ORION    MOVIES

CENTRO FRANCESCANO ARTISTICO ROSETUM

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PERFECT  DAY

Più che sulla guerra nei Balcani è un film sui cooperanti, il loro desiderio di essere di aiuto alla popolazione ma anche le loro difficoltà che si collocano su più livelli: tecnico, nel rapporto con la popolazione, con il personale dell'ONU e all'interno della stessa squadra.

Pur essendo un contesto di guerra, il film è gradevole sia perché si tratta delle ultime fasi del conflitto e sia per la sceneggiatura e una musica molto energica che accompagna alcuni passaggi. Penso che non si tratti di escamotage registici ma che realmente il senso dell'umorismo e forse anche la musica siano risorse indispensabili per resistere in quel tipo di contesto dove prevale l'orrore. E probabilmente è anche facile che nascano storie sentimentali, seppur magari effimere, sulla base della condivisione di ideali ed esperienze. Oppure che si creino quei legami forti nel gruppo che la corda del film in fondo rappresenta.

Anche il titolo è ironico e significativo di un racconto dove i nostri cooperanti, pur mettendocela tutta, non riescono a raggiungere il loro obiettivo a causa di vari ostacoli (la popolazione, i regolamenti dei Caschi Blu) e mi è parso che questo abbia dato agli spettatori un immagine svalutata sia dell'Onu e sia dei cooperanti facendoli apparire come inutili; ma non credo che fosse questo l'intento del regista.

In realtà i Caschi Blu vengono rappresentati, come è giusto che sia, attenti ai rapporti diplomatici fra gli stati e rispettosi degli accordi e delle regole ed i cooperanti come idealisti, determinati, coraggiosi, pronti a rimboccarsi di nuovo le maniche anche per missioni poco accattivanti, subito dopo le sconfitte.

Io stessa, nel mio viaggio in Palestina, che da 70 anni vive una drammatica occupazione da parte degli Israeliani, ho avuto modo di constatare il ruolo importante dei volontari di varie associazioni anche italiane nel supportare la popolazione con iniziative di vario genere (protezione, ricostruzione, formazione al lavoro per le donne, espressivo-ricreazionali per bambini e ragazzi, ecc.) mentre nel mondo si battono per sensibilizzare al rispetto per la legalità internazionale e dei diritti umani.

Mimosa - gmasotta@email.it

 

 

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La guerra è quasi finita ma continua ad aleggiare nell’aria. Non viene sparato neanche un colpo e le situazioni più cruente, buon per noi, sono appena accennate ma ugualmente si respira il conflitto, sottolineato dalla illogicità delle situazioni. Non funziona niente. C’è sempre un nuovo ostacolo che impedisce di risolvere i problemi. Anche semplicemente procurarsi una corda.

 

In questo contesto una banda di quasi eroi, al limite della burletta, si prodiga per poter meritoriamente aiutare la popolazione. 

 

Un film interessante sulla babelica incomunicabilità dell’umanità (tranne per un bambino che incredibilmente capisce tutto) anch’essa causa stessa delle guerre e sul conflitto dei Balcani, così vicino e così troppo poco raccontato.

 

Notevole il paesaggio e le strade dell’Andalusia, in Spagna, dove è stato girato il film e l’inquadratura dall’alto del villaggio devastato dalle bombe e dalle mitragliate. Chissà se reale o ricostruito?

 

Silente

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La guerra è sempre stato un tema privilegiato nelle rappresentazioni filmiche con approcci e finalità diverse.
Il più delle volte è celebrata come una avventura gloriosa ed affascinante che premia i "nostri", buoni per definizione, e punisce il nemico malvagio di turno; si esalta lo spirito patriottico e si minimizzano le crudeltà ed i danni collaterali sulle popolazioni civili.
Poi ci sono i film classificati "antimilitaristi" che, pur spettacolarizzando le azioni  belliche, sottolineano le atrocità e le sofferenze sia dei combattenti che dei civili (apocalypse now, uomini contro, orizzonti di gloria, full metal jacket, la sottile linea rossa, la grande guerra, l'arpa birmana, solo per elencarne qualcuno). Una citazione a parte meritano rare opere che manifestano il loro pacifismo con leggerezza ed ironia, ma con efficacia non inferiore all'esibizione di corpi sofferenti e mutilati; primi fra tutti "il grande dittatore" ed "il dottor Stranamore".
Infine ci sono i documentari che però non se li fila praticamente nessuno e tra questi inserirei tranquillamente "perfect day" (splendide le riprese del percorso montano coi fuoristrada!).   Bene ha fatto f.l.de Aranoa a cammuffarlo in un film appiccicando su una trama esilissima vicende improbabili, se non inverosimili valorizzate dal mestiere di b.del toro e t.robbins  che hanno consentito a noi spettatori di passare piacevolmente i 106' della proiezione.
Ho trovato molto ben rappresentata la popolazione locale con la sua incredibile capacità di sopportazione dei danni e dei lutti provocati dalla guerra, la consapevolezza che ferite e divisioni tra le parti in conflitto non si rimargineranno automaticamente con la stipula della pace e l'estrema diffidenza verso gli stranieri che vedono come corpi estranei anche quando portano aiuti umanitari. I ragazzi in particolare sembrano aver assorbito tutte le negatività della guerra, incapaci di metabolizzare la violenza e gli orrori cui hanno dovuto assistere impotenti. Nel caso in questione poi, una pace imposta dall'intervento di altre potenze, ognuna della quali con specifici interessi economici o di sfere d'influenza geopolitica, gli stessi che avevano forse favorito la deflagrazione dello stato unitario jugosylavo, non poteva che concretizzarsi in trattati mediati e complessi che come ben rappresentato dal film, hanno influito negativamente sull'operatività delle organizzazioni internazionali delegate all'assistenza della  popolazione ed al ripristino di normali condizioni civili.
In condizioni normali e di pace tutti si dichiarano sempre contrari alla guerra per la soluzione dei conflitti tra popoli, ma ciononostante guerre ce ne sono sempre state e purtroppo sempre ce ne saranno: è un veleno che lavora nascosto alimentato da ambizioni e frustrazioni che di solito maturano lentamente nel tempo autoalimentandosi, sino ad indurre comunità più o meno vaste ed omogenee a combattersi tra di loro, imputandosi l'un l'altro la responsabilità di costituire  un ostacolo insormontabile al raggiungimento dei propri sacrosanti obiettivi. È quindi sempre utile la produzione di spettacoli di vasto seguito che ci ricordino le atrocità delle guerre , come pure film come questo che ne illustrino anche l'assurdità, al limite della stupidità.
franco.   francogarga@gmail.com

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Perfect day, un film che desideravo vedere già da tempo, dopo aver letto una recensione sulla rivista " Il ragazzo Selvaggio" del Centro Studi Cinematografici.
Mi incuriosiva il tema, fuori dal consueto, collaterale ad un argomento che trattava della guerra. E direi che il regista F.L.de Aranos è riuscito, sorprendentemente,a destare interesse e attenzione costanti, via via crescenti, alla maniera di un triller che segui con il fiato sospeso.
Tema collaterale quello di un pozzo, che può essere inquinato dalla presenza di un corpo in stato di decomposizione, deprivando la popolazione superstite dell'acqua potabile. Tuttavia tema non meno importante, che illustra lo sfacelo sull'uomo e sulla natura provocato dalle guerre. Tema che si amplifica e si arricchisce di risvolti imprevisti, toccando in profondità i sentimenti umani: la pietà, la compassione, la rabbia e il senso d'impotenza dell'uomo di fronte alle assurdità della guerra. In particolare l'assurdità di un mondo burocratico che ricalca, meschinamente, le tante piccinerie cui l'uomo si assoggetta, senza superarsi, senza andare OLTRE.
Un film che dischiude altri orizzonti, facendo riflettere su aspetti inconsueti e paralleli, conseguenti all'insensatezza delle guerre, che non conosciamo o su cui non siamo abituati a  soffermarci. Simile al sasso che, percuotendo la superficie dell'acqua, riesce a generare cerchi concentrici che si moltiplicano all'infinito.
 
Giuliana Pagnoni