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La battaglia di Hacksaw Ridge

 

da domenica 8   a  venerdì 13 aprile 2018

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LA  BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE

regia di M.Gibson

 

un film potentissimo, squarciato a metà tra addestramento e fronte, citando Wyler e Kubrick e con un grande Andrew Garfield, più sofferto qui che in Silence. E sempre padri contro figli, sergenti contro soldatini, pace contro guerra, in un cinema che riunisce due anime e si butta a corpo morto in una cruenta e selvaggia carneficina. Convince l’armonia dell’insieme, la violenza anche della costanza dell’uomo senza fucile, i magnifici comprimari Weaving e Vaughn.”

(Maurizio Porro, da Corriere della Sera, 9 febbraio 2017)

 

roberta braccio

domenica pomeriggio

Mel Gibson ritorna alla grande con un braveheart d'eccezione. Un film grandioso e ben fatto, che prepara il terreno per l'epica finale con un'intelligente costruzione del mito, scoprendone pian piano le motivazioni e cesellandone i contorni. Poi di colpo si viene trascinati sul campo di battaglia dove tutto è caos, distruzione e sangue. Tutti elementi che da sempre esaltano e ispirano uno dei registi più infuocati e deliranti del  cinema. Lui ci sguazza dentro, sollevando la macchina da presa solo pochi centimetri da terra e girando un'apoteosi di violento misticismo che si conclude con una visionaria ascensione. Il troppo stroppia, a volte, ma sapendo fare il suo mestiere, dopo il rigurgito di spirito, chiude le bocche dei cinici scomodando la Storia, e a quel unto non resta più nlla da aggiungere: Chapeau tanta capacità!

giulio martini

domenica sera

Cita Isaia, sulle note distorte del Dies Irae ,fin dalle prime inquadrature . Poi evidenzia la tomba di nome Miller (il cognome del fondatore degli Avventisti )  ed infine mette in scena una delle 3  simboliche rocce a precipizio che marcano il film, assieme al sangue profuso o donato e alle molte corde che uniscono in solidarietà di gruppo.
Gibson non parla di obiezione di coscienza,ma del coraggio che gli piace sempre e da sempre,di una fede  - qualsiasi - che la vince sulla paura, di apocalissi da affrontare nella vita per essere eroi,senza o con le armi.
È terribilmente fedele al suo modello e lo mette in scena a colpi di dichiarazioni illustrate  a iosa da immagini crude.
Non piacerà,ma il suo cinema   - anche se troppo "solido "  - spesso funziona.

angelo sabbadini

martedì sera

Sul fronte di Okinawa combatte soprattutto Mel Gibson per recuperare la credibilità perduta a Hollywood. Lo stratega è il produttore Bill Mechanic, risoluto nel richiamare in prima linea il vecchio guerriero e sodale. E Mad Mel si comporta da par suo sottoponendo lo spettatore a un annichilente fuoco di fila di clangore e retorica. I più resistono eroicamente in platea, qualcuno vigliaccamente fugge per salvare la pelle. Alle 23:20 il fuoco s’interrompe. I sopravvissuti festeggiano, inneggiando al Clint Eastwood di "Letterere da Iwo Jima". Gibson non ha sfondato il fronte del Bazin !!!

carlo caspani

mercoledì sera

Gibson è Gibson, nel bene e soprattutto nel male. Potenza espressiva, passione per le scene forti dove abbondino sofferenza fisica e scempio del corpo a scopo catartico-sacrificale, religione e patria come  senso di appartenenza manicheo... nulla di ciò manca anche in questo film bellico rispettoso di tutti i canoni (e luoghi comuni) del genere, con un linguaggio e un montaggio che mettono insieme Spielberg e Peckinpah nascondendo un bigottismo poco cristiano e molto americano che frulla insieme fede, bandiera, coraggio virile, amore per le armi, e tanto sangue. Impossibile evitare un giudizio ideologico  su un film che gronda ideologia, brutta, da ogni fotogramma

giulio martini

giovedì sera

 

giorgio brambilla

venerdì sera

Mel Gibson racconta la storia di uno dei suoi eroi destinati al sacrificio per il bene altrui, vittima del nemico ma, prima ancora, dell’incomprensione degli amici. La storia di Desmond Doss è interessantissima, e il film la racconta con grande pathos e partecipazione; indaga nelle sue motivazioni psicologiche e unisce questi aspetti più interiori a scene di battaglia decisamente epiche. Il risultato è la storia esemplare di un personaggio paradossale, che vuole andare in guerra per amore della pace e spinge, con la sua non violenza, i propri commilitoni a dare il massimo sul campo di battaglia. Ci viene raccontata l’avventura di una creatura insieme terrestre e celeste, come si vede (letteralmente) nell’inquadratura dal basso della lettiga che lo riporta ai piedi di Hacksaw Ridge, la cui Bibbia risulta più utile in guerra di molte armi dei suoi compagni. È un’opera notevole, che qualche ralenti di troppo rischia di rovinare, ma senza riuscirci