Titolo

silence

 

da domenica 5 a  venerdì 10 novembre 2017

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SILENCE

REGIA DI MARTIN SCORSESEI

 

: “Nel 1988, durante una proiezione speciale di L’ultima tentazione di Cristo tenuta a New York per i leader religiosi, Martin Scorsese conobbe l’arcivescovo Paul Moore, allora verso la fine del suo mandato, che gli regalò una copia del romanzo di Shusaku Endo, Silence. Silence era stato pubblicato in Giappone nel 1966 con grande successo perché trattava di un argomento, in quel periodo, intensamente e rigorosamente analizzato (…) Silence ha fatto un’impressione enorme a Martin Scorsese – sembrava che parlasse proprio a lui. “Il tema che Endo analizzava nel suo libro era presente nella mia vita da sempre, fin da quando ero molto, molto giovane”, dice Scorsese. “Sono cresciuto in una famiglia profondamente cattolica ed ero molto coinvolto nella pratica religiosa. I miei principi e le mie idee sono ancora basati sulla spiritualità del cattolicesimo in cui ero immerso da bambino, una spiritualità che ha a che fare con la fede”. Scorsese dice che mentre leggeva il libro è rimasto stupito nello scoprire che affrontava quegli stessi problemi sul cristianesimo che egli stesso si poneva da tempo e che ancora si pone. “In questo momento della mia vita penso continuamente alla fede e mi pongo domande sulla debolezza, sulla condizione umana e sono questi i temi del libro di Endo (…) Nella prefazione scritta nel 2007 per l’edizione inglese del romanzo, Scorsese chiarisce il senso di come sarebbe stata la sua trasposizione cinematografica: “Il Cristianesimo è basato sulla fede, ma se studi la sua storia capisci che c’è stato un continuo processo di adattamento, vissuto in mezzo a tante difficoltà, per poter far fiorire la fede. È un paradosso che può essere anche estremamente doloroso: perché credere e dubitare sono antitetici. Eppure io credo che vadano di pari passo, uno nutre l’altro. Dubitare può portare a una profonda solitudine, ma se coesiste con la fede – una fede vera, una fede costante – può portare a un senso di profonda e gioiosa comunione. È proprio questo doloroso passaggio paradossale – dalla certezza, al dubbio, alla solitudine, alla comunione – che Endo comprende così bene. Sebastian Rodrigues (il personaggio centrale) rappresenta quello che si potrebbe definire “l’esempio migliore e più luminoso di fede cattolica”. Scorsese lo definisce ‘un uomo di chiesa’ nel senso in cui lo intende Bernanos in Diario di un curato di campagna e scrive che “Rodrigues sarebbe stato certamente uno di quegli uomini, risoluto, inflessibile e dalla fede incrollabile - se fosse restato in Portogallo. “Invece si ritrova immerso in un’altra cultura, una cultura ostile, in un periodo in cui si sta combattendo una lotta spietata contro il cristianesimo. Rodrigues è convinto che sarà l’eroe di una storia occidentale che tutti noi conosciamo molto bene: l’allegoria cristiana, la figura di un Cristo, con una sua Getsemani – un pezzo di bosco - e un suo Giuda, un povero disgraziato di nome Kichijiro.”

matteo mazza

domenica pomeriggio

Un film sul silenzio presunto di Dio vissuto attraverso le tante parole dell'uomo. Scorsese mette in scena, anzitutto questo: l'incapacità della parola di colmare quel vuoto, quell'assenza indice di una presenza. È questo un tema caro al regista che, fin dai tempi di Mean streets, ma già nel cortometraggio The big shave, esplora con dedizione ossessiva. Più che appassionato si direbbe ossessionato. Ciò che sorprende in questo film è la volontà di radere al suolo le abitudini del suo cinema come l'uso rock della colonna sonora (qui quasi del tutto assente), la suggestione dei movimenti della macchina da presa, del montaggio, del cinema insomma. Silence è un film asciutto quindi, forte di un'ultima inquadratura, questa sì, altamente cinematografica che basta a se stessa: la macchina da presa ci mostra ciò che è non visibile, oltrepassa concretamente i limiti fisici ed entra nelle mani del protagonista. C'è un crocifisso. È lo sguardo di Dio. Quella inquadratura, quel crocifisso, è lo sguardo di Dio.
 

giulio martini

domenica sera

  Tradimenti, abiure, collaborazionismi : I maschi - protagonisti assoluti  del cinema di Scorsese  - non sono mai  rocciosi, come sembrerebbero,  fino in fondo. Si sgretolano o rischiano le peggiori contraddizioni  minate dalle le tentazioni più diverse.  La loro  immagine Si frantuma  sempre, emergono la  meschinità e paure.  Troppo  spesso cedono allo sforzo di restare se  stessi  e  abbandonano in modo vergognoso la  fede/riconoscimento  nella  proprio proprio "clan". Che sia  sport, malavita, energia religiosa il protagonista  ( adulto ) di Scorse si  lacera  tra senso del sacrifico e senso del vuoto. Se poi c'è di mezzo l'esperienza del Sacro la  crisi è ancor più tormentosa ed ambigua.  Questo un film  maestoso, secondo il suo stile, ma accorciabile. E Il protagonista non è  azzeccato del tutto: a tratti è poco credibile. Meglio il suo ex- Maestro

angelo sabbadini

martedì sera

Scorzese come non l'avete mai visto: nessuna cinepresa vorticante e nessun alter ego attoriale. In cambio un rigore formale un po' datato e una voce over più disturbante dei feroci aguzzini giapponesi. In sintesi Silence non racconta solo il silenzio di Dio ma anche l'assenza degli abituali strumenti di lavoro del regista di New York City. Risultato: irriconoscibile.

carlo caspani

mercoledì sera

Scorsese alle prese con le domande, i dubbi, la ricerca morale che, in maniera più o meno sotterranea, percorre tutto il suo Cinema. Fede, tradimento "necessario", scelte di coerenza personale che addirittura provocano sofferenza e tortura agli altri (e male fisico, tanto, per ricordare che non si parla di teoria, ma di pratica calata, è il caso di dirlo, nella carne e nel sangue...). E abiura, perdita del nome e dell'onore, fino all'ultima inquadratura rivelatrice... Lungo, non facile, ma necessario, sincero, imperdibile

rolando longobardi

giovedì sera
 

Il cinema di scorsese è sempre intriso di forte coppie oppositive che hanno l’obbiettivo di complicare e non di semplificare le domande contenute nei dialoghi come nelle immagini. lo spazio del domandare, sia che si manifesti in onde, fuoco, pozzi, in esso comunque lo spetttore è sempre chiamato a interrogarsi in prima persona in merito alla propria coscienza. Non vi è rimando. Dinanzi ad un percorso che non può essere che individuale per uscire dall’individualità si è soli, e il silenzio diventa assordante.
In mezzo a queste coppie il regista pone il centro del film meno visibile, meno apparente, appunto silenzioso: il tradimento. Bella la ricostruzione storica e la prova degli attori. Freddo al punto giusto le istituzioni nipponiche. Forse il buddismo non è così cinico.

giorgio brambilla

venerdì

sera

Martin Scorsese riprende molti dei temi a lui cari, come la colpa e il perdono, il tradimento e la fede, ma soprattutto si concentra sul quel silenzio di Dio di fronte al dolore dell’uomo che è stato uno dei temi centrali della riflessione del Novecento, soprattutto in seguito all’Olocausto. Ci racconta così la fede come rapporto assoluto con l’assoluto, nella quale una persona può rinunciare a tutto, anche alla fede stessa, proprio per viverla ne modo più pieno. Padre Rodriguez si spoglia progressivamente di tutto ciò in cui credeva, perché questo era un ostacolo per comprendere il vero volto e la vera volontà di Dio, per entrare davvero in comunione con Lui, che sarà successivamente presente in ogni suo, apparentemente blasfemo, gesto. Un film difficile e coraggioso, un po’ freddo ma di un’audacia che pochissimi, ormai, hanno, così che  film così ostici si girano solo a bassissimo budget, contando su un pubblico di pochi, motivati, eletti. Notevole

 (dal Pressbook)