Titolo

Vittoria e Abdul

 

da domenica 21 a venerdì 26 ottobre 2018

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Vittoria e Abdul

REGIA DI S.Frears

 

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Inghilterra, 1887. Abdul si reca dalla regina per consegnarle una medaglia in onore del suo Giubileo d'Oro e tra i due si instaura un'amicizia senza precedenti che porterà scompiglio tra le mura di Palazzo Reale. Abdul, infatti, diventerà il fedele consigliere della Regina Vittoria, probabilmente modificando per sempre le sorti del mondo europeo. La loro amicizia fu talmente scandalosa, per i principi dell'epoca (lui restava pur sempre un umile servo indiano) che venne nascosta per almeno un secolo, solo recentemente sono venuti alla luce i particolari che la riguardano. Il film, ad ogni modo, si focalizza soprattutto sulla figura di Abdul, anche perché della regina già si conoscono molte cose, sono stati scritti libri tali da riempire biblioteche e girati tanti film. La regina rimase molto affascinata dalla cultura indiana, nonostante non potesse visitare il Paese per motivi di sicurezza, tanto che si dice le piacesse "portare l'India da lei" a corte, in particolare per quanto riguarda la cucina. Produrre il film non è stato semplice perché doveva essere consultata anche la Famiglia Reale, ma alla fine è andato tutto per il meglio e il film è uscito nelle sale. Una curiosità sul film: Judi Dench, che qui interpreta la regina, aveva già calcato questo ruolo nel 1997 in La mia regina e nonostante le perplessità della produzione, ha accettato con piacere di partecipare al film.

 

 

 

 

Rolando Longbardi

domenica pomeriggio

 

 

 

 

 

Il film gradevole di Fears racchiude in realtà una forte dicotomia che emerge sin da titolo e che pone alla ribalta l'eterna questione antropologica tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere.

Vittoria sogna la libertà di Abdul e quest'ultimo non nasconde il suo desiderio di essere "precettore" quindi ispiratore della imperatrice. Una distanza che il registra manifesta anche nello stile e nel linguaggio del film. Dai colori alle inquadrature. ancheil titolo mantiene questa distanza e alla fine Vittoria resta Vittoria e Abdul Abdul.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

giulio martini

domenica sera

 

Non facciano i furbi o gli smemorati i compatrioti inglesi del regista ! Con i (servi ?Abdul significa servo, ma di Allah...) musulmani hanno confidenza da almeno due secoli e anche se non li hanno mai studiati e tanto meno capiti,si sono "incrociati" con loro persino  ai massimi livelli...Frears poteva graffiare ed incidere di più. Ma se la cava subito dicendoci che ha indorato apposta  la pillola amara con qualche aggiunta fantasiosa. Decine i riferimenti alla attualità del Regno Unito, che coglie chi non si fa distrarre dal tono insistito della favola in costume.

 

 

 

 

angelo sabbadini

 

martedì sera

Cos’è accaduto al dissacrante Stephen Frears? Ultimamente il suo cinema sembra avere perso smalto e vigore e gli spettatori devono accontentarsi di visionare un autore che sembra azionare il pilota automatico. È il caso di “Vittoria e Abdul”, sorta di sequel del lontano “Mrs. Brown” (girato da John Madden) con la solita, gigantesca Judi Dench che nuovamente incarna da par suo la regina Vittoria. Il soggetto del film è interessante ma il regista si accontenta di rimanere in superficie.

 

 

 

carlo caspani

 

merrcoledì sera

Pallide ombre del  battagliero Frears che amammo da giovani, e che solo una dozzina di anni fa aveva un approccio monarchico più variegato con il ritratto reale di Elisabetta Regina nel suo The Queen.
Qui le critiche all'establishment di corte sono scontate e banali, strizzano l'occhio alle cronache recenti ma, in buona sostanza, nonna Victoria e il suo fido scudiero indiano sanno molto di vecchi merletti e poco di arsenico. A salvare in parte la baracca c'è il consumato mestiere di Dame Judi Dench e di altri validi comprimari, ma non basta per arrivare alla sufficienza in una pellicola superficialmente gradevole quanto profondamente inutile e già vista.

 

 

 

 

Rolando Longobardi

 

Giovedì sera

verde

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio brambilla

 

Venerdì sera

Stephen Frears divulga la storia scoperta di recente del rapporto particolare della regina Vittoria con il suo maestro indiano, rivedendola e correggendola. L’operazione in sé non è particolarmente originale, ma lo humour tipicamente british, la grande interpretazione di Judi Dench e una serie di finezze rendono il testo comunque apprezzabile. Basta vedere la metafora della vita di corte come grande spettacolo, che inizia con il trucco della regina, della quale si vede il volto solo alla fine della sequenza, come si fa con le star. In questa rappresentazione si fa poi entrare un pessimo, nuovo, attore che, paradossalmente, la mette in crisi proprio per quel che c’è nel suo sentimento per Vittoria di genuino, che è comunque molto di più di quanto che tutti gli altri comprimari della farsa possono vantare. E che dire del momento in cui la regina, dopo aver scoperto l’inganno del suo giovane protetto, si accascia appunto struccata, come una semplice donna, affranta davanti allo specchio che le rimanda la propria immagine autentica? Un gioco metacinematografico tagliato su misura per una regina dello spettacolo d’oltremanica, il quale riesce comunque a comunicare alcuni contenuti di valore universale