Titolo

Il giovane Karl Marx

 

da domenica 24 a venerdì 30 novenbre 2018

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IL GIOVANE KARL MARX

REGIA DI .R.PECK

: “Tra i venticinque e i trent'anni Marx elabora e consolida il suo pensiero, denunciando le malefatte del capitalismo e diventando l'ideologo della lotta di classe. In esilio da Berlino, vive tra Parigi Londra e Bruxelles: gli sono accanto la moglie Jenny von Westphalen e Friedrich Engels, figlio in rivolta di un ricco industriale. Assieme scriveranno Il Manifesto del partito comunista, il libro che accompagnerà le lotte operaie. Opera di due cineasti seri (l'autore del premiato documentario l'm not your Negro Raoul Peck e Pascal Bonitzer alla sceneggiatura), un biopic onesto, ma un po' troppo pedagogico, dalla regia molto classica. Buona la scelta del cast, anche se un Marx più attempato avrebbe potuto attrarre interpreti di gran fama. In attesa di capire meglio quale sarà il suo pubblico, se ne apprezza l'uscita in tempi - come i nostri - in cui molti predicano la fine delle ideologie politiche.”

(Roberto Nepoti, da Repubblica.it)

 

“Mi permetto di caldeggiare a tutti la visione di una pellicola che esce in Itala in questi giorni. Anche chi non ha mai letto un sol rigo di Carlo Marx e Federico Engels, vada al cinematografo a vedere il film Il giovane Marx. Si tratta di una pellicola che ricostruisce con perizia e acribia, sia pur perfettibili, la vita e il Denkweg, il “cammino di pensiero”, del giovane Marx: la genesi del suo pensiero dinamitardo e le perigliose vicende che caratterizzano la sua esistenza, sregolata ed essa stessa vocazionalmente ribelle. Può essere una buona maniera per approssimarsi a questo gigante del pensiero filosofico e politico moderno: per poi leggerne le opere e, in tal guisa, decodificare la società odierna, che non ha cessato di essere infetta dalle patologie a suo tempo denunziate e combattute da Marx (…) dopo il 1989 v’è più che mai bisogno di Marx: della sua critica glaciale del fanatismo classista dell’economia e dell’alienazione che mortifica il genere umano, della reificazione che tutto riduce a merce e del folle mito della crescita infinita. Dalla visione della pellicola, allora, ciascuno potrà capire come occorra ripartire da Marx e, dunque, affrancarsi dalla presa mortifera delle sinistre che l’hanno tradito nella lettera e nello spirito.”

(Diego Fusaro, da ilfattoquotidiano.it)

 

 

 

 

 

 

 

Marco Massara

Domenica pomeriggio

Lodevole l’intenzione, ma migliorabile il risultato.

Un mio sondaggio empirico all’inizio della presentazione rivela che solo 3 persone sulle 100 abbondanti presenti in sala aveva letto “Il capitale”. Questo dimostra che su Marx si sa solo per fama, mito o per sentito dire. Ben venga allora qualcosa che racconti, se non spieghi, la genesi di un movimento che nel bene e nel male ha cambiato la storia del mondo, soprattutto per i più giovani a cui la scuola sull’argomento insegna molto poco. Peccato però che il film sia troppo verboso, gli attori abbiano sempre la stessa faccia e le scelte stilistiche (come il colore desaturato) per lo più confondano le idee. Speriamo che qualcun altro riprenda la buona intenzione che salva il film dal giallo che da solo avrebbe meritato.

 

 

 

 

Giulio Martini

Domenica sera

 

 

senza omaggiarne in modo didascalico il bicentenario dalla nascita il regista haitiano riesce  a "materializzare"  finalmente sullo schermo la figura dello scorbutico e controverso filosofo tedesco, ma affianca a lui e al su "Angelo custode economico" due vivaci figure  femminili, chiaramente ispirate  alle donne di oggi. Ne esce un film in cui si cerca di rendere familiare alle nostre orecchie il dibattito nel Socialismo nell'800, qui  ri - proposto come costante  scontro  tra intellettuali  amici/nemici, quasi si  fosse davanti ad perenne e peregrinante Congresso di Partito.  I colori romantici alla maniera del citatissimo Courbet, le poche  scene di inseguimento, il clima familiare opposto alle rare  immagini di fabbrica o di miseria, mantengono il tutto in una dimensione colloquiale che spinge  alla curiosità attorno ai molti nomi illustri di borghesi appassionati  di politica  messi in mostra e alle loro idee, parecchio opposte alla rispettiva provenienza sociale. Un tipo di racconto intelligente, da consigliare ai due Angela - se mai affrontassero una volta tanto  il dibattito delle idee, come non fanno  mai - i quali preferiscono sempre fingere di  sviluppare un "discorso scientifico neutro" di divulgazione in TV.

 

 

 

Angelo Sabbadini

Martedì sera

 

 

Si può raccontare un rivoluzionario con scelte stilistiche obsolete e meramente didascaliche? Il quesito scuote i visionari del Bazin e tracima ben oltre il tempo consentito per il confronto conclusivo. Perché la biografia cinematografica del giovane Marx è un piatto ghiotto che difetta di coraggio formale. Nonostante la prestigiosa firma della sceneggiatura (Pascal Bonitzer) sembra confezionato per un passaggio televisivo di buon livello in prima serata.

 

 

 

 

 

 

Carlo Caspani

Mercoledì sera

 

 

L'haitiano Raoul Peck affronta la celebrazione del bicentenario della nascita di Marx scegliendo di concentrarsi su un periodo breve ma fondamentale, quello dell'esordio come saggista, giornalista e filosofo nell'Europa industriale già percorsa dal vento delle sacrosante rivendicazioni sociali e salariali. Schiva così il rischio dell'agiografia e dell'album di figurine Liebig d'epoca: il pubblico, anche se magari non ricorda le lezioni liceali di filosofia (Fichte Schelling Hegel, Marx & Engels, Proudhon, Stirner...) percepisce comunque la forza, la determinazione e la lucidità di analisi di un giovane non ancora trentenne che studia, smonta e confuta le tesi dei suoi antagonisti e ci consegna un pensiero esplosivo, destinato a cambiare profondamente il mondo passato in attesa che qualcuno lo riconsideri obiettivamente per il presente e il futuro

 

 

 

Giulio Martini

Giovedì sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio Brambilla

Venerdì sera

 

Raoul Peck confeziona un film rigoroso nell’ambientazione e nella ricostruzione della storia personale e familiare di Karl Marx e Friedrich Engels, e dell’ambiente intellettuale dell’Europa di metà Ottocento, proponendo un racconto chiaro, preciso e documentato. Le valutazioni globali appaiono discutibili - al di là della fede politica che ovviamente non è oggetto di dibattito in questa sede - soprattutto nel cartello finale che pare suggerire che le rivoluzioni del 1848 siano state fatte dagli operai, mentre invece furono frutto dell’azione di forze assai diversificate, che includevano ampiamente la stessa borghesia che i nostri avrebbero voluto rovesciare. Quello che scalda il cuore, nell’epoca della politica pensata tramite Twitter, è vedere gente che per dialogare scrive un saggio, al quale qualcuno risponde con un pamphlet, che genera riflessioni a catena, che non a caso, nel bene o nel male, hanno avuto conseguenze per un secolo e mezzo. Il testo sul versante formale risulta adeguato, nella sua semplicità      pubblico