Titolo

The Fabelmans

 

da domenica 12 a venerdì 17 novembre 2023

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THE FABELMANS

REGIA DI STEVEN SPIELBERG

 

“1952. Sammy Fabelman ha sei anni e al cinema non ci vuole andare, ha paura di affrontare quel mondo di giganti. La madre gli assicura che i film sono sogni indimenticabili, il padre lo rassicura descrivendogli il prodigio di una macchina che fa muovere immagini fisse. Davanti al loro bambino, Mitzi e Burt assumono ciascuno il proprio ruolo: la poesia da un lato, la tecnologia dall'altro. In sala Il più grande spettacolo del mondo di Cecil B. DeMille fa il resto. Sam esce dal cinema e l'avvenire è aperto. Reclutando come figuranti compagni di scuola e sorelle, comincia a girare western ed epopee belliche nel deserto dell'Arizona. Gli anni intanto passano e Sam, adolescente, scopre nel flusso dei suoi fotogrammi aspetti insospettabili della vita dei suoi genitori. Il padre, brillante ingegnere, vorrebbe seguire una promozione a Los Angeles, la madre, pianista che ha abbandonato la sua carriera per allevare i figli, vorrebbe restare a Phoenix. Il trasloco è inevitabile, il divorzio pure. Sam si rifugia nel cinema e in un'estate in 16mm prima di diventare grande e fare grandi film.  (…) La favolosa sequenza di apertura di The Fabelmans pone la prima pietra: davanti al grande schermo gli occhi del piccolo protagonista si spalancano di spavento e di meraviglia per l'incredibile scena di un treno che percuote in piena corsa una vettura sui binari. (…) È una lettera d'amore di Spielberg ai suoi genitori, The Fabelmans, a sua madre in particolare, a cui il film è dedicato. L'autore è nel pieno possesso delle sue capacità, sereno e finalmente pronto a girare 'il suo' racconto elegiaco e solare, attraversato da una felice malinconia. (…)

Il padre di Indiana Jones firma un'autobiografia romanzata, un'introspezione, un dizionario enciclopedico dei temi e dei motivi che coltiva da più di mezzo secolo: i volti meravigliati dei bambini, occhi spalancati e bocche socchiuse, i dialoghi scritti come massime ("Non basta amare una cosa, bisogna sapere prendersene cura..."), la perdita del conforto domestico come trauma irrimediabile, il confronto dei mingherlini di genio coi bellimbusti idioti e quell'incredibile senso visivo che gli permette di inventare immagini folgoranti. Una su tutte: le mani di un bambino che si fanno schermo per accogliere delicatamente un frame tremante, come un pulcino estratto dal suo guscio. (…) Il giovane Sam, che assomiglia a Steven come un fratello, pratica allora il cinema come un rifugio, un mezzo meraviglioso per fuggire e sublimare il mondo reale e le sue ingiustizie, un mezzo per rivelare anche la sua verità, per quanto cruda e crudele. Tre sono i temi essenziali, tutti avvincenti e personali, che strutturano questa saga intima: il potere incommensurabile dell'arte, l'antisemitismo brutale sperimentato dal protagonista al liceo, la rottura irreparabile tra i suoi genitori. Tre vene che alimentano tutto il suo cinema e fanno la somma con la lenta scoperta del continente femminile, un territorio ignoto e misterioso per il regista, scrutato tutta la vita da lontano. (…) Centrato sul suo personaggio e sulla sua famiglia, i suoi eroi hanno uno spessore reale, una vera densità psicologica, The Fabelmans lascia fuori la Storia. Spielberg sottrae a sorpresa il suo destino dal contesto americano. Inventa un Paese studio, senza guerra del Vietnam, senza minaccia nucleare o ossessioni per il comunismo, senza lotta per i diritti civili. La radio diffonde solo musica, i giornali non esistono. I costumi, che evolvono con la morale, passano per uno spinello che Sam rifiuterà di fumare.”

Marzia Gandolfi da mymovies.it

 

Giulio Martini

(domenica pomeriggio)

Con trattenuto narcisismo il favoloso re di Hollywood racconta le sue paure e la capacità esistenziale del cinema di scoprirle e curarle tutte.  E inchinandosi al cattolicissimo Ford, ( grazie allo scatto finale che modifica l'orizzonte sbagliato dell'inquadratura ) si auto-nomina suo ebraico allievo e successore nel sublime mondo pacificante degli eterni racconti  sullo schermo, dove non conta la parte, ma l'Arte.

Angelo Sabbadini

(lunedì sera)

Cosa caratterizza le ultime imprese cinematografiche di quel geniaccio di Steven Spielberg? La risposta non conosce indugi: il sodalizio con  Tony Kushner.  È stato il drammaturgo americano ad accompagnare la gestazione di The Fabelmas dal momento della prima gestazione dell’idea fino al trattamento della sceneggiatura. Un lavoro delicatissimo in cui  Tony Kushner è stato di volta in volta amico, sodale, terapeuta e infine sceneggiatore del leggendario Spielberg. E nel riuscito risultato finale la sua mano si vede tutta come ha riconosciuto lo stesso Spielberg.

 

Giulio Martini

(mercoledì sera)

 

Giulio ha sostituito Carlo che comunque ha inviato le sue impressioni come Jolly

 

 

 

 

 

 

Guglielmina Morelli

(venerdì sera)

 

 

 

 

 

 

Ritratto dell’artista da giovane: parafrasando Joyce così possiamo definire questo film. Del Spielberg maturo ha certe ossessioni, che rimpallano da qui ad altri film (l’antisemitismo, la distruzione della famiglia, ma anche il soldato Ryan, ET, e, ovviamente, il cinema, da De Mille a John Ford), ma anche un certo sentimentalismo rétro che lascia un po’ perplessi, accettabile solo se riteniamo questo un film in costume, alla moda degli anni ’60 (ma lo Spielberg degli esordi aveva già superato questa fase con lo splendido Duel, il suo film più bello). Ovviamente autoreferenziale, come il Belfast di Branagh; se vuole anche dirci che il cinema è ora sogno (i carrelli che si muovono nella burrasca o lo zio Boris) ora svelamento (Spielberg assicura che l’episodio del filmino da cui emerge l’attrazione tra la madre e zio Bennie è autentico) ora manipolazione (il gaglioffo biondo antisemita che sembra un eroe dell’Olympia di Riefenstahl) ora fiaba (il finale dolce-amaro); beh, è troppo lungo!

 

 

Carlo Caspani

(jolly)

Spielberg si racconta, parla di sé, della sua passione e mestiere, della sua famiglia così scombiccherata e affascinante da essere vera. Lo fa traendone un bilancio affettivo e professionale zeppo di ovvi rimandi alla sua produzione ultradecennale, dove la tecnica spesso rivoluzionaria si sposa alla sua visione intima del mondo. A quanti, erroneamente, lo tacciano di narcisismo, un semplice invito: vedete i primi dieci minuti del film, quando il Bambino scopre il Cinema in una sala zeppa di magia e sorpresa. Poi fate quel che volete, e tornate agli ultimi dieci minuti di proiezione, quando il Giovanotto zeppo di speranze e sogni incontra il Dio del cinema, John Ford, quello che faceva i film senza altri aggettivi, e assistete alla spiegazione del valore dell'inquadratura. A siffatta benedizione divina può seguire solo una grande carriera, e il prezzo del vostro biglietto è ampiamente ammortizzato.