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FLOW
da domenica 11 a venerdì 16 gennaio 2026
FLOW
regia di GInt Zilbalodis

““Flow è l'eccezionale film di animazione in grafica computerizzata 3D (ma dal sapore fortemente artigianale) del regista lèttone Gints Zilbalodis, che riesce a creare una metafora allo stesso tempo cinematograficamente avvincente e filosofica raccontando in purezza, e con andamento incalzante, il flusso (questo significa "flow") della vita che gli animali assecondano con saggezza e sano opportuno.
Non ci sono dialoghi, solo immagini e suoni (eccezionale l'occasionale commento musicale dello stesso Zilbalodis insieme al compositore e connazionale Rihards Zalupe). Il tratto semplice e senza fronzoli risulta incantevole e quasi ipnotico nel trasportarci di sequenza in sequenza, e il fatto che rimandi in qualche modo al videogame non fa altro che aggiungere potenza metafisica alla storia.
Il gatto protagonista ricorda un po' quello che insieme alla gabbianella animava il film culto di Enzo D'Alò, e ci identifichiamo in lui come in qualunque eroe umano di avventura: sentiamo la sua paura, ammiriamo il suo coraggio, comprendiamo i suoi dubbi circa i compagni di traversata. E lo vediamo compiere gesti di generosità e altruismo dei quali ci domanderemo se saremmo altrettanto capaci, imparando a dare e a ricevere fiducia.(...)
Flow non è un film solo per bambini: anche gli adulti ne seguiranno con meraviglia l'animazione in costante movimento e si appassioneranno alle vicende mozzafiato del gruppetto di animali di fronte a sempre nuovi imprevisti. Il film di Zilbalodis è una continua invenzione artistica e narrativa, un incalzare incessante di piccoli e grandi eventi che scorrono insieme assumendo la forma mutevole dell'acqua.(...)
Flow è anche una parabola ammonitrice di ispirazione ecologista, ma non diventa mai una lezioncina pedestre o un "catastrophy movie". È invece un'ode alla solidarietà e alla cooperazione, necessarie per sopravvivere anche agli eventi che rischiano di annullarci per sempre.”
Paola Casella da MYmovies.it
Emilia Perez
da domenica 18 a venerdì 23 gennaio 2026
EMILIA PEREZ
regia di Jacques Audiard

“Emilia Perez è un musical, costruito in quattro atti operistici, con una scansione regolare di parti cantate e numeri coreografati, scritti dall’artista francese Camille (le parole con Audiard, la musica con il compagno Clément Ducol), anni luce distante da La La Land, forse più vicino a un Les Parapluies de Cherbourg di Jacques Demy, ma girato da Pedro Almodóvar.
È camp, kitsch, e non soltanto perché racconta la transizione sessuale di un narcos messicano, Juan Manitas Del Monte, che vuole ottenere il corpo femminile che ha sempre desiderato vivere. Il lavoro sul corpo è il tratto essenziale del film, a partire da quello della protagonista, Karla Sofía Gascón, attrice che ha realmente sperimentato la transizione di genere e ha fortemente voluto interpretare (nonostante le perplessità iniziali del regista) entrambi i ruoli: quello di Manitas e quello di Emilia.
Una straordinaria iperbole attoriale, che l’ha portata a essere l’uomo che non è più (Carlos) e anche quello che non è mai stata, perché Manitas spiega bene di aver dovuto, contro (o forse solo ai margini de) la sua volontà, essere il più spietato, spregevole, animale del “porcile” in cui è vissuto, quello dei narcos: padre amorevole, marito distante, assassino ferale. Ma insieme Gascón interpreta anche la donna che è già stata e non è più, perché la sua Emilia si inebria dell’iper-femminilizzazione entusiasta immediatamente successiva alla transizione, marcata dall’eccesso (di abiti, trucchi, protesi) che le deriva dalla spropositata ricchezza della sua precedente attività criminale.(...) Zoe Saldana è Rita, la promettente avvocatessa che accetta di aiutare prima Manitas (per denaro) a organizzare il cambiamento di sesso e l’allontanamento della moglie e dei figli, e poi Emilia a fondare (per ideale) l’associazione La lucecita, che aiuta i parenti dei desaparecidos a recuperare i cadaveri dei propri cari uccisi dai narcos.
Anche il suo personaggio, che illumina la scena dentro e fuori i numeri di balletto, si trasforma al mutare della condizione economica, dentro e fuori, da “dottorata” sotto-pagata a ricca socialite londinese, poi pasionaria e insieme personaggio pubblico di found rising.
È un film sul denaro Emilia Pérez, sul suo potere di corruzione e salvazione. Audiard è spietato, non cinico, brutale, crudele, e non nasconde mai che tutto ciò che Emilia e Rita ottengono è il frutto della fortuna di Manitas. Non c’è niente di pulito, nemmeno la prigione dorata dei bambini, l’incontro d’amore di Emilia con Epifanía,
l’azione di volontariato. Tutto è marchiato dal Male.(...) È un “film tia” questo Emilia Pérez, esorbitante nel suo regime di base, che più del musical è il melodramma, genere femmineo (non femminile) per eccellenza, ma insieme gangster movie e dramma sociale. (...) È un film sulla tragedia sociale del popolo messicano che vive tutti i giorni la dittatura dei narcos e le discriminazioni di genere, e insieme sulla forza soprannaturale dell’animismo che feconda e infervora la religiosità popolare. Audiard è molto attento a lasciare fuori (campo) tutto l’immaginario di entrambi i mondi, si tiene lontano dal primo come genere e dal secondo come appropriazione culturale.”
Andrea Bellavita da cinematografo.it
