi, divertimenti e finezze, malinconie e suggestioni, da far apprezzare il film a tutto il mondo. Attraverso i toni della commedia venata di malinconia, Amarcord distilla generosamente umori e sensazioni. I protagonisti di Amarcord, e soprattutto le figure di contorno, non solo sono caricature di altrettante persone colte in un particolare momento storico; piuttosto, sono tipi universali, che vanno oltre la dimensione temporale per diventare immortali come, appunto, la poesia.
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giulio martini domenica pomeriggio |
film sempreverde, alla ricerca del "borgo perduto" , nel giogo di una adolescenza senza fine di futuri vitelloni impossibili da recuperare a qualsiasi forma di impegno. La vita dolce di paese, la strada, gli scherzi e i bidoni, in cui tutti erano anarchicamente e legittimamente alla ribalta - anche se ad un passo dal delirio - con visi e vestiti da giullari o clown tra mille infantili indimenticabili tentazioni boccaccesche e tanta voglia di far festa in ogni stagione dell'anno. |
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giulio martini domenica sera |
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angelo sabbadini martedì sera |
Che trepida attesa al Bazin per il ritorno di Amarcord! E che piacere nel rivedere l'archivio felliniano dei ricordi degli anni '30 con la sua felice lente deformante: ora trasosognata e ora beffardamente ghignante. Tanto è l'amore del pubblico del Bazin per l'immaginifico Federico che si arriva a anticipare a gran voce le battute e gli sviluppi delle sequenze, come si fa abitualmente con le canzoni popolari o con le arie operistiche. Trionfo! |
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carlo caspani mercoledì sera |
Fellini sempre dalla parte del cuore, in questo album di ricordi che piace tanto al pubblico perché meglio maschera, dietro lazzi e caricature, le onnipresenti angosce e manie del Maestro. Ma a rivederlo per la millesima volta, emergono prepotenti le note di malinconia che mi accompagnano da quel pomeriggio di fine dicembre 1973, quando, uscendo folgorato dal cinema, chi scrive dichiarò che Fellini è un genio, e per una volta tutti i suoi amici gli dettero ragione |
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marco massara
giovedì sera |
E’ davvero riduttivo esprimere con poche righe un commento ad un testo così ricco e che ogni volta rinnova e persino rinforza emozioni suscitate da un magistrale uso del mezzo cinematografico. La grande forza di Amarcord è nel fondere la Storia, le pulsioni ed il sogno, appoggiandosi all’apparente realismo della biografia per condurre lo spettatore attraverso balzi di genio creativo e nel mostrare cosa vuol dire ‘fare’ cinema. I ‘volti Felliniani’, Il Rex, il ballo sognato fuori dal Grand Hotel addormentato, il matrimonio della Gradisca: indimenticabili! |
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giorgio brambilla venerdì sera |
Fellini ha messo in scena i propri ricordi trasfigurandoli con immensa libertà creativa, anche se alcune figure appaiono riconoscibili. Ha creato un’opera che risulta profonda proprio perché non si prende troppo sul serio, come si vede dai narratori che si rivolgono direttamente allo spettatore: lo scemo del villaggio e un avvocato ripetutamente sbeffeggiato. Il film manifesta chiaramente che si tratta di una messa in scena, ma insieme tratteggia alcuni elementi che rendono chiaramente un’epoca nella quale era fortemente sentito la vita collettiva, con i suoi riti – non a caso il film si apre con la cerimonia della fine dell’inverno e si chiude con un matrimonio e un funerale -, ma anche le sue problematiche, a partire da un difficile rapporto con le varie autorità, si tratti di una Chiesa bigotta, del fascismo o di insegnanti senza alcun carisma, tutti capaci di castrare l’individuo, magari umiliarlo, certamente non di farlo crescere davvero. Solo la famiglia è parzialmente salvata. Di conseguenza l’altro importante tema è l’eterna adolescenza che caratterizza i giovani, ma non solo. Una società, quindi, guardata con un certo affetto, ma senza nasconderne gli aspetti ripugnanti, o almeno ridicoli |
