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E' stata la mano di Dio

 

da domenica 20 a  venerdì 25 febbraio 2022

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E' STATA LA MANO DI DIO

regia di Paolo Sorrentino

 

 

Napoli, anni '80. Fabietto Schisa vive un'adolescenza spensierata in compagnia dei genitori Saverio e Maria e dei fratelli Marchino e Daniela. Gli Schisa, circondati da una pletora di parenti e amici sui generis, sono molto uniti e nutrono un grande affetto reciproco, ma la loro serenità è guastata da alcuni eventi: la bella e spregiudicata Patrizia, sorella di Maria, viene picchiata dal marito Franco dopo avergli raccontato di un incontro miracoloso con San Gennaro e il munaciello, dietro il quale si nasconderebbe la tendenza della donna a prostituirsi; Marchino, aspirante attore, viene bocciato a un provino con il regista Federico Fellini e perde fiducia nelle proprie capacità; infine Maria scopre che Saverio l'ha tradita con una collega di lavoro e lo caccia di casa in seguito a un furibondo litigio. Ad alleviare questi problemi c'è un evento storico: il calciatore Diego Armando Maradona viene acquistato dal Napoli; la gioia e l'attesa per questa notizia coinvolge gli Schisa, i loro amici e l'intera Napoli e per Fabietto, dotato di estrema sensibilità, diventa il baluardo emotivo a cui aggrapparsi per superare tutte le tristezze........

 

Sorrentino torna a bagnare i panni in quel mare che "non bagna Napoli" per ripescarvi le origini della sua vocazione e rendere omaggio a chi, prima ancora dei Maestri, ha arricchito il suo mondo interiore: un padre istrionico, una madre giocoliera, una zia alienata e provocante, uno zio in grado di interpretare come "la mano di Dio" l'intervento di quel Diego Armando Maradona capace di "atti politici", come il celebre goal di mano contro l'Inghilterra, e di miracoli quotidiani, come quello di chiamare a sé - "in curva B, naturalmente" - il giovane Fabio, sottraendolo al destino tragico dei suoi genitori......


 

 

 

 

 

Giulio Martini

 

 

 

Amarcod in salsa sorrentina con cui il regista cerca di liberarsi di traumi, ossessioni e paure che oscurano il suo senso 

disgustato della vita riconciliandosi col paesaggio ed il mare del Golfo, se non di tutta la sua gente.

L' allievo di Fellini non ha la leggerezza sognante e carnevalesca del Mastro e si schioda poco dal mondo privatissimo e amaro della sua adolescenza.

 

 

 

 

 

Angelo Sabbadini

 

 

 

Amarcord doloroso e intimo: l'ultimo Sorrentino racconta la propria adolescenza e le chiassose dinamiche familiari ad essa legate. Film riuscito ed ispirato che descrive con tratto felice come il giovane Fabietto, liceale nella Napoli tra il 1984 e il 1986, supera la sofferenza devastante per la tragica perdita dei genitori e s'avvia verso la vita adulta.

 

 

 

 

 

Carlo Caspani

 

 

 

 

 

Esordio di superlusso della nostra rassegna forzatamente  sacrificata e ridotta. Costretto a saltare alcune proiezioni per problemucci di salute,  chi scrive ribadisce comunque il proprio amore per Sorrentino e il suo cinema e tv.
Alcuni d tra il pubblico troveranno questo lavoro "felliniano": ma Sorrentino non ha mai negato le ascendenze spirituali con il Grande riminese, da cui deriva la capacità di elaborare realtà e ricordo attraverso  la fantasia, talvolta lo sberleffo, ma sempre attraverso la lente dell'affetto.
Una famiglia scombiccherata (quale famiglia non lo è?), una sorella misteriosa e assente, una zia referente onirico/erotico per il giovane Fabietto, adolescente che ama Maradona, il cinema, studia dai Salesiani, è legato comunque alle sue radici carnali e spirituali. Ricordi, rimpianti, dolori, l'irrompere della tragedia, il recupero attraverso le passioni della cultura e la scoperta della vita (il regista Capuano, il contrabbandiere...). Insomma, un tassello cinematografico che si incastra perfettamente con La grande Bellezza e il suo Jep, con, i resilienti grandi vecchi di Youth, il rocker in missione di ricerca-vendetta di This must be the place, perfino con i papi televisivi, Young e New.
Il cinema, quello fatto bene, salva la vita e la migliora: l'inquadratura a volo su Napoli che chiude sull'inizio della narrazione vale il prezzo del biglietto, e dimostra che Paolo ci sa fare, e tanto, anche da un punto di vista tecnico.

 

 

 

Marco Massara

 

 

Pagato dazio verso Fellini con la splendida panoramica aerea iniziale che richiama l’inizio de “La dolce vita” e con una inquadratura di auto teatralmente incolonnate che richiama “Roma, Sorrentino mette in atto una serie di frizzanti attese: il matrimonio imminente, l’arrivo del 'MacGuffin’ Maradona, le pulsioni adolescenziali di Fabietto.

Poi la ‘banale’ tragedia di Roccaraso fa virare bruscamente il registro della narrazione che si concentra sia sulla iniziazione sessuale del ragazzino che sulla sua volontà e capacità di emanciparsi verso la propria vocazione artistica.

Sorrentino si conferma come autentico (e forse unico) autore del cinema italiano, afflitto da un momento di crisi generale di creatività legata alla pandemia. La sua abilità nel trattare un tema delicato come l’autobiografismo ne è una prova decisiva.

 

 

 

 

Giorgio Brambilla

 

 

È stata la mano di Dio è un film anomalo, che a metà cambia nettamente tono, passando dalla commedia alla tragedia. È anche un film nel quale lo stile del Sorrentino magniloquente che conosciamo si trova essenzialmente nella prima parte, mentre nella seconda è assai più sobrio. Questo contrasto spiazzante è giustificato dalla morte dei genitori: il regista, dopo aver cercato all’inizio di abbellire una realtà deludente, come facevano ad es. gli omaggiati Felini e Leone, sembra assumere una sorta di rispetto di fronte all’enormità della tragedia da lui vissuta. Si immerge quindi in profondità nel proprio dolore e fa risalire ad esso l’origine della sua volontà di fare cinema per creare mondi migliori e poter, finalmente, vedere e mostrare quell’osceno che a lui è stato negato. Fa insomma come la signora (niente affatto) Gentile, che cita l’iscrizione sulla porta dell’inferno dantesco per commentare il dolore di Fabio, creando un’opera che unisce il suo stile e mondo poetico alla sincerità sulla propria storia familiare e interiore