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L'eccessiva lunghezza, la staticità e la ripetitività delle scene che si susseguono sullo schermo rischiano di annoiare lo spettatore, ma sono forse necessarie per creare la giusta atmosfera ove  rappresentare la prima conoscenza tra Elio ed Oliver ed il graduale evolversi del loro rapporto in un vera e propria relazione amorosa.
Protagonista assoluto è Elio che dopo una diffidenza iniziale verso questo intruso disinvolto al limite dell'arroganza, sicuro di se al punto di correggere le affermazioni del professore che lo ospita (carino e significativo lo scambio di battute sull'etimo del nome albicocca) e benvoluto da tutti, ne rimane affascinato e non appena percepita la sensazione di poter essere ricambiato (il dantesco "amor ch'a nulla amato amar perdona") dà libero sfogo ai suoi sentimenti e se ne innamora.
Sorprendente la maturità di questo diciassettenne bello, colto, sensibile che non si turba per questo sentimento verso una persona del suo stesso sesso e lo coltiva con costanza e determinazione malgrado le iniziali ritrosie di Oliver.
Determinante l'educazione ricevuta dai due splendidi genitori che certi di aver fornito il figlio degli strumenti necessari per affrontare la vita, gli accordano una piena libertà d'azione col fine unico di contribuire alla sua felicità; riscontri positivi ne hanno avuti a iosa in termini di brillanti esiti scolastici ed artistici, ma sopratutto per l'affetto e la confidenza che si sono saputi conquistare.
Il rapporto Elio-Oliver vive tutte le fasi classiche di una passione intensa ma inevitabilmente destinata ad essere di breve durata; il "tradimento" di Elio con Marzia potrebbe essere letto come un ultimo tentativo per uscire da una relazione imbarazzante e non accettata sino in fondo (il classico "chiodo scaccia chiodo"), ritengo invece sia stata solo una ripicca di un innamorato che si è sentito momentaneamente trascurato. Questo primo rapporto sessuale completo tra i due adolescenti consumato con leggerezza ed allegria che, alla luce del seguito della vicenda, avrebbe potuto creare rancore ed una frattura insanabile tra di loro, viene ben metabolizzato anche da Marzia a riprova della maturità e ragionevolezza che quell'ambiente colto ha saputo trasmettere ai ragazzi. L'accenno al libro di poesie di Antonia Pozzi prestato da Elio a Marzia non è certo casuale e stigmatizza il contrasto con l'intransigenza del padre della poetessa che troncando d'imperio il rapporto col professore di greco contribuirà non poco a compromettere il fragile equilibrio psicosentimentale di Antonia che a soli 26 anni finirà suicida nei campi presso l'abbazia di Chiaravalle.
Leggendo qua e là recensioni su questo film mi hanno infastidito osservazioni che arrivano a criticare Guadagnino perché ancora una volta rende protagonista una famiglia benestante e colta, quasi che ricchezza e cultura fossero delle colpe: lo sarebbero se volte allo spreco, all''ozio, all'esibizione sfacciata, alla prepotenza verso i sottoposti ed alla difesa di una situazione di privilegio a scapito degli altri, ma qui l'agiatezza è chiaramente al servizio della cultura, del bello, della tolleranza e l'accettazione piena delle inclinazioni sessuali dell'unico figlio maschio è la prova lampante della loro coerenza e rettitudine. Anche riferendosi al presente, al di là delle affermazioni formali e di principio, ne dovrà ancora passare di acqua sotto i ponti prima dell'accettazione completa e convinta del mondo lgbt e non me ne voglia l'amico Marco, ma pur guardandosi bene dal censurare l'amore omo gli è sfuggito l'augurio che, superato l'attimo di sbandamento, Elio possa rientrare sulla retta via.  Nel dibattito di venerdì si è anche colpevolizzato Oliver non per il rapporto omosesuale in se (sarebbe stato politicamente scorrettissimo!) ma per la minor età di Elio; sotto il profilo giuridico è ovviamente necessario fissare delle date, ma nella sostanza si parla di un diciassettenne colto e preparato: mi viene in mente il cancan della vicenda Berlusconi-Rubyrubacuori cui mancavano poche settimane per la maggior età, che ha tanto sollazzato l'Italia intera, ma che nello stesso tempo ha gettato discredito sia sui partiti al governo che su quelli dell'opposizione che l'hanno cavalcata e che ora si lamentano e stupiscono dello strepitoso successo dei movimenti protestari, antisistema e populisti.
franco.  francogarga@gmail.com

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Inizialmente infastidita dalle tavole imbandite di tutto punto per la colazione che richiamavano le immagini della pubblicità mi sono ben presto resa conto che si trattava di tutt'altro man mano che emergeva il quadro di una condizione alto borghese e intellettuale della famiglia di Elio. Difficile non sentirsi infastiditi anche da questo se non si appartiene a quella classe sociale ma si finisce per apprezzarne gli aspetti positivi se non ci si lascia prendere dall'invidia.

Tutto ciò che si vede e che si sente (il modo di assaporare i cibi, il raccogliere i frutti della natura, il contatto con l'acqua, la musica, le preziose statue dell'arte classica, i bellissimi giovani corpi di ragazzi e ragazze, la mollezza estiva e la vita un po' contemplativa) converge verso il bello ed una sensualità che coinvolge tutti gli organi di senso di un ragazzo in piena tempesta ormonale e lo porta a vivere un'esperienza omosessuale e romantica inaspettata.

Nessuno può dire se quello stato eccitatorio e mentale sarà il preludio ad un orientamento omosessuale o semplicemente entrerà a far parte nel mondo della ricchezza immaginaria che accompagna la vita sessuale.

È bello comunque che il regista ce ne abbia parlato come di una cosa assolutamente naturale che semplicemente accade.

Mimosa

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Tutto si svolge in quelle lunghe giornate assolate di vacanza, quando da ragazzi si gironzolava in bici senza meta, con qualche nuotata per rinfrescarsi, in una situazione da “Azzurro” di Paolo Conte, che ti fa venire nostalgia di quei momenti.

Un sensibile adolescente, ancora confuso sulle sue preferenze sessuali, si infatua di un affascinante giovane uomo dalle fattezze di Adone. Non si è certi se continuerà per questa strada o se si è trattato di un singolo episodio ma la scena finale sui titoli di coda, dove il bravo Timothée Chalamet ci fa vedere tutte le emozioni che gli passano per la testa, fino alle lacrime, con un ultimo sguardo in macchina che per un secondo ti fa sentire che è lui che guarda te, ci fa capire quanto la cosa l’abbia segnato profondamente.

Un difetto del film è forse quello di essere troppo lungo, è anche vero che forse il regista voleva immergerci in quel contesto di giornate languidamente noiose che spesso inducono alla ricerca di forti emozioni. La storia tra i due è molto bella, anche se non sono riuscito ad apprezzarla fino fondo perché ciò che è rimasto, ormai solo a livello inconscio, di una formazione cattolica del passato me l’ha tenuta distante.

Curiosa la pratica sessuale con la pesca.

 

Silente

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Il film di Guadagnino è noioso, pomposo e  irrealistico. 

Avrei tagliato senza pietà tutta la parte finale della gita a due nel bergamasco, che ha appesantito inutilmente un film già “pesante”.

Guadagnino vorrebbe forse essere De Sica o Visconti o anche solo Sorrentino, ma non c’è speranza. 

Il film è lunghissimo e il montaggio sincopato mi ha messa in difficoltà.

I genitori mi sono sembrati fuori dal mondo, soprattutto dal mondo fuori dalla villa  settecentesca dove si viveva di albicocche, Heptaméron (sic!), virtuosismo pianistico, tuffi nella bella e insolita piscina  e baci alla mamma. 

La leggerezza con cui questi genitori, un po’ troppo intellettuali, un po’ troppo ebreo-americani, hanno incoraggiato l’infatuazione  del figlio adolescente (e ampiamente minorenne) rasenta la sconsideratezza. 

Vedremo poi che il  bell’americano altri non era che un banale eterosessuale che si è concesso una trasgressione estiva prima del matrimonio...

Il film finisce per essere un elogio dell’omosessualità maschile; le foto delle statue attribuite a Prassitele, gli sguardi e gli approcci, fino alla filippica finale del padre... 

Le donne sono solo figure di contorno e anche un po’ ridicole, descritte da chi della psicologia femminile non capisce gran che. 

Immeritato il premio alla sceneggiatura.

Avrei premiato invece la straordinaria prova d’attore del giovane Chalamet, che da solo salva il film, assieme alla campagna cremasca.


Gerry



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Il film mi è apparso, per il ritmo blando iniziale, un po’ noioso: la bella scena intorno al monumento ai caduti di Pandino (una sorta di rito del corteggiamento tra amore e morte) interrompe un montaggio di brevissime sequenze.
Centrale è il corpo, presente ovunque nel film con la sua carica di offerta e ricerca, flessuoso, non immobile né statuario, come appunto sottolinea il padre. Un’ulteriore conferma il libro di poesie della Pozzi, che media il difficile rapporto tra Elio e Marzia.
Oltre alla scena della pesca è intrigante anche la ferita che ostenta Oliver, simile alle corruzioni delle statue che riemergono dal lago. Anche l’acqua, le immersioni, i bagni prima e dopo gli amplessi, le cascate … è un simbolo ricorrente.
Il tema dell’omosessualità, ripensandoci, è tangente a quello, molto più critico, del definire il proprio orientamento sessuale; in questo il riferimento al mondo greco non mi sembra appropriato. Oliver non vuole indottrinare il giovane, ma, Chiamami col tuo nome, essere un Elio che deve scoprire dove indirizzare il proprio desiderio, che poi sfocerà nel matrimonio.
Ed il giovane è stato usato? Oliver gli ha posto le domande e offerto una risposta, ma Elio non rischia il riformatorio, perché il vero centro dell’azione è apparsa la madre, per restare al Simposio di Platone, molto più Diotima di quanto Oliver possa essere un Socrate. È lei che, tra una marmellata e una lettura in tedesco con traduzione simultanea, tiene il controllo della famiglia, ne dà i tempi e le soluzioni, il modo di praticare l’ebraismo, le prove da superare come la camicia regalo della coppia gay, le confidenze di Oliver, il viaggio a Bergamo, il recupero in auto del figlio. Infine la telefonata con con l’annuncio che la prossima assistente sarà femmina: decolpevolizza Oliver, ma prospetta anche un’altra calda estate per Elio… e l’ingenuo padre crede che lei non sappia niente!

Quartotempo