ORION    MOVIES

CENTRO FRANCESCANO ARTISTICO ROSETUM

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flavio acquati


giulio acquati

Un’ottima sceneggiatura, sia per quello che riguarda i dialoghi, che per la struttura generale del film. Ci troviamo infatti davanti ad una storia concepita circolarmente, dal punto di vista narrativo, ovvero si parte da un punto A per ritornarci a seguito di una serie di vicende che porteranno la storia ad una leggera deviazione finale, che potrà modificare e risolvere leggermente la storia o ritornerà al punto di partenza. Oltre che alla circolarità della storia, che ruota tutta attorno al tentativo dei protagonisti di liberare un pozzo da un ingombrante cadavere, il ritmo stesso del film, altalenante, tra momenti movimentati e lunghe pause e rallentamenti, riesce a comunicare allo spettatore la difficoltà, l’assurdità e l’insensatezza della guerra anche quando non si parla di soldati e battaglie, ma di civili e di aiuti umanitari.
marco massara                   Suggerire senza mostrare è la chiave di lettura di questo film pressochè perfetto come dice il suo titolo. Un episodio sicuramente marginale rispetto alla tragedia della guerra di Bosnia accende il meccanismo narrativo basato sulla ricerca della corda che risolverebbe il problema. Ne nasce una sorta di road-movie in un paesaggio aspro ed inospitale ed il tragitto  è caratterizzate da fermate,  ognuna delle quali suggerisce un aspetto della tragedia collettiva. Lo spettatore è invitato a seguire la vicenda ed a riflettere su quello c’è sullo sfondo. Un grande esercizio di equilibrio.
matteo mazza

carolina papi

Film gradevole, ma con qualche caduta di ritmo e di stile. Non mi ha lasciato chissà quali suggestioni, ma non mi ha certo annoiata! Non sono però riuscita a riconoscerlo come esempio di cinema “europeo” in quanto, forse per il cast internazionale, non mi è sembrato diverso da molti film americani di genere avventuroso. Il richiamo alla guerra dei Balcani è, anche per ammissione del regista/sceneggiatore, più che altro un pretesto per parlare, più in generale, dell’irrazionalità della guerra e del frustrante ruolo degli operatori umanitari. Il finale sembra proprio dimostrare che, alla fine, è la natura a rimettere le cose a posto e che l’uomo, in tempo di guerra, è sia un produttore che una vittima del caos!

giulio papi