Titolo

Il ritratto del Duca

 

da domenica 23  a  venerdì 28 novembre 2022

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IL RITRATTO DEL DUCA

REGIA DI R.MICHEL

 

LA CRITICA

 

“La commedia (...) circoscrive il furto a pochissimi minuti per raccontare invece questo strano cavaliere delle cause perse, che vediamo raccogliere firme al mercato perché i pensionati possano essere esentati dal pagare il canone televisivo, autore di drammi che le televisioni hanno sempre respinto ma soprattutto campione di un Paese che cerca di fare i conti con gli ideali più alti e i bisogni più bassi.(...) quello che esce è il ritratto di un mondo popolare che si è sentito messo da parte e che vuole far sentire la sua voce (...) che sa nel profondo che la ragione dev'essere dalla sua parte. Michell lo racconta con empatia e la giusta dose di ironia, usando il buon senso tradizionale della moglie per sottolineare i comportamenti eccentrici del marito, attento a descrivere con pochi tratti i personaggi secondari (...) per raccontare con un po' di nostalgia e molta comprensione un mondo che oggi ci sembra lontano anni luce ma con cui non possiamo non entrare in sintonia, uniti dalla stessa voglia di resistere ai soprusi e di rivendicare i nostri piccoli margini di libertà.”

Paolo Mereghetti da Corriere della Sera

 

Il ritratto del Duca racconta una storia incredibile ma vera, che fece anche giurisprudenza, e che all'umorismo tagliente mescola la malinconia, raggiungendo i risultati più brillanti della parte dedicata all'esilarante processo di Bunton e regalandoci un gustoso affresco dell'Inghilterra dell'epoca.”

Alessandra De Luca da Avvenire

 

“Nel 1961, il governo britannico acquistò Il ritratto del duca di Wellington di Francisco Goya da un ricco collezionista americano che voleva portarlo con sé negli States. Lo pagò 140 mila sterline e lo espose con grande pubblicità nella National Gallery. Poco dopo, il quadro fu rubato (unico furto subito dal museo londinese) e per la restituzione fu richiesta una donazione di 140 mila sterline, per pagare il canone tv di pensionati e reduci di guerra. Il ladro, si scoprì, era Kempton Bunton, un sessantenne conducente di autobus pensionato di Newcastle che da tempo conduceva una personale battaglia contro il canone della BBC. Tutto vero e documentato, anche i tre mesi di carcere ai quali Bunton fu condannato per aver rubato la cornice, che a differenza del ritratto non era stata restituita: questo racconta Il ritratto del duca, l’ultimo film diretto da Roger Michell in pieno stile Ealing comedy (quelle impagabili prodotte dalla Ealing tra i ‘40 e i ‘50). Mano leggera, ritmo e arguzia delle battute sostenutissimi, grazie alla sceneggiatura di Richard Bean e Clive Coleman e all’alchimia tra Kempton e sua moglie (Jim Broadbent e Helen Mirren, ma tutto il cast è notevole), quel misto di attenzione al sociale, alla comunità, e di eccentricità che ha spesso rappresentato l’anima vera del cinema inglese. Niente populismo, non ci si piange addosso; se mai si sale su una cassetta in mezzo alla strada per declamare a tutti le proprie ragioni. Oppure le si espongono con realistico humour durante un processo nel quale la bizzarra solidarietà di un popolo all’apparenza formale si stringe intorno al protagonista.”

Emanuela Martini da FilmTV

 

 

                   

Giulio Martini

(domenica pomeriggio)

Più che il ripescaggio di un godibile caso giudiziario, il film è una sfida del regista al pubblico.

Continuamente e in mille modi si ragiona e ci interroga, durante il racconto, su come si deve costruire/organizzare una narrazione di successo.

Il protagonista è uno scrittore eternamente rifiutato, la polizia non sa interpretare gli indizi che ricostruiscano la storia vera, bravissima invece la grafologa a comporre con poco tanti elementi interessanti, incapaci - al contrario - il pubblico mistero e il giudice a star dietro e a controbattere al ritmo e alle battute dell'accusato /barzellettiere.

Ed è proprio la scioltezza dell'esposizione, il brio della novella con l'esemplare capacità empatica degli interpreti a dimostrare come si confeziona - da professionisti - una storiella qualsiasi, rendendo spumeggiante un evento che poteva ridursi, se mal presentato e confezionato, ad uno stupido e tutto sommato assurdo fatterello, di nessun interesse.

 

 

 

Angelo Sabbadini

(lunedì sera)

Serata omaggio per Roger Michell che ci ha lasciato prematuramente un anno fa dopo una bella carriera: da assistente di Samuel Beckett al successo planetario con Notting Hill. Le sue corde più sensibili le ha mostrate nelle commedie e “Il ritratto del duca” non delude le attese. Divertente, piacevole e paradossale il film in stile Ealing Studios è ottimamente girato e interpretato magistralmente da due premi oscar: Ellen Mirren e Jim Broadbent. Cosa volere di più?

 

 

 

 

 

Rolando Longobardi

(mercoledì sera)

Il regista Robert Mitchell è pienamente in grado di accompagnare lo spettatore (ammiccando con la macchina da presa), attraverso questa narrazione ricca di humor inglese e battute fulminati. La vera storia del furto viene lasciata in secondo piano ( e questo è un peccato), per fare emergere il vero "duca" e il vero ritratto: un padre, un marito, un cittadino, che riesce a tirare fuori il meglio di ognuno, sino alla comparsa del vero ritratto di una vita: quelli della figlia e del dramma che essa richiama. 

Rolando

 

 

 

 

 

 

 

Guglielmina Morelli

(venerdì sera)

 

 

 

 

 

Film di attori e di parola, dove ciò che conta è una sorta di organizzazione teatrale dello spazio (i salotti di casa e soprattutto l’anfiteatro – tribunale, organizzato come un vero e proprio palcoscenico) dove gli attori possono esprimere le loro (altissime) capacità recitative. Peccato il doppiaggio, la lingua originale dovrebbe garantire un di più di suggestione. La storia è quella che è, una vicenda bizzarra gestita da un omino bizzarro e della sua famiglia (la moglie saggia, un figlio operoso e uno scioperato, un assortimento di altri comprimari, la più importante delle quali è, però, in absentia e forse questa parte del plot poteva anche evitata, visto che è quasi totalmente irrisolta), qualche promemoria anni ’60 (la musica, lo split screen, immagini di una Londra che, da lì a poco, sarebbe diventata swinging) un piccolo film divertente e rilassante quanto basta per una serata al cinema (ma un cineforum forse chiede di più).

 

 

 

Carlo Caspani

(fuori classifica)

Commedia, ma non solo, molto British: ricostruzione di ambienti e persone impeccabile, la giusta dose di drammatizzazione rispetto alla storia "vera", una coppia di protagonisti, Helen Mirren e Jim Broadbent, che valgono ciascuno il prezzo del biglietto. Tra una strizzata d'occhio a James Bond e ai ladri "italiani" di opere d'arte (il furto della Gioconda mezzo secolo prima...) una Gran Bretagna confortante e un po' ottusa, un attimo prima che arrivi a suon di musica la swinging revolution. A salvarle l'anima il lucido anarchismo di un tassista/panettiere: l'altro lato, quello che più ci piace, dello spirito inglese. Merluzzo fritto, patatine e una pinta di ale per tutti!

 

 

 

 

 

 

Marco Massara

(fuori classifica)

“Absolutely British” . Una storiella semplice per fare emergere i tratti della ahimè da noi abusata, ma qui quanto mai  appropriata RESILIENZA britannica.

Un contrappunto tra la recitazione dell’ingenuo , idealista Kempton  e della concreta Dorothy , superbamente interpretati da un Jim Broadbent e una Helen Mirren in formidabile sintonia. Se il primo muove l’azione è soprattutto la seconda a fare emergere con discrezione la tenacia inglese, abbassandosi a togliere la cenere dal camino e a sgorgare un WC, pronta ad accogliere Kempton  all’ennesima uscita dal carcere sullo sfondo di ciminiere fumanti.

Un po’ meno comprensibile l’utilità di strizzatine d’occhio agli stilemi  del cinema anni ’70 come ingiustificati split-screen o titoli di testa a motore drammaturgico acceso.  Piccoli peccati veniali. 007 ringrazia.


 

 

 

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