Titolo

C'è ancora domani

 

da domenica 28 aprile a  venerdì3 maggio 2024

vai ai commenti degli animatori

vai ai commenti del pubblico

C'E'  ANCORA  DOMANI

REGIA DI PAOLA CORTELLESI

REGIA: Paola Cortellesi

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Furio Andreotti, Giulia Calenda, Paola Cortellesi

FOTOGRAFIA: Davide Leone  -  Montaggio: Valentina Mariani -- Musiche: Lele Marchitelli

INTERPRETI: Paola Cortellesi (Delia), Valerio Mastandrea (Ivano), Romana Maggiora Vergano (Marcella), Emanuela Fanelli (Marisa), Giorgio Colangeli (Ottorino), Vinicio Marchioni (Nino), Francesco Centorame (Giulio), Lele Vannoli (Alvaro), Paola Tiziana Cruciani (Sora Franca), Yonv Joseph (William), Alessia Barela (Orietta), Federico Tocci (Mario), Priscilla Micol Marino (Sora Giovanna), Maria Chiara Orti (Sora Rosa), Mattia Baldo (Sergio), Gianmarco Filippini (Franchino)

DURATA: 118'

________________________________________________________________

 

“Il tono è divulgativo, pensato per raggiungere il più ampio pubblico possibile, ma questo non va a scapito della sua vocazione autoriale, che è manifesta in scelte molto precise di colore (il film è girato nel bianco e nero della cinematografia d'epoca con grande attenzione filologica del direttore della fotografia Davide Leone) di formato (che cambia lungo il corso della narrazione), di commento musicale (…) L'aspetto più sorprendente del film è che, di fatto, è un horror, ma raccontato attraverso il filtro gentile della sensibilità di Paola Cortellesi, nel suo stile riconoscibilmente "leggero" che riassume ciò che abbiamo finora appreso di lei: la capacità di parlare di cose serissime rendendole appetibili, il rispetto della propria e altrui dignità. (…) C'è ancora domani contiene nel titolo una speranza, ma anche un monito importante: perché ci ricorda che le conquiste femminili sono avvenute appena ieri, e perché riporterà istantaneamente alla memoria di tutti, e soprattutto di tutte, almeno un episodio in cui la propria mamma, nonna, bisnonna sono state zittite, o è stato loro impedito di percorrere la propria strada in piena autonomia decisionale. Cortellesi ci rammenta che da questo veniamo, che fa parte del nostro passato recente, e che purtroppo succede ancora perché per chi stava dalla parte dominante del "si è sempre fatto così" reagisce al cambiamento e con la stessa violenza di allora.”

(Paola Casella da mymovies.it)

 

 

“Scritto con grande cura nelle caratterizzazioni e nella scansione degli eventi, il film non si accontenta del bozzetto storico attraverso un bianco e nero che evoca all’istante il neorealismo, ma prova anche a dire qualche cosa sulla condizione femminile che non sia scontato o retorico. Quella di Delia è la storia di una donna che reagisce a modo suo, come può e come riesce, a una vita ingiusta e che prova a riconquistare una dignità che le è stata portata via senza che quasi se ne rendesse conto. Per dare concretezza al suo sentire la Cortellesi regista sperimenta, giocando con i formati, dando ampio spazio alle scelte musicali che assumono valenza narrativa, trasformando con coraggio, e non senza stridere, alcune sequenze in audaci balletti (…). Non opta, come era più scontato, per il dramma a senso unico, ma trova uno stile personale in cui la tristezza evocata si bilancia con la capacità di sdrammatizzare. Tutto ciò fa passare in secondo piano alcuni dialoghi a uso e consumo dello spettatore (…), alcune approssimazioni (…) e mette anche a tacere un interrogativo che si fa subito strada: ma siamo ancora lì, in quell’Italia in bianco e nero tra le macerie che piace tanto agli americani? La risposta è nel retaggio culturale ancorato al patriarcato che ispira ancora troppo spesso il nostro agire. Ben venga, quindi, un cinema che con sensibilità e senza piegare la forma suadente al messaggio - che arriva perché è naturale evoluzione del racconto e non perché spiegato dai personaggi - ci ricorda quello che era, che in parte è ancora e che invece potrebbe essere.”

(Luca Baroncini da spietati.it)

 

 

C’è ancora domani è un film buffo, drammatico, a tratti sorprendente. Ha la sfrontatezza, il coraggio e l’incoscienza dell’opera prima. Le donne laboriose e vitali che Paola Cortellesi mette in scena sono tante ed eterogenee (…) Sono tutte donne che, mute, pazienti e rinunciatarie, hanno fatto l’Italia, hanno sperato un futuro migliore per i propri figli, hanno scelto senza saperlo (e quasi senza volerlo) di diventare protagoniste della Storia, di uscire dal cono d’ombra dell’anonimato (…) ma non è un film storico in senso stretto (per quanto faccia i conti con quella porzione di storia), non pretende la verosimiglianza tout court né si affida al rigore vibrante neorealista. È sì minuzioso nel restituire gli echi di un tempo e un clima oppressivo, ma anche lieve e ironico nel trattare gli aspetti più cupi e meno distensivi. (…) È cinema popolare e intelligente che conosce l’intonazione giusta e sa quale corda emozionale sfiorare per irretire, coinvolgere, intrattenere. I movimenti di macchina sono morbidi e circolari, oppure nervosi e febbrili a seconda degli stati d’animo e degli affanni di Delia. (…) Il film è corale, pieno di afflato e respiro, e gli si perdona, per eccesso di entusiasmo, qualche momento sopra le righe e non perfettamente a fuoco.”

(Mario Tudisco da spietati.it)

 

 

“Una lettera misteriosa. Il mittente sembra sconosciuto. Cosa c’è scritto? E soprattutto, chi l’ha mandata? Nel corso di C’è ancora domani quella lettera diventerà un dettaglio fondamentale. E forse già da quel dettaglio parte il primo omaggio del film al cinema italiano degli anni ’30 e ’40, tra l’evasione cameriniana dei ‘telefoni bianchi’ al Neorealismo con l’immagine della famiglia numerosa che vive in un seminterrato, le scritte sui muri di una Roma post-bellica (“Abbasso i Savoia, Viva la Repubblica”), la fila davanti all’alimentari per comprare la pasta e la presenza ancora di qualche camionetta degli americani in città. (…) Il primo film da regista di Paola Cortellesi è più che convincente proprio per come ricostruisce nel dettaglio l’atmosfera dell’Italia del dopoguerra sottolineata dal bianco e nero della fotografia di Davide Leone (…) C’è ancora domani è un film che ha un sorprendente equilibrio perché non vuole farsi piacere a tutti i costi. Quello che conta prima di tutto è la voglia di raccontare una storia che chissà da quanto tempo Cortellesi aveva in testa.”

(Simone Emiliani da sentieriselvaggi.it)

 

 

“Funziona tutto nel suo film, in primis il cast in stato di grazia (…) riesce nell'impresa impossibile di risultare sia divertente che commovente per motivi e passaggi narrativi che ci guardiamo bene dallo svelarvi. Paola Cortellesi mette tutta la sua bravura, la sua sensibilità e il suo spessore di attrice al servizio di un personaggio di quelli memorabili, mostrando rara padronanza nel tenere insieme i sentimenti più contrastanti, dalla rabbia per le violenze e l'ingiustizia secolare di trattamento subito da intere generazioni di donne, alla poesia del sentimento platonico e del sogno, dall'umorismo fine e dissacrante (si ride anche della morte) alla potenza di fuoco del senso civico alla base di un sistema valoriale semplice ma integro che Cortellesi intende rievocare e ricordare a chi guarda. E ci riesce, creando quel senso di immedesimazione e appartenenza in chi guarda tipico soltanto dei grandi film.”

(Claudia Catalli da wired.it)

 

 

 

Giulio Martini

(domenica pomeriggio)

originale rilettura romanesca e postmoderna del neorealismo in uscita dagli studi di  Cinecitta' ed ambientata in uno degli ultimi luoghi della Capitale non ancora filmati.

L'ironia spalmata sui personaggi , stereotipati eppure verosimili, rimodula il racconto evitando melodramma  e sceneggiata. Con astuzia l'intreccio gioca sul " topos" delle carte nascoste e delle possibili tresche amorose per dar fiato ad un sorprendente ma sincero credito al ruolo della politica nell'attuazione del programma femminista.

Le donne italiane ( con o senza rossetto sulle labbra, e magari con i denti macchiati dal  malizioso cioccolato americano)  hanno finalmente diritto - grazie anche al giorno successivo all' apertura dei seggi del Referendum del '46 - di  aprire  bocca. Non saranno più essere zittite in pubblico dai  maschi di ogni ceto sociale...

 

Angelo Sabbadini

(lunedì sera)

Apoteosi del femminile negli ultimi film del Cineforum: Chiara, Freddie, Emily e Delia sono le volitive eroine che hanno intrigato gli spettatori del Bazin. Chiude la rassegna nella rassegna la funambolica Paola Cortellesi che è riuscita nell’impresa di portare una valanga di pubblico al cinema tra cui anche una significativa percentuale di giovani. Quali le ragioni di questo successo? Senza dubbio la denuncia del maschilismo becero, come sottolineano molte spettatrici del Bazin, ma anche, a ben vedere, l’uso di un virtuosismo cinematografico che spiazza sistematicamente lo spettatore. Proviamo a seguire, ad esempio, la traccia della musica: la canzone che apre il film è Aprite le finestre (1956) di Fiorella Bini, tutta giocata in chiave beffarda e comunque funzionale al contesto che guarda al cosiddetto Neorealismo rosa. Ma poi la musica dei nostri tempi irrompe nel film e ascoltiamo con stupore Calvin di The Jon Spencer Blues Explosion, tra blues e funk, l'hip-hop degli Outkast di B.O.B. (Bombs Over Baghdad) e il northern soul di The little things di Big Gigantic featuring Angela McCluskey. Insomma la neo regista Cortellesi si diverte a giocare con una serie di materiali eterogenei che assembla con azzardi che mandano in bestia i cinefili ma seducono il pubblico. La sequenza tanto discussa della violenza domestica che diventa un balletto sulle note di Nessuno, brano portato al successo da Mina nel 1960, è un altro esempio che ci racconta di uno stile eterogeneo che, come ultimo colpo, conquista anche la platea del Bazin.

 

 

Guglielmina Morelli

(mercoledì sera)

Forse per spiegare il successo di questo film sarebbe opportuno scomodare psicologi o sociologi, potrebbero spiegarci quali corde ha toccato, quali comportamenti rimossi ha riportato alla luce, quali esperienze ha ricordato. Non è stato solo un film ma una sorta di autoanalisi (o psicodramma) della nazione. Ogni comportamento repressivo e maschilista è ogni autodifesa femminile ci sono noti, fanno parte del nostro vissuto e questo supera ogni valutazione estetica del film. Film che, tra l’altro, non è così brutto come certe livorose analisi affermano (e anche qui ci starebbe bene lo psicologo); c’è ironia e acutezza nella storia, una buona recitazione, una colonna sonora che rivela tutta la modernità (e post modernità) della vicenda. Soprattutto il film ci ricorda che la salvezza è nella solidarietà e nella partecipazione alla cosa pubblica.  Il domani del titolo è il giorno delle prime elezioni libere dopo il fascismo che videro una clamorosa partecipazione femminile, forse tornare senza timidezza e remore, alla partecipazione politica è il tema più sottile ma più perturbante di quest’opera.

 

 

Giulio Martini

(venerdì sera)

 

 

 

Giulio ha sostituito Giorgio

 

 

 

Marco Massara

(jolly)

Le intenzioni sono ottime (Bille August sarà contento), il tema  accattivante, serio e progressista, il bianconero  stupendo.

E allora perchè non dare un verde pieno? Perché il dosaggio tra lo sviluppo forte ed i risvolti in chiave di commedia non è perfetto, come qualcuno ha scritto, e rischia di indebolire ed annacquare l’intento progressista su cui si basa un film che segna un ottimo esordio che lascia ben sperare per le prossime opere.