Titolo

Illusioni perdute

 

da domenica 27 novembre a  venerdì 2 dicembre 2022

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ILLUSIONI PERDUTE

REGIA DI XAVIER GIANNOLI

 

 

LA CRITICA

Opera capitale dentro un'opera monumentale, "Illusioni perdute" è il vertice e il cuore battente de "La Commedia umana", manifesto balzachiano per eccellenza. Giannoli si è gettato sul romanzo di Honoré de Balzac come ci si getta sul ring, con la volontà di combattere, di sperimentare e di comprendere cosa ne è dell'ambizione nella Francia divisa tra la provincia e Parigi, sedotta dal successo e dal denaro. Cosa ne è della stampa oggi con la moltiplicazione dei titoli e dei supporti, l'invenzione di format e di rubriche, la diversificazione dei lettori potenziali. Perché non c'è rivoluzione senza crisi e perché certe rivoluzioni 'ritornano' ai fondamentali della stampa: il giornalismo partecipativo, il dialogismo, la conversazione, lo spazio social, il romanzo sociale.

Due secoli dopo, l'opera mostro di Balzac parla della nostra epoca. La Francia del 1820, che cercava di dimenticare la Rivoluzione e le guerre imperiali riempiendo i teatri, dialoga con quella contemporanea. Le parole di Balzac raccontano di oligarchie finanziarie, di compromessi tra politica e stampa, di banchieri al governo...

Classico nella forma, moderno sul fondo, Illusions perdues è abitato da un cast solido. Benjamin Voisin, Cécile de France, Vincent Lacoste, Xavier Dolan, Salomé Dewaels, Jeanne Balibar, Gérard Depardieu, André Marcon, Louis-Do de Lencquesaing, Jean-Francois Stévenin donano al film lo slancio di un racconto accessibile a tutti. Fuori intanto Parigi brucia quello che non incensa, secondo l'umore del momento e con la complicità della stampa.

da Mymovies.it

 

 

 

 

Giulio Martini

(domenica pomeriggio)

Con il taglio cinico e feroce che era della versione al cinema di un altro grande romanzo (Barry Lindon) e poche morbidezze e sensualità transalpine, il film intarsia caratteri e spaccati sociologici netti.

Balzac è reso in tutta la sua perspicacia di osservatore dei giochi di potere che si intrecciano nel giornalismo nascente e - profeticamente - nei mass-media, contro le illusioni della poesia e del bello,che pur con la sua vocazione/professione cercava.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guglielmina Morelli

(lunedì sera)

Alle prese con Balzac e con le Illusioni perdute di Lucien (giovanotto ambizioso che, “balzacchianamente”, abbandona la provincia agreste e luminosa per fare fortuna in una Parigi corrotta e sudicia) il regista se la cava benissimo. Se l’inizio può sembrare di un noiosissimo polpettone in costume, ben presto il film decolla vertiginosamente (anche nella struttura e nella narrazione) verso gli spazi della riflessione sul valore dell’onestà e sul significato della produzione artistica. Il protagonista diventa allora il denaro che passa di mano in mano e che, speso o guadagnato, è sempre lurida cartastraccia, strumento di menzogna e corruzione: così i giornalisti tanto della “libera stampa” quanto della “stampa governativa” si danno al miglior offerente, creando e distruggendo fatti, notizie, libri e persone, tra fake news e smentite ugualmente false. Tutti conoscono il gioco e lo praticano e il nostro giovane Lucien (come ci dice già nella prima scena la singolare voce off che ci guida nella storia) credeva di essere il più abile, ma non è stato così. I tratti da melò ottocentesco (la ballerina che muore di tisi o l’ossessione del titolo nobiliare) si intrecciano, con felice scelta di tempo filmico, con le tematiche del prevalere della finanza sulla politica e della manipolazione delle notizie, elementi propri del mondo contemporaneo. Ma interessanti sono anche i tratteggi dei legami che si instaurano tra i personaggi. Il protagonista non è in grado di distinguere chi gli è amico da quelli che lo hanno usato per poi distruggerlo celebrano il loro trionfo. Qui il protagonista non può che rimpiangere l’amore naif di Coralie, sepolta con un orribile funerale, osservato – di nascosto - dalla nobile amante in lacrime, sottolineando che forse solo l’amore può riscattare le illusioni perdute. Scopriamo, infine, che la voce off appartiene a Nathan, scrittore realmente talentuoso, ambiguo come tutti ma che, unico, è rimasto accanto al giovane sconfitto e umiliato. Forse il vero amico che Lucien, accecato dal denaro, non ha saputo vedere?

 

Carlo Caspani

(mercoledì sera)

Un monumento della letteratura come Balzac offre terreno fertile agli sceneggiatori cinetelevisivi per i personaggi e le atmosfere delle sue opere, anche se ormai bicentenarie. Xavier Giannoli sceneggia e dirige con puntiglio questi due terzi di Illusioni perdute, forse l'opera migliore dello scrittore, utilizzando un parterre de rois di autori e una ricostruzione precisa e affascinante di ambienti, atmosfere e décor: Ma quello che colpisce e coinvolge lo spettatore è la modernità, l'attualità della trama e delle implicazioni morali e sociali che vi sottendono: stampa e nuovi mezzi di comunicazione (l'inchiostro scorre come sangue, vitale e velenoso), una società ripiegata sul conservatorismo post-rivoluzionario, spettacoli esagerati, etica professionale in vendita al miglior offerente...Le illusioni perdute, mutatis mutandis, sono sempre quelle, e delle due l'una: o Balzac era un profeta, o la nostra cultura non impara nulla nel corso dei secoli.

 

 

 

Giorgio Brambilla

(venerdì sera)

 

Giannoli mette in scena un affresco della società della restaurazione postnapoleonica che ha quasi duecento anni ma sembra scritto oggi. Ci mostra da un lato gli operatori dei media, abili nel creare fake news, a far comunque parlare di sé, pronti a vendersi al miglior offerente; dall’altro i potenti intoccabili, che fanno le leggi a proprio uso e consumo, fieri di un perbenismo di facciata che nasconde le peggiori bassezze. E in mezzo tra le due fazioni tre creature illuse: Louise, che si sforza di promuovere la bellezza e la carriera di un giovane artista secondo lei meritevole; Lucien, che per un po’ prova a mettere da parte i propri ideali, salvo che non riesce a non bramare l’inclusione in quella nobiltà che pure disprezza; e Coralie, creatura adamantina, che vuol guadagnare denaro solo col lavoro, ma sia lecito buttarlo per amore. Tutti sono destinati alla sconfitta: l’ultima condannata a morire nella vergogna, gli altri a vivere nel rimorso per la rinuncia ai propri ideali, e per il contributo dato alla fine miserabile della giovane attrice dalle calze rosse.

Vedendolo capiamo perché un classico è un testo che ci dice chi siamo, oggi e sempre

 

Marco Massara

(fuori classifica)

Scorre fluida come l’inchiostro (e lo champagne…) la narrazione in questo interessantissimo film, che di storico ha solo la datazione e l’origine Balzachiana, ma che tratta temi attualissimi e si può dire invarianti nel tempo: dai ‘pennivendoli’ al ‘banchiere al governo (toh…)”. La passione per il giornalismo, quasi una malattia (ne conosco due o tre….) , è resa con la giusta intensità e con un ritmo sempre adeguato ed efficace uso della voce fuori campo per gestire i salti temporali.. Alcuni personaggi e situazioni si muovono a cavallo tra “Amadeus” e “Le relazioni pericolose” con una recitazione sempre in palla e ricostruzione storica impeccabile. Solo la colonna sonora ogni tanto è troppo insistente.