Titolo

Chiara

 

da domenica 7 a  venerdì 12 aprile 2024

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C H I A R A

REGIA DI SUSANNA NICCHIARELLI

 

“1211. Chiara, ragazza di buona famiglia, decide di lasciare la casa del padre per seguire il percorso di Francesco d'Assisi, obbedendo alla regola di castità e di rinuncia ai beni materiali. Inizia così per lei una vita di preghiera, di servizio e di comunità, accanto a fratelli e sorelle, presso il monastero di San Damiano. A poco a poco Chiara emerge come una figura guida per le consorelle, opera miracoli senza nemmeno rendersene conto e raccoglie un seguito sempre crescente, che sfocerà nella creazione di un ordine sancito dal Papa. Ma non tutto sarà lineare e semplice, perché Chiara è una donna, e ad una donna molto di ciò che è consentito ad un uomo, ad esempio Francesco, è invece ostacolato. (…) Chiara viene considerata proprietà del padre e le viene vietato (inizialmente) il privilegio della povertà perché "senza possessione non c'è protezione", sua sorella biologica trova rifugio in convento per sottrarsi ad un matrimonio combinato, e alle Clarisse sarà vietato uscire dal convento per viaggiare verso i luoghi sacri della religione, perché "sono femmine, non frati".

L'accento di Nicchiarelli è anche sulla dimensione comunitaria e solidale che si crea intorno a Chiara, che rifiuta ogni impostazione gerarchica all'interno del suo ordine proclamando "qui non ci sono serve" e rifiutando di definirsi badessa. Ma la ragazza resta una figura carismatica che raccoglie e galvanizza l'energia femminile che la circonda (bella la scena in cui, cantando il suo nome, donne di ogni età e provenienza vengono attirate verso il convento), e la sua quieta determinazione conquista cardinali che diventeranno Papi, opera prodigi, cura gli infermi e le anime.

Centrale è il suo rapporto con Francesco, anche lui non immune all'attrattiva di Chiara, ma abbastanza "politico" da rinnegare il rapporto paritario e di convivialità con le sorelle, in quanto femmine "origine del peccato". Chiara invece resta radicale dall'inizio alla fine, continua a camminare a piedi scalzi e a lavare quelli delle consorelle, e alla fine, letteralmente, detterà le regole, quantomeno quella del suo ordine.

Nicchiarelli fa di Chiara quasi un musical, tutto sommato più vicino a Fratello sole, sorella luna (del quale però, per scelta, non ha la leggerezza) nella descrizione di una letizia tranquilla che a un film rivoluzionario come era stato all'epoca Jesus Christ Superstar, e resta un'ode al saper vivere femminile "sole ma insieme".

La giovane attrice protagonista, Margherita Mazzucco (la Elena della serie L'amica geniale) purtroppo non ha la potenza carismatica richiesta dal ruolo e all'impostazione fortemente pittorica del racconto avrebbero giovato toni più marcati.”.

Paola Casella da mymovies.it

 

 

 

 

 

Marco Massara

(domenica pomeriggio)

La consulenza e collaborazione alla regia della medioevalista Chiara Frugoni fa sì che il film immerga lo spettatore nelle esperienze sensoriali del periodo storico in cui la si dipana la vicenda di (santa) Chiara: una lingua ancora non completamente definita, il buio, il freddo, il cibo scarso (salvo non risparmiarci tutta la colonna sonora del ricco pasto del Papa).

Su questo sfondo Chiara si muove come una protofemminista, sollevando per la prima volta questioni che sono ancora aperte ai nostri giorni quali l’obbedienza e la società patriarcale. Il film ridimensiona anche la dimensione ascetica di S.Francesco e parla ‘forte e chiaro’, nonostante che la recitazione dell’attrice protagonista sia innegabilmente sottotono.

 

 

 

Angelo Sabbadini

(lunedì sera)

Un bel rompicapo il terzo film di Susanna Nicchiarelli ! Da una parte l’occasione imperdibile di conoscere Santa Chiara attraverso l’interpretazione straordinaria della medievalista Chiara Frugoni, il funzionale lavoro sul volgare umbro di Nadia Cannata, le sonorità dell’Anonima Frottolisti. Dall’altra l’inadeguatezza attoriale di Margherita Mazzucco e Andrea Carpenzano e la difficoltà della regista di trovare una sintesi tra musical, visioni pittoriche e miracoli quotidiani. Insomma il pubblico del Bazin si mostra incuriosito dall’operazione intellettuale sottesa al film ma alquanto perplesso rispetto ai controversi esiti espressivi dello stesso.

 

Giulio Martini

(mercoledì sera)

equilibrata e stuzzicante rivisitazione della santa "oscurata" da Francesco, in evidente confronto con i tanti film dedicati da oltre un secolo al Poverello.

Spunti tematici originali, scelte visive all'opposto dell'abusato Effetto Notte, stranezze nella colonna sonora.

Una Regista da incoraggiare e sostenere, con un bel voto,dati anche i film  precedenti.

 

 

 

Giorgio Brambilla

(venerdì sera)

Susanna Nicchiarelli costruisce un’opera-ossimoro la quale, mentre ci cala in modo filologicamente rigoroso nel Medioevo, con le sue superstizioni, come la paura iniziale del diavolo, la lingua volgare umbra antica, i costumi che richiamano il rigore pasoliniano, l’inserimento naturalistico dei miracoli, introduce elementi che rompono la finzione, come i momenti di danza, gli sguardi in macchina, e la canzone di Cosmo alla fine. Con questo stile racconta, da atea, la storia di una grande santa, giovane, ribelle, amante dei poveri, arrabbiata e intransigente prima di tutto con se stessa, ma anche con altri, inclusi i frati traditori e lo stesso Francesco. Si vede una volontà di ridimensionare l’infinitamente più famoso suo ispiratore, per rendere giustizia a una donna che, in quanto tale, ha dovuto faticare molto più di lui in un mondo maschilista e pieno di pregiudizi come quello di tanti secoli fa, in effetti non molto dissimile dal tempo attuale. Una scelta comprensibile, ma che lascia qualche perplessità, e produce un’opera che divide critica e pubblico, il che di solito è segno di una certa personalità

Guglielmina Morelli

(Jolly)

Brutta storia raccontare il medioevo al cinema (e molti ci hanno provato): o si ha una precisa idea da perseguire (il medioevo astratto di Rohmer, quello cialtrone di Monicelli, quello pop di Zeffirelli, quello riflessivo di Rossellini e Pasolini) oppure incombe il rischio del fallimento o, peggio, del ridicolo. Nonostante il supporto di una valente studiosa come Chiara Frugoni, il film non è compiuto: certo, era difficile dare voce (letteralmente) a chi ne aveva pochissima (le donne, gli emarginati) ma la regista, richiamandosi un po’ a molti, sembra fare fatica a trovare una sua strada. Chiara ora è arruolata nel gruppone del me too, ora è una radicale sovvertitrice sociale attraverso l’ordine da lei fondato, in cui non ci sono serve e badesse (e i fratelli francescani convivono allegramente con le sorelle clarisse in quella che sembra più una comune hippie che un monastero); compare persino una traccia di ironia nella costernazione con cui Chiara prende coscienza delle sue capacità taumaturgiche. Ma non siamo troppo severi: dimenticando qualche caduta di stile (la canzone di Cosmo), tenendo conto di oggettive difficoltà e della circostanza che gli esiti di altre opere sul tema sono ben peggiori, si può valutare positivamente il coraggio della regista nel proporre una seria riflessione in un mondo che ama ben altro della serietà e della riflessione.