Titolo

Il dottor Stranamore

 

da domenica 18  a  venerdì 23  marzo 2018

vai ai commenti degli animatori

vai ai commenti del pubblico

             

IL DOTTOR STRANAMORE

REGIA DI STANLEY KUBRICK

 

Il Dottor Stranamore fu prodotto e realizzato da Stanley Kubrick in Gran Bretagna nel 1963 e distribuito l’anno successivo in America dalla Columbia. Il tema è il conflitto nucleare provocato “per sbaglio” che sempre nel 1964 tornerà, in versione diciamo così “seria”, nel thriller fantapolitico di Sidney Lumet A prova d’errore. E nel ’65 Stato d’allarme di James B. Harris ribadirà la situazione di paranoia bellica che Il Dottor Stranamore, precedendo tutti, aveva risolto in modo definitivo con l’arduo stile del “grottesco”. Il regista di Orizzonti di gloria taglia corto con un’opera strepitosa per intelligenza, sofisticazione e bellezza, che in un’epoca di transizione tra la guerra fredda e la “nuova frontiera” kennediana pone il problema centrale facendo leva sulla coscienza popolare. La domanda è la seguente: e se un cretino, o un pazzo, o un tale dotato di entrambi gli attributi, si prendesse la briga di mettere in moto il meccanismo sterminatore (…), cosa potrebbero fare i potenti della Terra per impedire l’estinzione della razza umana? Ben poco o nulla. Sguinzagliati i bombardieri atomici, non c’è speranza di richiamarli se non con la chiave cifrata incisa nella testa del matto. Il presidente non può far altro che avvertire il suo collega del Kremlino perché abbatta gli aggressori americani. Ma uno di essi sfugge alla distruzione (e ad ogni richiamo una volta ritrovata la “chiave”) e felicemente compie l’agognata missione. Così impostata la vicenda da una sceneggiatura splendida, Kubrick la conduce al suo inevitabile epilogo, che è appunto la fine del mondo. Poiché il centro focale del film è la troppa razionalità della scienza in balia dell’irrazionalità dell’uomo. Se da un lato il cineasta non cela ammirazione per le computeristiche meraviglie della tecnica (che inquadra da vicino con precisione maniacale), dall’altro deve fare i conti con chi ha l’autorità di maneggiare a sua discrezione strumenti così delicati e letali. «La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai Generali». E qui il Generale in questione si chiama addirittura Jack D. Ripper, che poi vuol dire Jack Lo Squartatore… Ed ecco la scelta dell’umorismo nero – diciamo alla Swift, visto che Kubrick ha ormai pienamente assorbito la cultura inglese – quale ultima ratio per trattare il tema intrattabile, senza prediche moraliste o denunce astratte. Attraverso la deformazione comica e persino farsesca, attraverso lo scatenamento paradossale ma irrefrenabile di un’idiozia che si fa autodistruzione, Il Dottor Stranamore (ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba, recita il sottotitolo) punta con gelida angoscia al cuore del pericolo, spazzando via, l’uno dopo l’altro, i fumi della propaganda ideologica. Così l’enorme cartello che spicca sul laboratorio militare annuncia a lettere chiarissime «la pace è la nostra professione» proprio mentre è in corso un massacro intestino. Così l’antica marcetta sudista When Johnny Comes Marchin’ Home Again esplode radiosa tra l’equipaggio dell’aereo che non farà mai più ritorno a casa. La base militare, il bombardiere e il salone di guerra del Pentagono sono i tre luoghi deputati, nessuno dei quali è praticamente in contatto con gli altri. Ogni tentativo di rapporto è aleatorio, ciascuno è un comparto stagno, gli uomini non comunicano tra loro mentre il tempo orribilmente stringe. Le scenografie dei tre ambienti – realistiche le prime due, espressionista la terza con la sua ferrea geometria a luci ed ombre – rappresentano tutte una diversa ma convergente forma di alienazione collettiva. Il film ha una struttura tanto più solida e reale, quanto più grottescamente infuria la più macabra e micidiale delle fantasie.”

 

Giulio Martini

domenica pomeriggio

 Temerario, profetico, angoscioso e grottesco come pochi, il film di Kubrick  - dal titolo infelice o fuorviante -  è un monumento contro la stupidità umana, l'idolatria della tecnica, il militarismo più bieco, il  machismo più  grossolano.   Geniale nella scelta degli attori, delle scenografie delle musiche, perfetto nelle riprese e nel ritmo narrativo.

Giulio Martini

domenica sera

 

Angelo Sabbadini

martedì sera

Più che per l'esibita e risaputa metafora sessuale del film, Kubrick fa discutere l'uditorio del Bazin sul tema della diffusa "prevalenza del cretino" per dirla alla Fruttero & Lucentini. E' una tematica largamente indagata nel cinema contemporaneo da parte dei fratelli Coen. Comunque il palio degli idioti del "Dott. Stranamore" rimane unico e irripetibile. Film davvero straordinario che in un sol colpo mostra l'affanno di tanto cinema di recente conio. Viene da chiedersi se valga la pena di assistere a tanti balbettanti film o piuttosto convenga vedere e rivedere film di tale efficacia cinematografica.

Carlo Caspani

mercoledì pomeriggio

(nonostante fosse assente per gravi problemi di famiglia Carlo ci lascia la sua nota)

All'epoca lo videro in molti come una commedia, inferiore ad altri precedenti lavori del regista. Ma a distanza di mezzo secolo, Kubrick si dimostra genio del cinema: uno che, attraversando i generi narrativi, li riscrive, li sconvolge e si mette in tasca tutti i concorrenti. Complice un Peter Sellers camaleontico e un sarcasmo che diventa unico modo per affrontare efficacemente il tema della "paura della bomba", ieri appannaggio dei superpotenti, oggi anche dei dittatorelli di seconda e terza fila, Stranamore riacquista anche oggi senso, significato e valore, cinematografico e non solo. L'inizio, e soprattutto il finale, valgono il prezzo del biglietto ora come allora.

marco massara

giovedì sera

 

Calibratissimo cocktail di ironia, satira, comico e tragico. Attori scatenati: un duttile e tripartito  Peter Seller, un incontenibile George G. Scott ed un efficace Stirling  Hayden che evitano di ‘pestarsi i piedi’ ma si armonizzano in un trio perfetto, con uno stile di recitazione e di messa in scena che non dimostra affatto i 55 anni indicati dalla data di produzione. Nell’era in cui i missili balistici sono sostituiti dai profumi al nervino rimane di una pamphlet di grande attualità sulla stupidità della  guerra ,ribadendo però la famosa frase di Clemanceau: “la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai militari”

giorgio brambilla

venerdì sera

Kubrick ambienta il suo tema fondamentale, l’incapacità dell’uomo a controllare la propria parte istintuale con la razionalità, nel contesto della guerra fredda e del cosiddetto equilibrio del terrore. Disegna, così, uno scenario tanto divertente quanto apocalittico: si fa beffe dei potenti, trasformandoli in maschere grottesche, e insieme mostra i rischi insiti nel tentativo dell’uomo di mantenere la pace preparando la guerra, come dicevano i Romani, soprattutto in un momento nel quale l’umanità dispone di una tecnologia sufficiente a cancellarla dalla faccia della terra. I nomi ridicoli, le inquadrature espressioniste, le molteplici interpretazioni di Sellers, le frecciate alla mentalità americana, l’incongruenza di certe situazioni più o meno folli, la compresenza di Eros e Thanatos, danno il tono comico a un racconto nerissimo che, ponendo lo spettatore in condizione di superiorità nei confronti dei personaggi, fa percepire quanto sia rischioso affidarsi ai supposti grandi uomini di questo mondo, politici o militari che siano