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A casa tutti bene

 

da domenica 19 gennaio   a  venerdì 25 gennaio 2019

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A CASA TUTTI BENE

regia di Gabriele Muccino

 

 

 

In Italia al Box Office A casa tutti bene ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 9,1 milioni di euro e 3,9 milioni di euro nel primo weekend. Merito della capacità del regista di usare i volti più noti e più cari al pubblico italiano nei suoi film corali e trasformarli in uno specchio (nel suo specchio) di una società in crisi, fra crisi d'identità, voglia di affermarsi, ambizioni, felicità mancate o ricercate e soprattutto una profonda analisi di se stessa. Se la critica italiana lo ha sempre un po’ snobbato (forse per una certa facilità di comunicazione, a mò di spot pubblicitario ed emozioni facili e trabordanti), all’estero – e soprattutto negli USA . Muccino si è affermato alla grande, raccogliendo consensi e applausi da parte di pubblico e di attori. È con questo film che Muccino torna in Italia, affermando “Dopo 12 anni di vita e di lavoro a Los Angeles, dopo aver viaggiato fisicamente ed emotivamente in luoghi lontani scoprendo cose che mai avrei immaginato, il mio è un vero ritorno a casa, anzi una sorta di ritorno ad Itaca di un Uisse un po' più adulto, che ha visto e vissuto tanto. Fare film permette di aprire la mia finestra sul mondo e restituire il mio sguardo da esploratore e osservatore. Qui c’è forse una sintesi di quello che ho realizzato finora (…) Attraverso la famiglia si raccontano le dinamiche delle grandi relazioni tra uomini e quindi la società tutta. I familiari che nel nostro film vengono a trovarsi a stretto contatto tra di loro, appartengono a diverse fasce sociali, hanno sofferenze finanziarie e inquietudini esistenziali. I bambini e gli adolescenti sono i testimoni impreparati e passivi di un mondo di adulti in tumulto. C’è chi comprende e chi non comprenderà mai, chi ha compiuto il suo viaggio e chi è ancora nella tempesta della propria vita. Gli adulti sono persone smarrite che cercano di essere migliori di quanto siano. Sono proiettati in avanti, soli con il proprio ego, lanciati verso un futuro che ritengono ancora possibile, carichi di voglia di ricominciare, apparentemente ignari del tempo che è passato e della irreversibilità dei propri errori (…) Ho cercato di raccontare la società del nostro Paese, non necessariamente solo quella di oggi, e lo sforzo esplicito o sotterraneo di sopravvivere, di "rammendare" il passato, rimediare, migliorare il domani e ripartire. Ho cercato di realizzare un affresco che raccontasse la vita tra pathos, emotività e spasmo febbrile nella ricerca della felicità, un film che fosse senza tempo e che riflettesse uno stato di inquietudine sicuramente tipico dei nostri giorni ma che presumo e sospetto sia stato figlio di ogni epoca. La famiglia è nata insieme al primo villaggio primordiale, è un contenitore di vita e quindi di tutte le dinamiche di sopravvivenza della vita stessa. La famiglia è il nostro luogo di partenza, di fuga e di ritorno.” (dalpressbook)

animatori

 

 

 

 

 

Matteo Mazza

Domenica pomeriggio

 

 

Festival della nostalgia (e avrebbe fatto bene ascoltare di quella "canaglia") di cui non solo non se ne sentiva il bisogno ma pure non se ne trova oggi il senso: un film così sembra fatto per farti uscire dalla sala più consolato e incoraggiato di come si è entrati. Ciò che sorprende è la completa inconsistenza di cui sono rivestiti questi personaggi così poco credibili e così poco amorevoli, così poco interpreti della realtà di cui, presuntuosamente, vorrebbero essere espressione, seppur paradigmatica e stereotipata.

Muccino vorrebbe essere ruvido e cinico nei confronti di una classe sociale e politica a cui sembra rivolgere l'accusa della situazione odierna ma alla fine riesce soltanto ad essere trash e predicatorio anche con gli unici personaggi "poveri" (Tognazzi e Impacciatore). Ma un trash che si prende sul serio e arriva da nessuna parte.

Il colore è il giudizio peggiore.

 

 

 

Giulio Martini

Domenica sera

 

 

 

la "formula Muccino" non si rinnova ma piace comunque. Qui il solito sistema costruttivo  quanto mai evidente è  tonificato grazie ad una verve  da sceneggiata napoletana portata dalla Impacciatore, attrice e sceneggiatrice: sogni traditi,innamoramenti che non diventano mai amori, figli disgustati dai genitori, bugie e canzoni. Purtroppo stavolta l 'amalgama regge con ritmo e senza sfilacciamenti, nonostante le tante inverosimiglianze.

 

 

 

Angelo Sabbadini

Martedì sera

 

 

L’ultimo, tempestoso film isolano di Gabriele Muccino ripropone e sintetizza il suo cinema di inadeguatezze, di urla e di tipizzazioni esasperate. Nel caso di “A casa tutti bene” Muccino si preoccupa di allargare la prospettiva generazionale e, come consuetudine, si compiace di frullare i suoi esasperati e esasperanti personaggi in una serie di scontri multipli dagli esiti imprevedibili. Quando l’acrobatica macchina da presa ha terminato le sue convulse evoluzioni allo spettatore rimane la sensazione di aver assistito a uno psicodramma di straordinaria superficialità.

 

 

 

Carlo Caspani

Mercoledì sera

 

 

Muccino è Muccino, nel bene e nel male: grandi passioni, tradimenti, abbandoni, incontri, litigi ecc. tutti sopra il rigo della partitura, musicale e non solo. In questo ritorno a casa (si fa per dire, l'Isola che non c'è dell'eterno Peter Pan è Ischia, il parterre di attori romani doc o acquisiti gioca in trasferta...) ci sono molte cose già viste e qualche leggera marezzatura di dolore vero sotto la salsa di canzoni, vino e poca allegria di questa conosciutissima compagnia di giro. Ghini e Tognazzi, con relative consorti Gerini e Michelini, promossi con sette. Per tutti gli altri sei politico, in attesa che Gabriele li dia, questi benedetti esami di maturità cinematografica....

 

 

Giulio Martini

 

Giovedì  sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio Brambilla

Venerdì sera

 

 

 

 

Muccino racconta in una pressoché totale unità di tempo e luogo un’azione, cioè l’autodistruzione di una famiglia durata cinquant’anni. Trionfano lo squallore, l’inganno, la negazione della realtà, l’egoismo. E così, o si finge di non vedere i tradimenti, anche perché qualche volta si sono ricambiati, come i due patriarchi, che potrebbero stare insieme un altro mezzo secolo; o le famiglie vanno a pezzi, nel corso del film o nel futuro prossimo. Poi ci sono Paolo e Isabella che ripartono, ma non si sa su quali basi, e comunque a prezzo della fine di un’altra coppia. Si salvano solo i figli di Sandra Milo, segnati comunque da altri gravi problemi (di salute o economici), e i due giovani che, visto l’esempio dei genitori, vogliono essere “giusti”. Non si sa se ce la faranno, ma glielo auguriamo, perché anche a noi, come a Luna, questi personaggi adulti fanno tanta pena. Un po’ troppa, in effetti: va bene essere nichilisti, ma una famiglia così è vuota in modo tanto programmatico da risultare inverosimile. E quando la storia non regge non c’è confezione, per quanto curata, che possa farne qualcosa di davvero buono