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INCEPTION
Premetto che non amo il genere, ma questo
film mi ha francamente annoiato.
Troppe le azioni mescolate e assurde, troppa la ricerca dell'originalità
e troppo il rumore fine a se stesso.
Ho apprezzato solo alcuni paesaggi e la bravura degli attori, ma ho
rimpianto Memento o Insomnia.
Per i film d'azione estrema preferisco 007 e per quelli di fantascienza
2001 Odissea nello spazio.
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
Se vi piacciano le storie assurde e
inverosimili che per verificare il vostro grado di attenzione si
svolgono a tre e più livelli spazio-temporali, se amate
il genere simil-fantascientifico con una spruzzata di parapsicologia, se
siete appassionati di corse sfrenate in auto nelle città americane con
decine di
incidenti per la gioia delle carrozzerie e delle compagnie di
assicurazione, se vi appassionano i colossali effetti speciali del tipo
catastrofico, se non vi
disturbano le musiche fracassone e spacca timpani, se non vi fate
impressionare dalle decine di morti ammazzati in stile videogiochi o di
quelli che "quando
sparo io (il buono) cadono in dieci e quando sparano loro (i cattivi) mi
fanno solo un graffio", beh allora Inception è il vostro film.
Se invece vi aspettate una cosetta romantica dove il bel Di Caprio si
strugge nel ricordo della mogliettina prematuramente scomparsa ed arde
dal desiderio di
ricongiungersi al più presto con i figli da cui è stato separato da un
destino avverso e crudele, allora lasciate perdere.
Giorgio Tacconi -
tacconigiorgio@fastwebnet.it
NOI CREDEVAMO
La lunghezza non è il suo solo difetto.
All'inizio ho capito molto poco, vuoi per il dialetto stretto, vuoi per
gli episodi mal collegati fra loro.
Poi mi è sembrato più comprensibile e anche interessante.
Belle molte scene di gruppo, con paesaggi affascinanti e ottima scelta
di suoni e colori, ma nel complesso mi è sembrata una rappresentazione
poco gloriosa, e anche amara, dei nostri natali.
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
THE TREE OF LIFE
Un film Biblico dal preludio all'epilogo
.... Malick rappresenta la creazione dal suo inizio, dona forma al cosmo
attraverso le immagini e i suoni di una natura impetuosa e primitiva,
compiuta a generare l'anima umana. Il fuoco e l'acqua, la luce e il
buio, gli animali e i vegetali, l'uomo (il dominatore) e la donna (piena
di grazia) attraversano tutta la storia dell'universo fino all'ade ...
La meta dove tutte le anime passano, ripassano, s'incontrano, si trovano
e ritrovano, si perdonano e si abbracciano .... Infine si lavano e
scelgono forse, un'altro corpo per continuare il miracolo della Luce!
Scusate il richiamo al confronto con Woody Allen proposto da Martini ...
Ma Allen mi appare come uno studente noioso e nevrotico che non sa da
che parte iniziare a parlare di filosofia e della strada che l'anima può
prendere quando il corpo è consumato....! Ha fatto fuori la psichiatria
e la psicologia, ma all'oggi nei suoi film non vi è traccia di
un'alternativa che parli allo spirito.
Rita Ferrandi -
ferrandi.rita@fastwebnet.it.
E necessario fare un film contorto,
complicato, viscerale, intimista, fuori dagli schemi classici, per
ricevere un premio in una importante rassegna cinematografica?
La risposta è: no, però aiuta.
Da spettatore medio ho apprezzato il film per la sua ricerca di dare un
senso al dolore e al dolore innocente e per il quadro che emerge di una
relazione famigliare apparentemente tranquilla, impostata sulle regole
del vivere civile ma in realtà con profondi conflitti interni alimentati
dall'autoritarismo dell'indiscusso e indiscutibile capofamiglia.
L'acqua, i tramonti, i girasoli, l'uso del grand'angolo, il montaggio a
flash a volte eccessivamente brevi e quasi incomprensibili, le voci
narranti, contribuiscono a generare emozioni diverse e opposte che vanno
da un profondo senso di fiducia nella "grazia" fino a sensazioni di
angoscia e quasi di soffocamento.
L'accavallarsi dei piani temporali, gli scarsi dialoghi, l'eccessivo
intimismo e simbolismo, hanno reso diversi passaggi oscuri o di
difficile interpretazione.
Sempre da spettatore medio ho trovato la prima parte, un misto tra Piero
Angela e 2001 Odissea nello spazio il tutto in salsa new age, qualcosa
che a mio parere
si poteva evitare senza nulla togliere allo spirito e alla comprensione
del film.
Ottima la musica.
Giorgio Tacconi -
tacconigiorgio@fastwebnet.it
INCONTRERAI L'UOMO DEI TUOI SOGNI
E' il solito Woody Allen,
con le sue coppie scoppiate e un po' alienate, con la sua visione
pessimistica delle relazioni amorose, a qualunque età (ma non in
qualunque stato sociale, visto che di poveretti morti di fame non se ne
vedono).
Comunque proprio per questo è da ammirare, perchè anche se non ci sono
novità e tutti sappiamo cosa ci aspetta, il divertimento è assicurato,
le battute sono piacevoli, e spesso molto divertenti, per cui, anche
grazie ad ottimi attori, il film merita di essere visto.
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
Gli schemi di Woody Allen
sono ormai (da anni) sempre gli stessi: coppie regolarmente scoppiate,
la fissa del sesso come unico valore che tiene insieme
un uomo e una donna, anziani invaghiti da ragazzine, il tutto ambientato
in una classe sociale medio alta frequentata da scrittori più o meno
falliti,
galleristi, attori, musicisti, ecc.
Ho trovato il film abbastanza divertente anche se a volte un po'
scontato e a tratti perfino noioso. In sostanza un prodotto industriale
di facile consumo che
non lascerà tracce nella storia del cinema.
Giorgio Tacconi -
tacconigiorgio@fastwebnet.it
VALLANZASCA - GLI ANGELI DEL MALE
E' un film decisamente
coinvolgente, sia per la velocità delle azioni che per la bravura degli
attori.
Nel complesso mi è piaciuto, anche se trovo discutibile l'aver reso così
affascinante e accattivante uno spietato assassino (ma sono poi vere
tutte le giustificazioni che si da?).
Comunque, prendendola come una pellicola all'americana,tipo Billy the
Kid o Bonnie e Clyde, restano due ore di spettacolo bello e movimentato,
che certo non annoia.
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
Un bel film, alla fine del
quale si rischia di sentirsi in colpa.
Senso di colpa per essersi immedesimati con una sorta di empatia nei
panni del criminale, dell’assassino, del fuggitivo, ma dipinto come
quello “sempre migliore degli altri”.
Senso di colpa per le vittime di quella violenza e per le loro famiglie,
messe in secondo piano nel film.
Senso di colpa per il formarsi sui nostri volti di sorrisi stupiti -e
complici con quelli del protagonista- di fronte agli atteggiamenti a
tratti goffi con cui sono rappresentate le forze dell’ordine,
costantemente un passo indietro al bel Renè.
Persino il finale arriva allo spettatore come un punto a favore del
protagonista. Un personaggio negativo nella “storia della cronaca vera”
ma che, visto “dall’interno”, emerge non solo nel suo lato
spregiudicato, ma anche in quello ironico, scanzonato e affascinante.
Il senso di colpa, però, credo debba attenuarsi nel momento in cui
sappiamo che il film si rifà ad un’Autobiografia: la storia di Renato
Vallanzasca, vista dal Suo punto di vista. Il dipinto del criminale con
gli occhi del criminale: da qui la sensazione di mitizzazione che ha
suscitato non poche polemiche.
Moralmente più o meno discutibile, ma a mio avviso un’operazione
cinematografica pienamente riuscita.
BORIS - IL FILM
Non ho mai visto la serie televisiva, e
forse questo sarebbe stato necessario, ma ho trovato il film caotico e
poco comprensibile.
Ho riso a molte battute, ma sono sicura di non averne capite altrettante
e perciò mi ha in parte annoiata.
Proverò a rivederlo per vedere che effetto mi farà una rilettura.
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
HEREAFTER
Mi è piaciuto moltissimo, nonostante sia
molto scettica sull'argomento del paranormale.
Mi ha dato un forte impatto emotivo, anche se il finale era prevedibile
e l'incrocio delle vite dei tre personaggi era obbligato e anche un po'
forzato: ho trovato molto ben rappresentate le tre personalità con i
loro drammi ed ho apprezzato la fotografia delle varie locations
(soprattutto l'inizio con la donna sommersa dall'acqua).
Quelli di Eastwood sono 80 anni vissuti alla grande.
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE
Mi è molto piaciuto: l'ho
trovato buffo e commovente insieme. Molto interessante il confronto tra
l'ambiente popolare di Gerusalemme, decoroso con le sue case in pietra,
e lo squallore delle case rumene.
Il film è come diviso in due parti, piene di problemi umani tutte e due.
Forse è mancata la poesia dei primi due film di Riklis, ma la ricerca
della cosa giusta da fare mi è sembrata il punto centrale della
pellicola.
Maria Teresa Cinquemani
macri5@fastwebnet.it
HABEMUS PAPAM
In quest’operazione convivono in maniera
felice la situazione drammatica del neo-eletto Papa, travolto dal senso
di inadeguatezza di fronte al ruolo chiamato a svolgere, e la situazione
drammaticamente surreale dell’ateo psicologo Moretti, imprigionato, suo
malgrado, dentro le mura del Vaticano.
Un film in cui il tema della psicanalisi è accostato al contesto
religioso per eccellenza e trattato da un regista non credente. Il
risultato è a mio avviso piacevole, anche se forse mancano alcuni pezzi
per rendere quest’opera un puzzle completamente riuscito. In particolar
modo, sarebbe stato interessante veder maggiormente sviscerato il
rapporto Moretti psicologo / papa depresso, in realtà solo accennato
nella prima parte.
Originali e particolarmente divertenti le scene in occasione dei momenti
ludici all’interno della Santa Sede, fra tutte il torneo di pallavolo.
Ottimo il finale, per nulla scontato, commovente e che avvicina ancora
di più lo spettatore alla vicenda emotiva del protagonista.
Giorgia Monari
monari.giorgia@gmail.com
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Il film di Moretti non mi ha esaltato, anche
se l'idea del senso di inadeguatezza davanti a grandi responsabilità è
interessante.
Nell'insieme i personaggi mi sono sembrati troppo caricaturali: una
macchietta lo psicanalista presuntuoso e con smanie di organizzatore
sportivo, macchiette i cardinali decrepiti e poco convinti del loro
ruolo.
Il papa mancato di Michel Piccoli, pur salvando l'interpretazione di un
grande attore, sembra sì schiacciato dal gravoso compito che lo aspetta,
ma anche afflitto da una certa demenza senile.
Infine la spiritualità è la grande assente in un ambiente che dovrebbe
esserne pieno.
Maria Teresa Cinquemani
macri5@fastwebnet.it
LA FINE E' IL MIO INIZIO
E' un film da ascoltare e meditare.
Anche se la ricchissima vita di Terzani è solo accennata (basterebbe per
fare molti film) è interessante seguire il suo pensiero finale, davanti
al silenzio eterno che lo aspetta: sembra quasi di leggere i dialoghi di
Platone.
Il tutto con lo sfondo di una casa vissuta e ricca di ricordi o, ancora
meglio, immersi in una natura quasi primitiva e piena di infinito.
Da aggiungere il sempre bravo e incredibilmente somigliante Bruno Ganz.
Alla fine della proiezione nella sala la commozione era palpabile.
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
AMERICAN LIFE
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
LADRI DI CADAVERI
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
IL DISCORSO DEL RE
bellissimo film sull'identità. quella che le inadeguatezze regalateci dai nostri padri ci impediscono di trovare. facendoci sentire non all'altezza del ruolo. o non all'altezza di essere, semplicemente, noi stessi. a curare le difficoltà lessicali di un principe tutto emozioni trattenute sarà un dottore senza laurea, che è pure nato in quella terra di ladri e donne di malaffare che si fa chiamare australia. ma che ha assorbito la saggezza di shakespeare. e sa che non conta quello che dicono di te, non conta il titolo sul biglietto da visita. conta chi sei. se hai il coraggio di tirarlo fuori. il film, che riflette a margine sul rapporto potere-media, comincia facendo sembrare un discorso in pubblico come una salita al patibolo (il prete, le scale), deforma l'immagine o inquadra il principe sottolineandone il disagio e la nudità umana fuori dagli orpelli del titolo (la testa a sinistra dello schermo e tutta una parete intorno), lavora sulla fisicità dei personaggi, finisce con un carrello trionfale. habemus re. habemus padre. e habemus pure un paio di attori superbi.
Francesco Rizzo genoa70@hotmail.com
“Il discorso del re” mi ha richiamato la teoria di un noto sociologo canadese, Erving Goffman, secondo il quale le interazioni sociali si strutturano secondo la logica della rappresentazione teatrale. Scena e retroscena costituiscono due concetti chiave di questa teoria. La scena comprende tutto ciò che gli spettatori possono vedere mentre l’attore recita. Il retroscena, invece, è il luogo non visibile al pubblico. Dietro le quinte, ossia nel retroscena, l’attore può rilassarsi, abbandonare la sua facciata, smettere di recitare la sua parte e uscire dal suo ruolo. È in questo retroscena che troviamo il nostro Bertie insicuro, fragile, irritabile, emotivo (significativa in questo senso la scena del pianto con la moglie, in cui Bertie esprime tutte le sue paure per un ruolo per il quale forse non si sente all’altezza). Nel retroscena Bertie costruisce, con l’aiuto di Lionel, il personaggio del Re, che deve comparire sul palcoscenico sicuro, deciso e privo di “tentennamenti”. Ho apprezzato molto questo film, che ci ha dato la possibilità di vedere il Re “senza la maschera da palcoscenico”, nel suo lato più umano e fragile. Quest’operazione ha consentito di trasformare il “personaggio Sua Maestà” in “persona”, più vicina e simile a noi di quanto avremmo potuto immaginare.
Giorgia Monari monari.giorgia@gmail.com
Veramente bello!
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
THE SOCIAL NETWORK
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it
IL CIGNO NERO
Nonostante la bellezza della musica e le molte immagini accattivanti, ho trovato la trama troppo contorta e assurda.
Maria Teresa Cinquemani macri5@fastwebnet.it