Titolo

il capo perfetto

 

da domenica 9 a  venerdì 14 ottobre 2022

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IL CAPO PERFETTO

REGIA DI F.LEON DE ARANOA

 

N

LA PAROLA AL REGISTA

 

“Abile, divertente e manipolatore, Il capo perfetto è colui che trucca la bilancia, il burattinaio che tira le fila della situazione. La sua azienda produce bilance industriali ma quella che sta all'ingresso principale della fabbrica, un vecchio modello a due piatti, è storta. Blanco è un personaggio carismatico, abile nell'entrare spudoratamente nella vita dei lavoratori per migliorare la produttività della sua azienda, superando tutte le linee etiche e senza possibilità di ritorno. Un personaggio che, nonostante la sua amoralità, sentiamo vicino. Forse è il riflesso di ciò che siamo o di ciò che temiamo di diventare.

È il protagonista di un racconto tragicomico dell'ecosistema martoriato del lavoro, senza eroi o cattivi, lontano da ogni manicheismo. Di una commedia acida, dai toni oscuri, quasi black. Di uno sguardo corrosivo sui rapporti personali e lavorativi all'interno di un'impresa familiare che impiega un centinaio di lavoratori.

Il capo perfettoè in un certo senso il controcampo di I lunedì al sole, il suo rovescio oscuro. Quel film raccontava della disoccupazione, questo descrive il panorama del lavoro precario con chiavi estetiche e narrative simili: un racconto corale intessuto di storie che si intrecciano e interagiscono perversamente, attraversato dalla personalità seducente di Blanco. Il capo perfetto è un ritratto sulla spersonalizzazione e sul deterioramento dei rapporti di lavoro, riflesso di un'epoca in cui concetti antiquati come solidarietà, etica o bene comune sembrano essere stati cancellati dalla mappa dell'impiego dalla logica del profitto e della precarietà. L'immaginario della bilancia, metafora universale della Giustizia, inquadra il tutto: Blanco cerca a tutti i costi di ristabilire l'equilibrio finanziario della sua azienda, anche se per farlo deve armeggiare con i piatti.

Credo sia possibile un cinema complesso e artisticamente ambizioso, che lasci un ricordo di chi siamo o del momento che viviamo e che allo stesso tempo diverta, intriga ed emozioni. E che lo faccia con umorismo, a volte con leggerezza o cinismo, ma senza rinunciare mai all'impegno, alla verità e alla poesia. Che guardi alle radici di ciò che siamo per capire ciò che un giorno saremo. Un cinema che appare come una finestra sul mondo, che si occupa di ciò che accade fuori, sui marciapiedi del nostro paese, nelle nostre case, nelle nostre camere da letto, nei nostri centri di lavoro. Visivamente, Il capo perfetto fa da specchio trasparente della realtà ma non rinuncia a un'immagine brillante e sofisticata. La fotografia di Pau Esteve ritrae con eleganza il paesaggio freddo e industriale, che fa da sfondo agli eventi, ed evidenzia il calore dei personaggi e dei loro conflitti.

I movimenti della macchina da presa, inizialmente simmetrici, orizzontali e armoniosi, riflesso del perfetto equilibrio che Blanco ha raggiunto in ambito privato e in fabbrica, diventano sempre più dinamici e instabili man mano che la storia procede. La vertigine della camera a mano finisce con il sostituire l'orizzontalità delle prime immagini, accompagnando la deriva del protagonista. Anche la musica si comporta allo stesso modo: giocosa e amichevole all'inizio, apparentemente leggera, cambia nella stessa misura in cui cambia Blanco. La colonna sonora di Zeltia Montes è come una prodigiosa riscrittura musicale della mia sceneggiatura, una seconda pelle che ne coglie la complessità del tono, il suo difficile equilibrio. L'azione si svolge nella periferia industriale di una città di provincia, con i suoi casermoni grigi e impersonali. Nella navata centrale di una fabbrica, nelle sue alte passerelle. E nelle sue officine, tra il frastuono prodotto dai macchinari pesanti. Nei magazzini e nelle banchine di carico merci, con rampe in cemento, pallet e camion pesanti. César Macarron ha avuto un compito quasi titanico: quello di aver ridato vita a un'immensa fabbrica in disuso alla periferia di Madrid.”

 

Poichè non è stato svolto il dibattito e non tutti gli animtori erano presenti non vengono assegnati punti per il Super-Bonus finale

 

 

 

 

 

Giulio Martini

 metafora beffarda  dalla Spagna contemporanea ,che agli occhi del regista/sceneggiatore appare dominata da inconcludenti questioni identitarie di ruolo e da un arrivismo generale, che stermina valori ed identità personali.

Lavoratori protestatari solo per far spettacolo, padrone che non dimentica metodi squadristi ,femmine senza modestia, immigrati rampanti, polizia e politici  nullafacenti.

Ce n'è per tutti: mancano solo i religiosi iberici, mentre il totem/Toro, viene citato...

Bardem mattatore.

 

Angelo Sabbadini

È bello ricominciare da Fernando Leon De Aranoa ! Un cineasta che ha la fama del primo della classe: qualsiasi opera produca viene immediatamente premiata. Fortunato lui e fortunati noi perché il ragazzo (classe 68) vale davvero molto: ha uno spiccato senso della narrazione, è cinico e corrosivo e dopo averci raccontato la disoccupazione è capace di cambiare prospettiva e di regalarci una commedia nera che non si dimentica.

Carlo Caspani

Partenza di lusso con la nuova stagione al Bazin! Un po' di commedia e molto zolfo in questo "Il capo peretto" (ma il titolo originale la dice più lunga: "El buen patron"). Il regista de Aranoa  sfrutta al massimo le potenzialità del protagonista Xavier Bardem per ritrarre la figura di un padrone padre, senza figli, Blanco di nome ma non certo di fatto, che all'insegna del motto aziendale (Esfuerzo, Equilibriio, Fidelidad) regge la propria azienda di bilance di precisione, sforzandosi di mantenere un equilibrio infedele falsato da stagiste giovani, un licenziato irriducibile, una guardia giurata spergiura, cacche d'uccello e l'imminente visita di un comitato confindustriale; e il bilanciamento, che dovrebbe mantenere ogni cosa a posto, va a farsi benedire.=

Marco Massara

“Riso amaro”. Si ride perché Javier Bardem è irresistibile, ma soprattutto è ottimamente diretto con il punto giusto di gigioneria. Ma la risata si spegne rapidamente, in quanto il retrogusto amarognolo prevale. Assistiamo alle gesta di un grande ‘galleggiatore’, abile nel destreggiarsi tra numerosi elementi di conflitto, peraltro ben gestiti dal regista dell’indimenticabile “I lunedì al sole” di cui questo film è il controcanto. Un galleggiatore che non si fa scrupolo di alterare e privare di credibilità  (con un proiettile!) il simbolo della ricerca di un suo faticosissimo e probabilmente irraggiungibile equilibrio.